Published On: ven, Mag 22nd, 2020

L’estate e l’errata informazione della temperatura percepita

Come ogni anno la stagione primaverile sta per lasciare il posto alla calda stagione. Il 2020 ha già sfornato dei record prematuri sul territorio italiano, indice di una frequenza di fenomeni estremi sempre più elevata. Con le alte temperature arriverà anche la sensazione di disagio dovuta alla combinazione tra la temperatura dell’aria e l’umidità relativa, favorendo una sudorazione più evidente.

La ragione per cui l’umidità dell’aria può aumentare il disagio correlato alla sensazione di caldo è che un contenuto maggiore di vapore acqueo nell’aria rende meno agevole l’evaporazione di acqua contenuta nel sudore, processo fondamentale per il corpo umano per liberare calore in eccesso.
Inevitabilmente nei bar, nei supermercati e per strada, si farà vivo il finto esperto che, forte della sua estrema convinzione, divulgherà numeri non ufficiali rilevati dai media. E’ bene fare chiarezza in merito:

LA TEMPERATURA PERCEPITA – Uno tra i valori più in voga è proprio quello della temperatura percepita. Nei telegiornali è facile leggere grafiche riguardanti questo algoritmo che, è bene dirlo, non ha nulla in comune con la temperatura registrata dai termometri. Si tratta di un indice che tiene conto della temperatura reale combinata all’umidità relativa, cercando di infondere il disagio a cui può andare incontro il nostro corpo. Nonostante un tasso di umidità più elevato a certe temperature favorisca come detto una sensazione maggiore di malessere e difficoltà a smaltire il sudore (che è sempre soggettivo entro un certo range), quella temperatura diffusa in realtà non esiste. Il nostro corpo sentirà infatti solo e soltanto la temperatura presente nell’aria, per cui sarà sbagliato concepire quel valore come reale.
Se ad esempio la stazione meteorologica ufficiale della nostra città rilevasse 30°C con umidità relativa del 60%, il valore percepito risulterebbe di 39°C. In realtà il nostro corpo continuerà a percepirne 30°C, pur risentendo di un disagio maggiore. E’ errato pertanto tradurre questo disagio in gradi celsius.

INDICE HUMIDEX – Tra gli indici che quantificano il rapporto tra temperatura e umidità, subentra pertanto l’indice Humidex, introdotto dai meteorologi canadesi nel 1965 e approfondito nel 1979. Il risultato quantifica il livello di disagio ambientale determinato proprio dall’effetto combinato della temperatura e dell’umidità dell’aria e dev’essere espresso con un grado di pericolosità. Tale indice si basa su di una semplice relazione empirica che prende in considerazione la temperatura dell’aria e la tensione di vapore. L’equazione che consente di calcolare l’indice Humidex, individua diversi gradi di stress.

Gerd Altmann Pixabay

I LUOGHI COMUNI – Avere giornate molto calde non equivale a raggiungere necessariamente i 40°C. Nonostante le aree interne non mitigate dal mare possano raggiungere abbastanza frequentemente tale valore nei mesi più caldi, specie su parte del centro-sud e sulle Isole, si tratta di un dato da divulgare solo se realmente raggiunto con un sensore opportunamente schermato. Così come gli 0°C rappresentano per il grande pubblico la temperatura di una nevicata (in realtà nevica anche con valori abbondantemente sottozero o talvolta con valori positivi), così i 40°C rappresentano, sempre per i non addetti ai lavori, il valore più consono di una normale giornata estiva. I soliti luoghi comuni. Provare caldo intenso, pertanto, non significa necessariamente raggiungere quei valori.

I valori (errati) diffusi durante le calde giornate estive provengono soprattutto da:

  • Valori di temperatura percepita, che come abbiamo visto non esiste
  • dai termometri di auto e farmacie non affidabili (un dato per essere veritiero dev’essere rilevato da un sensore di temperatura inserito in un apposito schermo solare e posizionato in un’area particolarmente arieggiata).
  • dalla fantasia di qualche buontempone che si diverte a sparare numeri a casaccio

Per ovviare, sarebbe opportuno consultare i dati delle stazioni meteorologiche più vicine alla località desiderata. In rete esistono vari reti di monitoraggio. Alcune appartengono ad enti autorevoli che dispongono di stazioni professionali, altre a privati con stazioni semi-professionali ben gestite. Effettuare una rapida ricerca ci eviterebbe cattive figure e ci consentirebbe di conoscere i dati corretti.

About the Author

- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it