Published On: gio, Ago 13th, 2020

Un tunnel sotto lo Stretto di Messina?

Riproduzione di possibile ponte di barche (Credit Sicilia in treno)

Un pò come come il movimento di uno yo-yo si torna a parlare di collegamento permanente fra la Calabria e la Sicilia. Il desiderio di unire Scilla e Cariddi parte dalla notte dei tempi e già i romani lo tentarono e ci riuscirono con un ponte di barche. Ovviamente questo impediva però il transito nelle navi sullo Stretto stesso. Da allora si sono susseguite decine e decine di idee, progetti, ma ad oggi, nel 2020, siamo sempre al punto di partenza.

Di certo vi è un problema di traffico e inquinamento che attanaglia le due città dello Stretto, Messina e Villa San Giovanni; un problema atavico che non è mai stato veramente risolto. Le due città assorbono “involontariamente” tutto il traffico che transita dal continente verso la Sicilia e questo è un pegno molto alto da pagare, senza di fatto beneficiare di nulla.

Modellino del progetto del ponte sullo Stretto approvato negli anni 2000 (Credit Archdelta)

Nei primi anni 2000 il progetto di un collegamento aereo, mediante ponte a campata unica, era andato talmente avanti che era stato già consegnato il progetto definitivo e la costruzione era stata già affidata ad una associazione di imprese. Il ponte sarebbe stato il ponte più lungo del mondo ad una campata unica e di certo sarebbe stata una sfida ingegneristica non indifferente. La progettazione, durata diversi lustri, ha visto coinvolti i principali atenei italiani e i massimi esperti a livello mondiale nell’ingegneria strutturale e geotecnica. Sembrava fosse fatta, anche perché alcuni lavori propedeutici sono già stati realizzati, ma una serie di vicende politico-economiche hanno nuovamente sospeso tutto.

In questa strana estate 2020 si è però tornato a parlare di collegamento, anche perché gli ingenti fondi del recovery fund dell’Unione Europea, dovranno essere spesi anche per un miglioramento strutturale del Paese. Così è spuntata nuovamente l’idea di un tunnel sottomarino, sull’esempio del tunnel sotto la Manica.

Estratto del progetto di massima dell’ing. Navone del 1870 (Credit Sicilia in treno)

L’idea del tunnel non è certo una novità e già nel 1870 l’ingegnere ligure Alberto Navone presentò un progetto di massima. Il trattato fu presentato all’allora Scuola di Applicazione per Ingegneri (l’attuale Politecnico di Torino) e il volumetto si intitolava “Passaggio sottomarino attraverso allo Stretto di Messina”. Erano gli anni del grande sviluppo ferroviario e della costruzione dei grandi trafori alpini, così come gli anni della realizzazione dei canali di Suez o di Corinto.

Su alcune riviste tecniche è apparsa in questi giorni nuovamente l’idea del collegamento sottomarino che prevede una serie di tunnel stradali e ferroviari che dovrebbero intercettare a circa 100/150 m di profondità le rocce dello Stretto.  La nuova proposta di progetto prevede percorsi diversi per i tunnel a causa della differenti pendenze ammissibili per i mezzi stradali e quelle per i treni ad alta velocità. La galleria ferroviaria dovrebbe essere di circa 34 km (di cui 3,5 km sotto il mare) per permettere di superare lo Stretto con pendenze adeguate. Il progetto, comunque, rimanda ad approfonditi studi geologici al fine di conoscere meglio il tenore delle rocce su cui scavare i tunnel.

La soluzione sottomarina ha degli indubbi vantaggi ambientali in quanto dal punto di vista paesaggistico il panorama dello Stretto resterebbe immutato, mentre il ponte lo muterebbe in maniera molto incisiva. Un tunnel di questo genere non sarebbe neppure il primo e già di simili sono stati realizzati in aree sismiche (tunnel sotto il Bosforo) oppure su bracci di mare più lunghi, come quello della Manica (50 km). Il ponte invece sarebbe di certo il primo al mondo nel suo genere e pensate che quello più lungo, il Ponte di Akashi in Giappone, ha una campata sospesa di circa 2 km, mentre quello sullo Stretto sarebbe di 3,3 km.

Faglie nello stretto di Messina (Credit Research Gate)

Il dibattito che sta scaldando l’estate 2020  si è accesso e il mondo scientifico, come quello dei social, si è spaccato. Sulla soluzione sottomarina di certo grava la questione geologica. Lo Stretto è di certo uno dei luoghi più sismogenetici al mondo e se un tunnel profondo non subisce particolari danni da forti scuotimenti sismici, di certo una fattura o una nuova faglia potrebbe essere un problema non indifferente per un tunnel sottomarino. Il ponte, dal punto di vista sismico, è progettato per resistere a forti sismi e forti venti, seppur più vulnerabile di un tunnel, ma invece presenterebbe meno problemi in caso di fratture del terreno anche in prossimità dei piloni.

Torniamo al problema delle faglie che potrebbe fronteggiare un tunnel sottomarino. Esistono diversi tunnel realizzati in faglie attive che da progetto permettono spostamenti di qualche cm e su tunnel superficiali non destano grandi preoccupazioni, ma per contro eventuali fratture che potrebbero collegare il fondo del mare con il tunnel potrebbero non essere facili da gestire con soluzioni tecniche.

Polistena (RC), riproduzione dell’epoca fratture post sisma 1783 (Credit CNR)

Non lontano dallo Stretto, oltre al devastante sisma del 1908 che distrusse Reggio e Messina con circa 80.000 vittime, bisogna segnalare il sisma del 1783. Il terremoto, seppur generatosi a circa una quarantina di km a nord, nella Piana di Gioia Tauro su faglie diverse da quelle dello Stretto, generò delle fratture dell’ordine del metro. Sono molteplici i documenti storici degli studiosi dell’epoca che ci raccontano di quel devastante sisma che per l’impatto sul territorio fu molto più devastante del sisma del 1908.

Alla luce di quanto sopra il problema è ampiamente aperto e la complessità geologica della zona, molto più complessa della Manica, pone un dubbio tecnico molto rilevante sulla fattibilità del tunnel e in qualche modo anche sul ponte. Ovviamente un giudizio più preciso può essere dato solo con sondaggi e studi scientifici accurati, che sono tutti ancora da realizzare per una soluzione sottomarina.

La scelta dal punto di vista tecnico è dunque di nuovo aperta e di certo le scelte politico-economiche saranno quelle che guideranno i tecnici agli approfondimenti sulle fattibilità tecniche. Una cosa è certa; con un collegamento permanente o con un nuovo piano di mobilità più sostenibile e efficace, la questione dello Stretto di Messina va affrontata e risolta.

Fonti consultate: CNR Ispra, Teknoring, Sicilia in Treno, Geological Society 

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it