Published On: sab, Apr 4th, 2020

L’Osservatorio Vesuviano, il più antico osservatorio vulcanologico del mondo

L’Osservatorio Vesuviano, fondato nel 1841 dal re delle due Sicilie Ferdinando II di Borbone, è il più antico osservatorio vulcanologico del mondo. Dal 2001 divenne sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Ente Pubblico nato dall’unificazione di centri di ricerca operanti nel settore di Scienze della Terra. Nell’edificio storico della sede di Ercolano, ubicata sul Vesuvio, vi sono il museo e la biblioteca storica. Il centro di ricerca e sorveglianza, con oltre 120 dipendenti, è situato a Napoli.

Il sistema di sorveglianza è finalizzato allo studio e al monitoraggio dell’attività vulcanica. L’insorgenza di possibili fenomeni precursori di un’eruzione è costantemente monitorata attraverso analisi di parametri geofisici e geochimici, le cui variazioni sono indicative di modifiche nello stato del vulcano. Nell’ambito di quest’attività l’Osservatorio ha installato sul territorio una fitta rete strumentale e realizza campagne di misura ed analisi di laboratorio in grado di fornire dati sempre aggiornati. Questi sistemi controllano, anche in modo automatico, l’attività sismica, le deformazioni dei vulcani, le caratteristiche termiche, la composizione e il flusso dei gas emessi dal suolo ed altri parametri significativi. I risultati dell’attività di monitoraggio sono comunicati dal Dipartimento per la Protezione Civile, con cui l’osservatorio Vesuviano collabora per la mitigazione del rischio vulcanico.

L’osservatorio svolge attività didattica e divulgativa nei settori delle scienze della Terra e dell’educazione al rischio vulcanico e sismico, finalizzata alla diffusione della cultura scientifica e alla mitigazione del rischio vulcanico. Tra le attività: organizzazioni di mostre, sviluppo di progetti didattici con istituti scolastici, produzione editoriale, organizzazione di seminari, consulenza per documentari scientifici e servizi giornalistici. Il sito web fornisce info sull’attività dell’Osservatorio, e sui vulcani monitorati (Vesuvio, Campi Flegrei, Ischia, Stromboli), permettendo di accedere in tempo reale ai dati rilevati dalle reti di sorveglianza.

Nel museo, presso l’edificio storico, sono esposti alcuni antichi strumenti scientifici, di grande valore storico e preziose collezioni di minerali e rocce. L’edificio ospita anche una biblioteca di notevole interesse per la storia delle Scienze della terra e una raccolta di scritture e dipinti del XIX secolo. Il Museo comprende una mostra permanente visitata annualmente da oltre 10.000 persone, che conduce il visitatore attraverso il mondo dei vulcani e del Vesuvio in particolare, con pannelli, campioni di rocce, filmati, strumenti scientifici storici e moderni e ambientazioni archeologiche. Le ricerche si sviluppano nella sismologia, nella vulcanologia e petrologia, nella fisica del vulcanismo, nella geochimica dei fluidi, nella geodesia, nella dinamica dei sistemi vulcanici. E’ inoltre dotato di laboratori per la gestione delle reti di sorveglianza, per il trattamento ed archiviazione dei dati, per misure ed analisi di fluidi, per la caratterizzazione chimica e fisica elle rocce e per la restituzione cartografica. I ricercatori e i tecnici effettuano turni h24 al fine di controllare ed elaborare i parametri rilevati sulle reti vulcaniche attive.

A partire dal mese di marzo 2019 e contestualmente all’emissione dei Bollettini Mensili, oltre alle informazioni in forma grafica già presenti sul sito, l’Osservatorio Vesuviano pubblica una breve sintesi dell’attività dei vulcani campani. Nei testi vengono raccolte le informazioni principali registrate dalle reti di monitoraggio che operano ai Campi Flegrei, al Vesuvio e all’Isola d’Ischia per dare una comunicazione semplice e rapida sullo stato di attività dei singoli vulcani. Per approfondimenti si rimanda alla lettura dei bollettini mensili.

Fonti bibliografiche e fotografiche: ov.ingv.it, Renato Sansone, pixabay.com

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it