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CO₂ ai massimi storici: nuovo picco all’osservatorio di Mauna Loa

Osservatorio di Mauna Loa. Credit: Noaa

L’anidride carbonica atmosferica misurata all’Osservatorio di Mauna Loa ha raggiunto un picco stagionale di 417,1 parti per milione, la più alta lettura mensile mai registrata da milioni di anni. Lo hanno annunciato gli scienziati del NOAA e dello Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California di San Diego.

I dati registrati all’osservatorio costituiscono il record più lungo di misurazioni dirette di anidride carbonica nell’atmosfera, sin da quando David Keeling della Scripps Institution of Oceanography iniziò le misurazioni nel 1958. La National Oceanic and Atmospheric Administration cominciò le misurazioni nel mese di Maggio 1974, e da allora ha rilevato dati in modo complementare e indipendente. Il valore, più alto di 2,4 ppm rispetto a quello dello scorso anno, non sembra riflettere la riduzione delle emissioni inquinanti a causa del forte rallentamento economico mondiale in risposta alla pandemia di Coronavirus. Riduzione che dovrebbe continuare per almeno 6-12 mesi per distinguersi dalla variabilità naturale.

Anche se le piante terrestri e l’oceano globale assorbono una quantità di CO₂ equivalente a circa la metà dei 40 miliardi di tonnellate di inquinamento da CO₂ emesso dagli esseri umani ogni anno, il tasso di aumento nell’atmosfera non riesce a placarsi. Anzi, ad un incremento di 0,8 ppm degli anni ’60 e di 1,6-1,5 ppm tra gli anni ’80-’90, il tasso di crescita è tornato a salire negli anni 2000, sino ai 2,4 dell’ultimo decennio.

Mauna Loa è un punto di riferimento per il campionamento dell’anidride carbonica. Arroccato su un vulcano arido nel mezzo dell’Oceano Pacifico, l’osservatorio è situato in posizione ideale per campionare l’aria ben miscelata – indisturbata dall’influenza delle fonti di inquinamento locale o della vegetazione – che rappresenta lo sfondo globale dell’emisfero settentrionale. I dati di Mauna Loa, insieme alle misurazioni provenienti dalle stazioni di campionamento di tutto il mondo, sono incorporati nella rete di riferimento globale dei gas a effetto serra del NOAA, un set di dati di ricerca di base per scienziati climatici internazionali.

Keeling è stato il primo a osservare che, anche se i livelli di biossido di carbonio sono aumentati costantemente di anno in anno, le misurazioni hanno anche mostrato una fluttuazione stagionale che raggiunge il picco a Maggio, poco prima che le piante nell’emisfero settentrionale inizino a rimuovere grandi quantità di CO₂ dall’atmosfera durante la loro stagione di crescita. Nell’autunno settentrionale, nell’inverno e all’inizio della primavera, le piante e i terreni emettono biossido di carbonio, facendo salire i livelli fino a Maggio. Il continuo aumento di CO₂ e il ciclo stagionale sono infatti le caratteristiche principali di quella che è nota come la curva di Keeling.

Le misurazioni della CO₂ dei due istituti di ricerca spesso variano di poco. “Usiamo strumentazione indipendente, gas di calibrazione e algoritmi per calcolare la media, quindi ci si aspettano piccole differenze“, ha detto Keeling.

I due set di dati, tuttavia, raccontano la stessa storia.

La fisica ben nota ci dice che i crescenti livelli di gas serra stanno riscaldando la superficie terrestre, sciogliendo il ghiaccio e accelerando l’innalzamento del livello del mare“, ha spiegato. “Se non impediamo ai gas serra di aumentare ulteriormente, in particolare la CO2 , le grandi regioni del pianeta diventeranno inabitabili“, conclude lo scienziato.

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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