Published On: Ven, Gen 16th, 2026

Aosta 2026: cronaca di un sogno olimpico nato dal basso

In questi giorni in Valle d’Aosta è transitata la Fiaccola Olimpica dei Giochi di Milano-Cortina 2026 e, inevitabilmente, riaffiora il ricordo agrodolce dell’esperienza nata dal basso del progetto “Aosta 2026“. Un’avventura che ci ha fatto sognare, entusiasmarci e, infine, rassegnare. Mentre i giornali locali hanno dato ampio spazio alla storica candidatura di Aosta per il 1998, conclusasi nel 1992 con un epilogo che poco aveva di olimpico, non vi è quasi traccia della più recente esperienza di Aosta 2026. Eppure quella storia esiste, e oggi vogliamo raccontarvela noi.

Era settembre 2013, un sabato pomeriggio dopo una settima di lavoro a Roma quando chiamo i miei amici cognein Carlo Guichardaz e Jean Pierre Feo. Era un momento di nostalgia dei miei anni di studi a Torino vissuti in pieno periodo olimpico, una città che ho visto trasformarsi da città industriale fino ad organizzare una delle più belle edizioni di sempre dei giochi invernali. Un evento di orgoglio ritrovato della prima capitale d’Italia.

Dopo essermi documentato a fondo sulla ‘sciagurata’ candidatura di Aosta del 1992 (all’epoca avevo solo 11 anni), naufragata tra continui ripensamenti e un referendum per meri motivi politici, mi sono posto una domanda: ma dopo che abbiamo visto il successo di Torino, Aosta, con il DNA degli sport invernali, non sarebbe davvero in grado di organizzare un evento simile? Dopotutto ci era riuscita Lillehammer, in Norvegia, nel 1994, pur essendo più piccola del nostro capoluogo. Quell’edizione norvegese resta una delle più belle della storia, sia per l’atmosfera sia per i leggendari risultati italiani; tra questi spicca l’oro del nostro corregionale Marco Albarello, protagonista della mitica staffetta che trionfò davanti a 200 mila norvegesi ammutoliti. In termini calcistici, fu un’impresa paragonabile a battere il Brasile al Maracanã durante una finale mondiale.

Dopo questa chiacchierata ci siamo detti, nonostante un primo scetticismo dei miei amici: «Certo è una utopia, ma perché non sognare?». Così iniziamo a lavorare su un piccolo dossier e iniziamo a parlare di questo progetto coinvolgendo via via altri valdostani con entusiasmo crescente. Il progetto non è rimasto chiuso fra 4 amici: abbiamo coinvolto amministratori locali, maestri di sci, ingegneri, architetti, imprenditori e vari portatori di interessi (stakeholder) del territorio, creando un gruppo di lavoro eterogeneo e preparato.

La probabilità che l’evento venisse assegnato all’Europa era decisamente alta: calcolavamo che, dopo Torino 2006, i Giochi sarebbero mancati dal Vecchio Continente per ben vent’anni. Guardando alla sequenza Vancouver 2010, Sochi 2014, PyeongChang 2018 e Pechino 2022, il senno di poi ci ha dato ragione: le Olimpiadi sono tornate proprio in Italia, esattamente come avevamo previsto.

La stampa iniziò a interessarsi al progetto e così decidemmo di fondare un Comitato Spontaneo per la candidatura di Aosta alle XXV Olimpiadi Invernali, era il dicembre 2014. Lanciammo dei sondaggi online a livello locale che rilevarono un consenso straordinario, toccando punte del 70%. Il nostro cuore pulsante era l’idea delle ‘Eco-Olimpiadi’: un progetto sostenibile che prevedeva il recupero di ex aree industriali, il potenziamento della ferrovia e l’utilizzo di strutture già esistenti o temporanee. Uno degli altri pilastri era quello di attrarre nuove quote di turismo internazionale grazie alla grande vetrina dei cinque cerchi.

Seguendo il modello che anni dopo avrebbe premiato Milano, capace di andare a bussare alle porte di Cortina e del Trentino-Alto Adige, noi avevamo già preso contatti con la pista di bob di Cesana per chiederla in prestito. Per dare forma a questa visione, lanciammo un concorso di idee per il design dell’evento: il bando fu vinto dallo Studio Pioppa di Cuneo, che credette a tal punto nel progetto da offrirci gratuitamente tutta la sua consulenza. Lanciare quel concorso era fondamentale per noi: volevamo che architetti e creativi ridisegnassero il futuro della città partendo proprio dal recupero delle aree dismesse. L’entusiasmo stava ormai travalicando i confini della nostra regione.

L’idea del’Aosta Access Gate

Abbiamo provato ad alzare la cordicella condividendo il report e l’idea con le varie forze politiche valdostane. Alcune timide per via di quanto era accaduto nel 1992, altre più aperte. Passano gli anni e il lavoro dietro le quinte prosegue; nonostante il “vippometro” in ribasso della Vallée, molti erano entusiasti di questa idea. Avevamo anche un motto “Very Alps, Very People”. Per non farla restare solo un’idea bisognava puntare in alto.

