Published On: mer, Dic 9th, 2020

Il primo Monte “Bianco”, storia di un toponimo di due montagne

Pensando al Monte Bianco il pensiero va ovviamente alla vetta più alta d’Europa (Caucaso escluso) che pare essere nuovamente contesa fra Francia e Italia; “querelle” per la quale vi abbiamo già parlato in un altro articolo di Geomagazine.it (Di chi è il Monte Bianco?).

Monte Bianco, versante italiano (Credit G. Cutano)

Il Monte Bianco, alto circa 4.810 m.sl.m. (circa, perché essendo una vetta coperta da ghiacci varia in base agli accumuli nevosi), non si è però sempre chiamato così. Il toponimo della vetta più alta d’Europa ha avuto diversi risvolti. Quella montagna così alta e inaccessibile, per le popolazioni che abitavano ai piedi, rappresentava, incognite, paure, mistero e pericoli. In un breviario del 1607 la montagna misteriosa veniva chiamata “Mont Malet” e su altre carte geografiche, edite fra il 1600 e il 1700 nel Regno di Sardegna, i nomi della montagna erano i seguenti: “Mont Maley”,”Mont Maudit” oppure “Montagne Maudite”. I nomi indicano la chiara provenienza dal latino del termine “maledictus” e dunque indicavano non di certo le felici escursioni di oggi.

Sarà solo l’8 agosto del 1786, dopo vari tentativi andati male, che verrà scalata per la prima volta la vetta del massiccio. A scalarla furono il dott. M.G. Paccard e la “guida” J. Balmat per scopi scientifici e al fine di effettuare alcune misurazioni sui ghiacciai in vetta. Con quella spedizione di fu dunque per la prima volta “violata” la “maledizione” della montagna “maledetta”.

Monte Bianco da Ginevra (Credit Wikicommons)

L’800 sarà il secolo in cui inizierà ad apparire il nome Monte Bianco, così come lo conosciamo oggi, anche perché ormai quel velo di mistero era sparito e le ascensioni si moltiplicavano anno dopo anno. In particolare dal lato nord, il massiccio svetta anche da grandi città come Ginevra (CH) e il vederlo da lontano, con le sue nevi perenni, gli affibbiò proprio il nome di “Mont Blanc” e quindi Monte Bianco (così apparve nella città svizzera su un cartello pubblicitario).

Dunque abbiamo visto come il toponimo attuale è cosa piuttosto recente. Andiamo ora agli antipodi della Penisola e spingiamoci a sud fino in Aspromonte. I lettori diranno, ma cosa c’entra una piccola montagna dell’Appennino con il re delle Alpi? Ve lo spieghiamo.

Boschi d’Aspromonte (Credit G.Cutano)

Il massiccio dell’Aspromonte si trova di fatto al centro del Mediterraneo e per pochi metri non raggiunge quota 2.000 m.s.l.m fermandosi a 1.955 con la vetta più alta chiamata Montalto. Ebbene anche il toponimo “Aspromonte” ha una sua particolarità storica. Oggi il nome di questo massiccio può suonare un po’ come lo ero quello di “montagna maledetta” del Monte Bianco del ‘600. In italiano questo nome porta direttamente a termini come asperità, mistero e difficoltà nel raggiungerlo. I boschi che circondano il massiccio sono davvero molto fitti e inespugnabili e non fanno che avvalorare questa tesi. Inoltre, negli anni ’80 e ’90, purtroppo alcuni fatti di cronaca, hanno reso ancora più misterioso e pauroso questo luogo con questo nome aspro. Ovviamente il toponimo trae in inganno e non è corretta l’interpretazione affibbiatagli recentemente. 

Le terre intorno al massiccio calabrese sono state colonizzate dai greci 700 anni prima di Cristo e successivamente sono state abitate dai bizantini e da monaci basiliani che fino alle porte dell’epoca moderna hanno utilizzato nelle messe il rito greco, oltre a parlare in dialetti provenienti dalla madre patria. Ancora oggi in alcuni comuni intorno al massiccio viene utilizzato un dialetto ellenofono. La parola Aspromonte, ed in particolare il prefisso “Aspro”, non deriva dunque dal latino, ma bensì dal greco. Basta consultare un dizionario di greco moderno, alla voce “άσπρος”(aspros), è la traduzione in italiano diventa “bianco”.

E quindi come mai l’Aspromonte era considerato il monte bianco? Semplice! Essendo la vetta più alta della zona ed essendo visibile da ampie zone che degradano rapidamente al mare appariva chiaramente a tutti. Per alcuni mesi all’anno la cima era innevata ed era l’unica che lo restava per più tempo visto che le cime nei dintorni si attestano mediamente sui 1.000 metri. Fu dunque così che la popolazioni ellenofone diedero il nome di monte bianco al massiccio dell’Aspromonte, così come fecero molti secoli dopo gli abitanti di Ginevra con il Monte Bianco. Dunque una storia che ritorna.

Bosco innevato in Aspromonte (Credit Visit Aspromonte)

Abbiamo visto come due montagne, seppur agli antipodi e distanti oltre 1.000 km, sono accomunate da una stessa storia e con due destini opposti. Ovviamente non c’è nessun nesso con la storia raccontata, ma un altro punto in comune c’è. Dal punto di vista geologico le rocce dell’Aspromonte sono diverse dal resto dell’Appennino e più simili alle Alpi. Pare che durante l’orogenesi alpina questo pezzetto di crosta si sia staccato e si sia spostato fino al centro del Mediterraneo ponendosi nella parte terminale della catena appenninica.  

I luoghi sono entrambi naturalisticamente molto affascinanti, seppur diversi, e se oggi l’Aspromonte è fortunatamente un Parco Nazionale ci auspichiamo che anche per il Monte Bianco, sulle Alpi, arrivi qualche forma di tutela come il riconoscimento UNESCO per il quale recentemente è stata avviata la candidatura. 

Massiccio Aspromonte innevato (Credit Parco Nazionale Aspromonte)

Fonti consultate: La Stampa, Il Post, Dizionario Greco Moderno

 

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it