Published On: sab, Gen 23rd, 2021

La neve in Appennino è importante

In questi giorni stanno spopolando sul web le foto dell’Appennino innevato. Dall’Abetone alla Sila è tutto bianco e la quantità di neve accumulata in certi settori è notevole. In Toscana, sull’Appennino Tosco-Emiliano, si raggiungono fino a 3 metri di neve in quota. Scendendo verso sud, gli accumuli diminuiscono un pò, ma troviamo comunque altezze che raggiungono quasi i 2 metri sul Terminillo nel Lazio, mentre  in Abruzzo, siamo quasi ovunque sopra il metro di neve in alta montagna. Un pò più in sofferenza l’Appennino Meridionale dove l’accumulo è ridotto. Il vento di scirocco di questi giorni ha notevolmente assottigliato la coltre nevosa, lasciando l’Aspromonte, il massiccio che chiude la catena appenninica, quasi nuovamente senza neve. 

Andamentro idrologico 2020 in Italia (Credit CNR ISAC)

Suona un pò come una beffa, nell’anno dove a causa della pandemia, lo sci è “rimasto chiuso” in tutto il Paese. La scorsa stagione invernale, 19/20, fu un vero disastro per tutto l’Appennino che rimase praticamente senza neve tutto l’inverno. I dati del CNR dimostrano come lo scorso anno sia stato un anno idrologicamente scarso in tutta la Penisola e sommando le temperature elevate le precipitazioni sono state anche in quota di carattere piovoso.  

Perchè è importante la neve in Appennino? Ovviamente è importante ovunque (seppur per qualcuno lo dovrebbe essere solo sulle Alpi), ma in Appennino, vista la particolare geologia che presenta rocce mediamente più porose di quelle alpine, è fondamentale. Inoltre, idrologicamente parlando, in Appennino, la stagione umida (e di ricarica) è quella tardo autunnale-invernale. Saltata questa stagione, tutto il castello si rompe.

L’Appennino, che potrebbe essere considerato una grande spugna, si carica lentamente con lo scioglimento delle nevi. L’acqua piano piano si infiltra nel terreno e alimenta le falde acquifere nel sottosuolo e permette a tutte le città costiere e di pianura di avere acqua durante l’estate. Diversi casi di carenza idrica si sono registrati nelle città italiane lo scorso anno, ad esempio nelle Marche, ma non solo. La scarsità di neve combinata ad una estate non troppo piovosa, hanno portato in crisi il settore idrico. 

Rubinetti a secco

Se in inverno abbiamo solo forti precipitazioni liquide (come la scorsa stagione), la pioggia scorre via e quando il terreno si “inzuppa” per la troppa pioggia, l’acqua non filtra nel terreno, ma ruscella nel corso d’acqua e velocemente se ne va verso il mare. Diverso è invece quando ha la possibilità con lo scioglimento nevosi di infiltrarsi in primavera nei terreni porosi ed andare cosi ad alimentare le falde acquifere

Dunque la neve, è si importante per molte località di montagna italiane, ma è di vitale importanza per la la “spina dorsale” della Penisola. Grazie a questo tipo di ciclo dell’acqua, il benessere idrico può essere garantito a tutti coloro che ne usufruiscono per uso potabile, irriguo e per la produzione di energia rinnovabile.

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG e Clubhouse: @latitude_45