Turismo alpino e impianti di risalita: due realtà a confronto
Nel dibattito sul futuro del turismo alpino, gli impianti di risalita rappresentano uno degli snodi più delicati perché intrecciano economia, ambiente e cultura. Valle d’Aosta e Trentino incarnano due visioni diverse della montagna, ma i numeri aiutano a capire dove si collocano davvero queste differenze.
La Valle d’Aosta ha costruito nel tempo un’immagine fortemente legata all’alta quota, alla verticalità estrema e alla spettacolarizzazione della montagna. Le sue funivie iconiche sono presentate, anche attraverso una comunicazione istituzionale molto incisiva, come simboli di modernità e di dominio tecnologico sull’ambiente alpino. Le campagne promozionali insistono su panorami grandiosi e ghiacciai eterni, restituendo l’idea di una montagna immutabile e immediatamente disponibile.
Tuttavia, questa narrazione, pur efficace sul piano dell’immagine corre il rischio di scontrarsi con la realtà climatica e con le sfide strutturali legate all’ambiente e alla stagionalità. La riduzione dell’innevamento naturale, il ritiro dei ghiacciai e l’aumento di eventi meteorologici estremi rendono sempre più incerta la dipendenza da infrastrutture ad alta quota.
I numeri della Valle d’Aosta offrono un quadro sfaccettato. La regione nel 2024-2025 ha registrato 1,8 milioni di presenze turistiche invernali, con un aumento del 4,9% rispetto all’anno precedente e un balzo particolarmente marcato nelle strutture extralberghiere (+22,8% di presenze) rispetto agli hotel tradizionali, dove si è osservato un lieve calo delle notti trascorse dagli ospiti (-0,12%) ANSA.it. Questo aumento indica una capacità attrattiva ancora forte, ma segnala anche una trasformazione nelle forme di ospitalità, probabilmente legata a modelli turistici più flessibili e meno dipendenti dai grandi comprensori.
Un’analisi svolta sulla base dei dati Finaosta e Althesys Strategic Consultants ha inoltre evidenziato che, nella stagione 2022-2023, il settore degli impianti di risalita nella regione ha generato un valore condiviso stimato in 356 milioni di euro, pari al 7,6% del PIL regionale. La catena del valore ha contribuito al 9,4% delle entrate fiscali regionali, dando lavoro a oltre 4.500 occupati a tempo pieno e supportando l’economia locale attraverso ricettività, attività sportive e servizi correlati ANSA.it. Questi numeri confermano che la funivia non è solo immagine, ma rappresenta ancora un motore socio-economico rilevante.

Ma come si colloca il Trentino nel confronto?
Il Trentino si distingue non tanto per la concentrazione su singole attrazioni, quanto per una visione territoriale più diffusa e collaborativa. La provincia autonoma di Trento fa parte di un contesto alpino più ampio, il Trentino-Alto Adige che rappresenta una delle aree con il più alto numero di stazioni sciistiche e impianti di risalita a livello nazionale: il sistema turistico italiano conta 2.127 impianti di risalita distribuiti su 349 stazioni sciistiche, con una densità particolarmente marcata nelle regioni alpine come il Trentino-Alto Adige il Dolomiti.
L’indagine realizzata da Noto Sondaggi su incarico di Trentino Marketing fornisce inoltre un quadro sociale utile per comprendere l’impronta culturale di questa regione sul tema della montagna: circa il 70% dei residenti trentini considera il turismo invernale una risorsa da valorizzare, e il 57% ritiene che la crescita dei flussi turistici abbia portato più vantaggi che problemi, migliorando la qualità della vita e la vivacità economica del territorio il Dolomiti.
Ma ciò che più arricchisce questo confronto è la direzione strategica dichiarata dai trentini: oltre la metà degli intervistati vede una crescita futura del turismo invernale grazie a nuove attività e attrazioni, mentre circa il 63% si dice favorevole alla realizzazione di nuovi impianti progettati con criteri di sostenibilità ambientale e sicurezza. Inoltre, il 60% accetta la creazione di bacini di accumulo idrico per l’innevamento programmato, riconoscendone anche il valore per la sicurezza del territorio il Dolomiti.
