Published On: Sab, Mar 21st, 2026

I sentieri del Re: le strade segrete del Gran Paradiso tra storia, caccia reale e leggende alpine

C’è un modo particolare di camminare nelle valli del Parco Nazionale Gran Paradiso. Non è quello frettoloso dell’escursionista che punta alla vetta, né quello distratto del turista che attraversa il paesaggio. È un cammino più lento, quasi rispettoso, che segue curve antiche incise nella montagna.

Sono i Sentieri del Re.

Chi li percorre oggi forse non lo immagina, ma queste mulattiere che salgono con eleganza tra boschi di larice, morene glaciali e pareti di gneiss nacquero oltre centocinquant’anni fa per volontà di Vittorio Emanuele II, il sovrano che fece di queste montagne il proprio regno segreto.

E in un certo senso lo erano davvero.

Nella metà dell’Ottocento le Alpi occidentali custodivano una delle ultime popolazioni di stambecco alpino, una specie ormai quasi scomparsa a causa della caccia indiscriminata.

Fu proprio Vittorio Emanuele II, appassionato cacciatore ma anche osservatore attento della montagna, a comprendere il valore di questi animali. Nel 1856 istituì la Riserva Reale di Caccia del Gran Paradiso, un territorio immenso che comprendeva valli oggi celebri come Cogne, Valsavarenche, Val di Rhêmes e la Valle Orco.

L’area del Rifugio Sella, un tempo casa reale di caccia e oggi punto simbolo dei Sentieri del Re. immagine a scopo illustrativo credit ph trekkerpercaso

Lo scopo era chiaro: proteggere lo stambecco… ma anche poterlo cacciare.

Per rendere possibile la gestione della riserva venne costruita una rete di mulattiere straordinaria per l’epoca: oltre 300 chilometri di sentieri reali, progettati con una cura ingegneristica sorprendente.

Quelle strade sono i Sentieri del Re.

A differenza dei sentieri spontanei creati da pastori o contrabbandieri, le mulattiere reali furono progettate con criteri precisi.

Il loro tracciato doveva consentire il passaggio di cavalli, battitori e personale della corte. Per questo motivo presentano caratteristiche che ancora oggi stupiscono gli escursionisti:

  • pendenze regolari e mai eccessive
  • grandi tornanti sostenuti da muri in pietra
  • drenaggi per l’acqua
  • tracciati panoramici lungo i versanti

Camminando su questi percorsi si percepisce una geometria quasi elegante. La montagna sembra accompagnare il passo con naturalezza.

In realtà è il risultato di un enorme lavoro umano.

Quando il re arrivava nelle valli del Gran Paradiso, l’organizzazione era imponente.

Le battute di caccia coinvolgevano spesso oltre duecento uomini tra guardie reali, battitori e portatori. I sentieri permettevano di muovere rapidamente queste squadre sulle montagne.

Il meccanismo era preciso: i battitori salivano lungo i versanti per spingere gli animali verso un determinato corridoio naturale. Il re attendeva nelle posizioni strategiche.

Oggi questo racconto può sembrare distante dalla sensibilità moderna, ma proprio quell’organizzazione contribuì alla salvezza dello stambecco, perché la riserva impediva il bracconaggio.

La montagna era sorvegliata costantemente.

Lungo questi sentieri sorsero anche numerose case reali di caccia, rifugi in pietra utilizzati dal sovrano durante le lunghe permanenze estive.

Molti di questi edifici sono diventati rifugi alpini ancora oggi frequentati dagli escursionisti.

Tra i più noti spicca il Rifugio Vittorio Sella, costruito proprio su una delle antiche basi reali sopra la valle di Cogne.

Mulattiera reale nel Parco Nazionale Gran Paradiso, costruita nell’Ottocento per le battute di caccia di Vittorio Emanuele II. immagine a scopo illustrativo credit ph cronoescursioni

Raggiungerlo oggi significa percorrere una delle mulattiere meglio conservate dell’intero sistema.

Nel 1922 accadde qualcosa di decisivo.

Il nipote del sovrano, Vittorio Emanuele III, decise di donare allo Stato italiano i territori della riserva reale.

La condizione era una sola: trasformare quell’area in un parco nazionale.

Nacque così il Parco Nazionale Gran Paradiso, il primo parco nazionale italiano.

Ed è qui che la storia compie uno dei suoi paradossi più affascinanti: i sentieri costruiti per la caccia divennero la struttura logistica della protezione della natura.

Oggi guardaparco, ricercatori ed escursionisti percorrono le stesse strade che un tempo attraversava la corte reale.

Gran parte della rete escursionistica del parco segue ancora il tracciato originario delle mulattiere reali. Tra i percorsi più rappresentativi troviamo:

Valnontey – Rifugio Vittorio Sella
Uno dei sentieri reali più spettacolari. Parte dalla frazione di Valnontey e sale con ampi tornanti fino al rifugio a 2584 metri.

Pont – Colle del Nivolet
Antica via di collegamento tra Valsavarenche e Valle Orco, attraversa paesaggi glaciali e altopiani ricchi di laghi alpini.

Valsavarenche – Col Lauson
Percorso storico utilizzato durante le battute reali nelle aree frequentate dagli stambecchi.

Noasca – Pian del Nivolet
Una delle mulattiere meglio conservate sul versante piemontese del parco.

Val di Rhêmes – Colle della Galisia
Antica via di accesso verso la Savoia utilizzata anche dalle guardie reali.

Questi itinerari costituiscono una sorta di spina dorsale storica del parco, collegando valli, alpeggi e antichi punti di osservazione.

Uno dei tratti panoramici delle mulattiere reali tra laghi alpini e pietraie glaciali. immagine a scopo illustrativo credit ph komoot

Nelle valli del Gran Paradiso circola da tempo una storia raccontata dai vecchi guardaparco.

Si dice che una mattina, durante una battuta di caccia, Vittorio Emanuele II si trovò faccia a faccia con un grande stambecco solitario su una cresta sopra Cogne.

Il re imbracciò il fucile.

Ma l’animale rimase immobile. Lo fissava con uno sguardo che i montanari descrivono ancora oggi come “antico”.

Il sovrano abbassò l’arma.

Secondo la leggenda fu in quel momento che decise di proteggere gli stambecchi e trasformare quelle montagne nella sua riserva.

Non sappiamo se la storia sia vera. Ma chi ha osservato uno stambecco sulle creste del Gran Paradiso sa che è facile crederci.

Oggi percorrere i Sentieri del Re significa attraversare un paesaggio che conserva più livelli di memoria.

Sono sentieri di pietra costruiti per la caccia.
Sono strade che hanno salvato una specie simbolo delle Alpi.
Sono percorsi che oggi permettono a migliaia di persone di scoprire uno dei territori naturali più straordinari d’Europa.

Ma soprattutto sono una testimonianza rara di come il rapporto tra uomo e montagna possa cambiare nel tempo.

Dove un tempo si inseguivano gli animali con il fucile, oggi si cammina in silenzio con il binocolo.

E forse è proprio questo il vero incanto dei Sentieri del Re: ricordarci che la storia della montagna non è mai ferma. Cambia, evolve, e continua a essere scritta passo dopo passo

About the Author

- Diplomato a Milano in osteopatia, è appassionato di arte contemporanea e jazz. Ama la montagna, la sua sostenibilità e la cultura delle terre alte. Scrittore di fantasy e pittore per passione, intreccia linguaggi e immaginari diversi per raccontare il presente con uno sguardo sensibile e trasversale. Su GeoMagazine.it esplora i legami tra creatività, territorio e culture visive contemporanee.