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Internet: velocità di 44,2 Terabit per secondo grazie ad un nuovo chip ottico

Tomislav Jakupec Pixabay

I ricercatori delle università di Monash, Swinburne e RMIT hanno testato e registrato con successo la più alta velocità di dati Internet del mondo da un singolo chip ottico, in grado di scaricare 1000 film ad alta definizione in una frazione di secondo.

Pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature Communications, queste scoperte hanno il potenziale non solo di accelerare i prossimi 25 anni della capacità di telecomunicazioni dell’Australia, ma anche la possibilità di implementare questa tecnologia di produzione domestica in tutto il mondo.

Alla luce delle pressioni esercitate sull’infrastruttura Internet mondiale, recentemente evidenziate da politiche di isolamento a seguito di COVID-19, il gruppo di ricerca guidato dal dott. Bill Corcoran (Monash), il distinto professore Arnan Mitchell (RMIT) e il professor David Moss ( Swinburne), è stato in grado di raggiungere una velocità dati di 44,2 Terabit al secondo (Tbps) da una singola sorgente luminosa.

Questa tecnologia ha la capacità di supportare contemporaneamente le connessioni Internet ad alta velocità di 1,8 milioni di famiglie a Melbourne, in Australia, e miliardi in tutto il mondo durante i periodi di punta. Le dimostrazioni di questa portata sono generalmente confinate in un laboratorio. Ma, per questo studio, i ricercatori hanno raggiunto queste velocità elevate utilizzando l’infrastruttura di comunicazione esistente in cui sono stati in grado di testare in modo efficiente la rete.

Essi hanno usato un nuovo dispositivo che sostituisce 80 laser con un singolo apparecchio, testato per la prima volta sul campo, noto come micro-pettine, che è più piccolo e leggero dell’hardware di telecomunicazione esistente.   Questi dati possono essere utilizzati per auto a guida autonoma e per trasporti futuri, oltre ad eventuali aiuti nella medicina, nell’istruzione, nella finanza e per le industrie di e-commerce, oltre a consentirci di sentirci con i nostri cari a chilometri di distanza.

Per illustrare l’impatto dei micro-pettini ottici sull’ottimizzazione dei sistemi di comunicazione, i ricercatori hanno installato 76,6 km di fibre ottiche “scure”, fornite dall’Australian Acaemic Research Network, tra il Melbourne City Campus della RMIT e il Clayton Campus della Monash University. I ricercatori sono stati in grado di inviare il massimo dei dati su ciascun canale, simulando il massimo utilizzo di Internet, su 4THz di larghezza di banda.
Ora, l’ambizione futura del progetto è quella di aumentare gli attuali trasmettitori da centinaia di gigabyte al secondo verso decine di terabyte al secondo senza aumentare dimensioni, peso o costi.
Questo lavoro rappresenta un record mondiale per la larghezza di banda di una singola fibra ottica da una singola fonte di chip e rappresenta un enorme passo avanti per parte della rete.

Bibliografia: https://www.nature.com/articles/s41467-020-16265-x

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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