Published On: Dom, Lug 9th, 2023

I bruchi autoctoni della Valnontey stanno defogliando il bosco

Gli occhi più attenti avranno notato che, nonostante la stagione estiva e le piogge di questi mesi, ci sono alcuni alberi lungo la Valnontey che appaiono secchi. In generale sono larici che sembrano essere già a fine fase vegetativa pronti per l’inverno, quando in autunno perdono completamente gli aghi. In realtà normalmente in questa stagione i larici sono in fase riproduttiva e la cosa può essere ben vista in aree di Cogne dove i boschi non sono in queste condizioni.

Ma cosa sta succedendo ai boschi del Parco Nazionale del Gran Paradiso in questa zona? Lo si scopre avvicinandosi agli alberi e notando una grande quantità di bruchi di colore scuro che mangiano le foglie. I bruchi sono sia sul tronco, sui rami che a terra e sono davvero ben visibili. Fra questi alberi si osservano poi diverse ragnatele, ma non sono di ragni, ma degli stessi bruchi che le usano per scendere a terra. 

Lymantria Momacha (Credit G.Cutano)

Chi è dunque questo animaletto che si mangia i boschi? Semplicemente un bruco autoctono chiamato Lymantria Monacha che ciclicamente appare per qualche anno nei nostri boschi. Dunque non c’entrano i cambiamenti climatici, ma questo lepidottero è un elemento naturale dell’ecosistema. Il bruco, anche allo stato larvale, non è pericoloso per l’uomo, ne per l’ecosistema. Non è dunque da confondere con la processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa), di colore più chiaroche può generare irritazioni e dermatiti sia per l’uomo che per gli animali. Ribadiamo dunque che i bruchi che si trovano in Valnontey sono innocui. Questo bruco nelle prossime settimane si trasformerà in una farfalla notturna di colore scuro.

In Valnontey l’evento si era già verificato nel 2007 e diverse altre volte nei boschi della Valle d’Aosta. L’Ente Parco Nazionale Gran Paradiso sta monitorando il fenomeno e attuando misure di contenimento con lo scopo di attenuare l’infestazione. Vengono utilizzate tecniche chiamate di “confusione sessuale” che tendono ad impedire al maschio di localizzare le femmina per fecondarla. Se i larici patiscono meno, gli abeti rossi, a differenza dei larici sono dei sempreverdi se attaccati possono invece arrivare alla morte e questo non è un bene per una delle funzioni importanti che hanno gli alberi in termini di stabilità dei pendii.

Boschi di larici defogliati a luglio 2023 (Credit G.Cutano)

Dunque una volta di più possiamo capire che una area protetta non è un parco-zoo costruito per le visite turistiche, ma un elemento in continua evoluzione per trovare un equilibrio dell’ecosistema che a causa di agenti esogeni è in continuo cambiamento. La natura nei nostri boschi è una continua lotta fra le specie di flora e fauna nella battaglia alla sopravvivenza della specie. Quindi dobbiamo ritenerci fortunati perché spesso alcuni temi  e fenomeni trattati nei documentari scientifici che vediamo in TV possiamo osservarli dietro casa.

Fonti Consultate: PNGP, Regione VDA, si ringrazia anche la dott.ssa Laura Poggio

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45