In una situazione rocambolesca, durante una visita dell’allora Primo Ministro Matteo Renzi in Valle d’Aosta, l’allora assessore regionale Raimondo Donzel si fa da tramite per consegnare nelle mani del Premier il nostro report. Sarà il TGR Regionale ad immortalare il momento in cui Raimondo, già nostro professore alle scuole medie di Cogne, mette il dossier nelle mani di Renzi mentre passa a salutare il Consiglio Regionale.

Pensavamo rimanesse lettera morta, ma dopo qualche settimana riceviamo la telefonata del Ministero dello Sport in cui ci indicano la totale disponibilità del Governo a sostenere una eventuale candidatura valdostana. Per noi fu una gioia incredibile, il patto era però di avere la richiesta ufficiale da parte di Comune di Aosta e Regione Valle d’Aosta. Presi dall’entusiasmo scrivemmo anche al presidente del CONI Giovanni Malagò, che ci rispose con una gentile mail che le candidature erano diverse, iniziava a farsi strada anche in altre città italiane la concreta possibilità che potesse essere l’Italia ad organizzare questo evento, ma che avrebbe valutato. Anche il CONI locale aveva dato la sua disponibilità a ragionarci, incluso il Comune di Aosta; mancava la Regione.

Naturalmente, anche in Valle si levarono sui social alcune voci contrarie, ma apparivano come una netta minoranza. Nel frattempo il team continuava a crescere con l’ingresso di Raphaël Bixain, già addetto stampa della Regione, che assunse la guida della comunicazione per il team Aosta 2026. Iniziarono ad arrivare anche i primi interessamenti da parte di importanti sponsor italiani che credevano nel progetto.

Logo del progetto Aosta 2026 a cura di Studio Pioppa

Mentre il consenso si allargava nei dibattiti online, il tempo utile per presentare formalmente la candidatura iniziava a scadere. Mancava però l’ultimo tassello, il più importante: che qualcuno a livello politico regionale prendesse in mano l’iniziativa. Un progetto così ambizioso non poteva essere portato avanti solo da quelli che noi definivamo, con autoironia, ‘quattro scappati di casa’: cittadini senza alcun interesse personale, mossi unicamente dalla passione per lo sport e dai grandi eventi.

Nonostante gli sforzi, l’iniziativa restò arenata. Il ricordo del 1992 e di quel referendum contro le Olimpiadi, un caso allora rarissimo al mondo, condiviso solo con Denver negli USA, pesava ancora troppo come un macigno sulla politica locale, che scelse di far cadere la proposta nel vuoto e di non raccogliere il testimone dal Comitato.

C’era poi un’ombra che arrivava dal passato recente: nel 2006 Aosta non aveva supportato Torino, anzi, la politica valdostana aveva preferito strizzare l’occhio alla candidatura di Sion. Quando però la città svizzera perse e Torino ottenne i Giochi, fu proprio il capoluogo piemontese a raccogliere l’eredità di quella candidatura italiana che nel 1998 sarebbe dovuta toccare ad Aosta. Di conseguenza, Torino chiuse giustamente le porte alla nostra regione, organizzando tutte le gare nel proprio circondario e lasciando nuovamente a bocca asciutta la Valle.

Così, mentre il progetto Aosta 2026 faticava a decollare per mancanza di visione politica, lo scenario nazionale cambiava: il ritiro di Roma dalla corsa per le Olimpiadi estive del 2020 rendeva sempre più concreta e imminente la possibilità di un’edizione invernale tutta italiana. Un treno che stava per passare, proprio come avevamo previsto. Il tutto sembrava sempre più surreale, alla portata di mano, ma sempre più lontano.

Certo, era una cosa troppo grossa da portare avanti per un comitato spontaneo, ma almeno resta la soddisfazione che la data del 2026 era quella giusta. Ci avevamo visto lungo. Chissà, oggi ci troveremmo con un collegamento ferroviario veloce con Torino e il suo aeroporto, avremmo bonificato alcune aree industriali, avremmo avuto un polo ad Aosta con una stazione integrata con la città, con Pila e Cogne e chissà, in questi giorni saremmo stati in fermento per accogliere il mondo, come facciamo nelle varie competizioni che si organizzano in Valle in molte discipline invernali. Resta comunque per noi del comitato una bella esperienza perché in fondo ossimoricamente sognare aiuta a rimanere svegli. Aosta 2046?

Spot del progetto Aosta 2026 a cura dello Studio Pioppa di Cuneo

Ecco alcuni articoli di alcune testate giornalistiche di allora su Aosta 2026:

La stampa

Meteoweb

Voce Wikipedia inglese dove si parla della candidatura di Aosta

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45