Questi dati raccontano un’altra narrazione: non quella di un’imposizione di esperienza alpina, ma di un consenso locale a modelli di sviluppo che coniughino competitività e responsabilità ambientale. Il Trentino sembra quindi puntare su uso pluristagionale degli impianti, integrazione con reti di sentieri e ciclovie, servizi di mobilità dolce e una platea di esperienze che trascendono il solo turismo sciistico.
In sintesi, mentre la Valle d’Aosta continua a investire in infrastrutture iconiche che fungono da simboli di attrattività internazionale e che generano un forte impatto economico diretto, il Trentino sembra adottare un approccio più orientato alla sostenibilità concreta e alla percezione collettiva di beneficio. In provincia, infatti, emerge un consenso significativo a investire in nuove infrastrutture rispettose dell’ambiente, evidenziando una consapevolezza diffusa del ruolo degli impianti come elementi da collocare in un sistema territoriale più ampio e resiliente rispetto alle sfide climatiche.
Senza assumere posizioni ideologiche, se da un lato il Trentino ha saputo costruire un modello di consenso diffuso, puntando su un’organizzazione capillare, sulla sostenibilità percepita e su un’offerta turistica estremamente versatile, dall’altro la Valle d’Aosta conserva un fascino unico legato alla sua natura più indomita. Forse proprio a causa delle sue vette oggettivamente più ripide e di una morfologia estrema, la Valle d’Aosta è riuscita a mantenere un’autenticità più marcata, meno plasmata dal turismo di massa e più legata alla sfida ancestrale tra uomo e alta quota.
Questa “resistenza” naturale del territorio valdostano rappresenta oggi sia una sfida che un’opportunità. Se il modello trentino appare più pronto a rispondere con flessibilità alle mutazioni del mercato, la Valle d’Aosta si trova in un momento cruciale: è chiamata a compiere scelte ponderate per preservare quel ruolo “diverso” che la caratterizza. Le nuove opere infrastrutturali e gli investimenti futuri non dovranno solo inseguire la modernità, ma essere pensati con una visione di lungo periodo che sappia valorizzare la verticalità senza snaturarla.
Non esiste, dunque, una risposta univoca su quale sia il modello vincente. Il lettore può scegliere tra la montagna del Trentino, intesa come sistema integrato, accogliente e resiliente, o la montagna della Valle d’Aosta, dove l’asprezza delle cime ha protetto un’identità più pura e dove il futuro si gioca sulla capacità di innovare nel rispetto di un silenzio e di una maestosità che non hanno eguali. Entrambe le realtà, con i loro numeri e le loro strategie, ci ricordano che il futuro delle Alpi dipenderà dalla capacità di trasformare i limiti geografici in visioni lungimiranti.
Fonti
- ANSA Valle d’Aosta, Turismo: l’inverno cresce del 4,9%, presenze a quota 1,8 milioni
Dati sulle presenze turistiche invernali e sull’andamento delle strutture ricettive in Valle d’Aosta. - ANSA Valle d’Aosta, Studio: un euro investito negli impianti di risalita ne genera sei
Analisi Finaosta e Althesys Strategic Consultants sull’impatto economico degli impianti di risalita sul PIL regionale e sull’occupazione. - Il Dolomiti, Turismo in montagna: Italia al quarto posto nel mondo per stazioni sciistiche e impianti di risalita
Dati nazionali sul numero di impianti di risalita e stazioni sciistiche, con focus sulle regioni alpine. - Il Dolomiti / Noto Sondaggi – Trentino Marketing, Turismo invernale: il 70% dei trentini lo considera una risorsa da valorizzare
Indagine sulla percezione sociale del turismo invernale, sostenibilità, nuovi impianti e bacini di innevamento in Trentino.












