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La peggiore siccità dal 1593 su parte dell’America del Nord

Grazie agli anelli di accrescimento degli alberi è possibile ricostruire ciò che è stato il clima passato in una determinata area. Analizzandone dei campioni provenienti da 1586 siti sparsi tra gli Stati uniti occidentali e il Messico nord-occidentale, l’idroclimatologo Park Williams della Columbia University e i suoi colleghi, sono tornati indietro di 1200 anni, confermando che la siccità avvenuta tra il 2000 e il 2018 nel Nord America sudoccidentale è tra le peggiori dall’anno 800. Le ricostruzioni rivelano che l’evento è secondo soltanto a quello avvenuto alla fine del XVI secolo, tra il 1575 e il 1593. Fu un evento davvero impressionante, tanto che potrebbe aver contribuito all’abbandono dei pueblo del New Mexico e alla devastante diffusione della malattia portata dai conquistatori spagnoli tra i nativi americani. Durante gli episodi di “La Niña“, le temperature più fredde del Pacifico creano onde atmosferiche che impediscono alle tempeste di raggiungere il Nord-ovest del Nord America, riducendo le precipitazioni. Non a caso l’evento del XVI secolo coincise con un forte evento di questo fenomeno. Tuttavia, secondo i ricercatori, l’influenza antropica avrebbe amplificato l’evento, che in assenza dell’uomo avrebbe avuto un impatto del 47% inferiore. Il surriscaldamento climatico contribuisce infatti all’aridità dei suoli e alla riduzione della copertura nevosa. Un evento curioso è il verificarsi di un anno di tregua (il 2019) paragonabile a quello avvenuto 426 anni fa, dopo il quale è tornata l’assenza di precipitazioni. Solo il perdurare di “El niño“, ossia l’aumento della temperatura superficiale del mare al largo delle coste del Perù e dell’Ecuador, potrebbe aiutare ad alleviare la siccità nel prossimo secolo.

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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