Published On: mer, Gen 6th, 2021

Scorie radioattive: la scelta dei siti, riparte il dibattito

Poco meno di 20 anni fa, il Governo di allora, scelse Scanzano Jonico in Basilicata per costruire un deposito nazionale per stoccare le scorie radioattive. Montarono le proteste da parte degli abitanti e la decisione di proseguire con quel sito tramontò. Nel frattempo ci fu l’incidente di Fukushima, nel 2011, dove un maremoto danneggiò una delle centrali nucleari giapponesi, causando la fuoriuscita di materiale radioattivo. All’indomani di quell’incidente l’Italia disse, con un referendum, nuovamente no al nucleare e così vennero definitivamente affossati i progetti di nuove centrali nucleari in Italia. Partì così l’era delle rinnovabili in Italia. 

Torniamo alle scorie radioattive, per il quale una premessa è molto importante. E’ sbagliato associare le scorie radioattive esclusivamente a quelle delle centrali nucleari. Di certo quelle sono considerate ad alta intensità, ma in realtà, quotidianamente in Italia, vengono prodotte altre scorie radioattive dal campo medico, dalla ricerca e dalla industria. Inoltre, avendo per due volte indicato con un referendum, all’indomani di Chernobyl e Fukushima, che in Italia non c’è spazio per il nucleare è comunque necessario smantellare gli impianti che erano entrati in funzione e ancora oggi necessitano di elevati costi e attività per essere smantellati. Il nucleare non è di certo una passeggiata, seppur sia di fatto una tecnologia a zero emissioni di CO2.

Deposito francese de l’Aube (Credit Sogin)

Lo Stato ha costituito la SOGIN una società pubblica ad hoc per dismettere le centrali nucleari e per gestire le scorie. La stessa società è anche demandata alla realizzazione del deposito nazionale. Ad oggi le scorie nucleari di ogni tipo vengono portate all’estero in depositi nazionali come in Germania o in Francia. I costi ovviamente sono elevatissimi ed in passato non sono mancati illeciti legati al malaffare con danni incalcolabili per l’ambiente. La necessità però di costruire un deposito nazionale, oltre che comporterebbe un risparmio per la collettività, è anche un vincolo di legge come recita l’art.4 della direttiva 2011/70 CE che impone che le scorie radioattive (almeno quelle a bassa intensità) debbono essere stoccate nel paese dove vengono prodotte. C’è anche allo studio un centro europeo per lo stoccaggio per quelle ad alta intensità, ma per ora non è stato ancora scelto il sito.

Qualche giorno fa sono stati rivelati i 67 siti idonei in Italia per la realizzazione del deposito nazionale. Lo studio, che è durata diversi anni, ha preso in esame diversi criteri di esclusione e di approfondimento. In particolare si sono scelte aree non sismiche, prive di rischio idraulico-geologico, sufficientemente distanti dal mare, lontano da aree vulcaniche. E’ chiaro come non siano molti i siti potenziali con queste caratteristiche. Per valutare questi siti sono stati coinvolti diverse aree scientifiche nazionale e il Ministero dell’Ambiente. 

Ora, scelti i siti, parte una concertazione con gli enti locali e la popolazione per scegliere il sito definitivo. La consultazione pubblica è comunque aperta a tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che risiedano nei siti prescelti. Questo nuovo percorso, che coinvolge la popolazione nella scelta, cambia radicalmente punto di vista rispetto a quanto era stato scelto per Scanzano. Le direttive dell’UE sono chiare ed è importante il coinvolgimento di tutti gli stakeholder in queste scelte che in passato hanno creato non pochi dissapori. Inoltre nel progetto di deposito nazionale verrà abbinato un polo tecnologico. La creazione di questo annesso, che sarà una sorta di compensazione, prevede l’assunzione di 700 persone con un importante ricaduta sociale sul territorio prescelto. 

La pubblicazione dei siti, così come poteva essere previsto, ha comportato l’inizio del dibattito Per ogni sito è possibile analizzare la scheda tecnica e la relazione che ha portato alla scelta del sito. Le regioni interessate dai siti sono Piemonte, Sardegna, Toscana, Lazio, Sicilia e Basilicata. Il deposito, così come quelli realizzati negli altri paesi UE, saranno realizzati con le migliore tecnologie disponibili. Parte dunque ora la fase di consultazione pubblica è possiamo già prevedere che il dibattito sarà di certo sostenuto. 

Per approfondimento: Deposito Nazionale

Fonti consultate: ANSA, Sogin, ISPRA

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it