Published On: Mer, Ott 27th, 2021

Che cosa è il Commonwealth? E perché la regina Elisabetta lo presiede?

Il processo di creazione e di progressiva evoluzione del Commonwealth è molto articolato e parte dall’Impero britannico e da una presa di coscienza di una nuova fase del colonialismo inglese. Dopo aver sconfitto Napoleone, l’Inghilterra dominava incontrastata i mari ed i mercati e, pur con la dolorosa emancipazione degli Stati Uniti, aveva imposto e condotto a termine una campagna di annessione, sfruttamento ma anche di esportazione di una serie di modelli e di standard. Se si pensa che il predecessore della regina Elisabetta II, ovvero Giorgio VI, era ancora “insignito” del titolo di imperatore d’India, si può ben capire che il processo di decolonizzazione è stato assai articolato e sofferto.

Il Commonwealth, la ricchezza comune, nasce nel 1926 e dichiara l’indipendenza dei domini britannici, ma una serie di cambiamenti formali e sostanziali importanti sono avvenuti nel corso dei quasi cento anni di questa istituzione internazionale affatto peculiare. Ad oggi sono 54 stati sovrani, in tutti e 5 i continenti (si veda l’elenco), per una popolazione di circa 2,5 miliardi. Insomma, all’incirca un abitante della Terra su tre fa parte di quest’associazione volontaria di Nazioni, che riunisce Stati con costituzioni e forme di governo diverse, ma che possiamo concettualmente suddividere in tre tipi:

  • Reami del Commonwealth: sono gli Stati con forma di monarchia costituzionale che hanno come capo di Stato il sovrano inglese. Ad esempio, il capo di stato di Australia e Canada, ma anche di Papua Nuova Guinea e Giamaica è la Regina Elisabetta II. I reami del Commonwealth sono 16.
  • Monarchie: sono Stati sovrani che hanno una loro monarchia, e dunque un loro sovrano. Sono 6, due delle quali sono monarchie assolute (il Brunei ed Eswatini, già conosciuto come Swaziland).
  • Repubbliche: sono ben 31, hanno dimensioni assai differenti (dall’India a Nauru) ed hanno forme di governo repubblicane di tipo diverso.

Paesi del Commonwealth (Credit Wiki Commons)

Tutte le Nazioni, ad eccezione del Mozambico che ha aderito nel 1995, hanno in comune la passata appartenenza all’Impero britannico. Le forme repubblicane furono riconosciute, in seno al Commonwealth, a partire dall’India che, desiderando far parte del Commonwealth, nel 1950 accettò, all’interno della nascente repubblica indiana, il re come “simbolo della libera associazione dei membri delle sue nazioni indipendenti e come tale capo del Commonwealth”. Gli altri Paesi del Commonwealth a loro volta riconobbero all’India il diritto di continuare ad appartenere all’associazione e questo aprì la strada ad un’associazione di Stati con diverse storie ed esperienze di governo. Le divisioni, all’interno del Commonwealth, sono spesso evocate in termini di colore: il Commonwealth dei bianchi, ovvero dei Paesi più ricchi e sviluppati, e quello dei neri, ovvero i Paesi per lo più africani. Il Commonwealth ha finalità culturali, di cooperazione i cui Stati, pur con peso specifico internazionale assolutamente diverso hanno la possibilità di interagire su base ugualitaria. Le questioni diplomatiche più spinose, all’interno del Commonwealth, hanno sempre riguardato i diritti umani, ed infatti proprio Sudafrica e Zimbabwe hanno avuto, assieme al Pakistan, il rapporto più combattuto con questa Istituzione. Il Sudafrica fu espulso per le note vicende sull’apartheid, e venne riammesso a seguito della liberazione ed elezione a Presidente del Sudafrica di Nelson Mandela. L’ex Rhodesia meridionale, invece, è uscita dal Commonwealth nel 2003 dopo che la politica di Mugabe, ancora di natura etnica, aveva creato un certo isolazionismo e rapporti diplomatici tesi con gran parte del panorama internazionale.

Il direttore del Commonwealth è “Her Majesty Queen Elizabeth II” (un’arzilla signora che dirige questa ricchezza comune, e dal 1952 è regina del Regno Unito e degli altri 15 reami del Commonwealth ed ha, tra i possessi della Corona, anche le isole di Man e del Canale, territori dallo status molto particolare).

Le attività del Commonwealth riguardano la promozione dello sviluppo, della cultura, della democrazia, ma anche di commercio e gestione del debito. Ritengo che questa associazione su base volontaria sia più paragonabile al Consiglio d’Europa piuttosto che alla Comunità Europea, considerando l’imprinting culturale ed identitario più che quello economico-finanziario. Però questi accostamenti fanno parte del modo in cui ognuno intende e si raffigura le istituzioni e quelle che ho nominato sono tutte uniche. Riporto il link di alcune attività del Commonwealth (https://thecommonwealth.org/our-work) e sottolineo un aspetto di mera curiosità, ma che necessita di essere verificato: da un rapido controllo, mi pare che rispetto ai 54 Stati sovrani che fanno parte del Commonwealth tutti, ad eccezione del Mozambico, abbiano l’inglese come lingua ufficiale o co-ufficiale oppure come ufficiale de facto (ad esempio l’Australia, dove l’ufficialità non è stabilita ope legis). In quasi tutti gli Stati il traffico ha guida a sinistra (scelta che, a detta degli inglesi, è molto logica e razionale, ma che mi mette in seria difficoltà ogni volta che devo attraversare la strada o guidare la bicicletta). Fanno eccezione in questo caso alcuni paesi africani come Nigeria, Camerun, Gambia, Sierra Leone, Rwanda, ed il Canada. Dimentico qualcuno?

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- ingegnere per l’ambiente ed il territorio, laureato a Trento, si è sempre occupato di progettazione idroelettrica, mercato dell’energia, idraulica ed ambiente. Ha numerose esperienze lavorative internazionali (Brasile, Africa centrale, Australia) ed una passione per la geografia e la cultura classica. Questa passione lo ha portato a laurearsi in geografia nel 2020 con una tesi sugli itinerari culturali. Velleità da periegeta e da geografo naïve non lo distolgono dal grande obiettivo di sensibilizzare le persone rispetto al tema dell’energia, della sua produzione, del risparmio ed in un’ultima analisi della strategica importanza che questa commodity riveste. Il progetto GeoMagazine lo ha convinto sin dall’inizio e, oltre che alla produzione di articoli tra scienza e contaminazioni umanistiche, a rivestire il ruolo di editore di questa pagina di comunicazione scientifica ed ambientale, con l’obiettivo di renderla un canale di informazione imparziale ed obiettivo, lontano da semplificazioni, sottintesi e qualunquismo. Un canale che si rivolge ad un pubblico variegato in termini di età e formazione, ma che si pone una regola ferrea: analizzare i problemi, suffragarli, e spiegarli in modo semplice. Lo story telling che si può invece scorgere negli articoli più leggeri vuole essere una posa di positivismo ed un’ispirazione verso mondi inesplorati, fuori e dentro di noi.