Published On: dom, Giu 27th, 2021

Ecco com’è stato ottenuto il primo selfie di Perseverance su Marte (Audio e Video)

Come fanno i rover su Marte a scattare selfie?
E’ una domanda che si sono posti in tanti, specie quando il veicolo sembra fotografato da un oggetto esterno. Ora, un video a colori della Nasa fornisce una spiegazione esauriente.

I selfie consentono agli ingegneri di controllare l’usura del rover, ma hanno anche il più leggero compito di ispirare i ragazzi che un giorno entreranno a far parte del team. La stessa Vandi Verma, ingegnere capo di Perseverance al JPL, fu ispirato dalle prime immagini di Sojourner, il primo rover su Marte dell’agenzia spaziale.

UNA MOLTITUDINE DI SCATTI 

Le immagini che ci giungono dal pianeta rosso sono composte da una moltitudine di scatti. Talvolta sono decine e mostrano il risultato finale ottenuto con tanto lavoro di squadra. Il primo selfie di Perseverance utilizza 62 scatti realizzati con l’aiuto di una dozzina di persone che hanno lavorato ininterrottamente per circa una settimana.

La fotocamera, chiamata WATSON (sensore topografico grandangolare per operazioni e ingegneria), è progettata principalmente per ottenere scatti dettagliati ravvicinati di strutture rocciose, non immagini grandangolari. E poiché ogni immagine copre solo una piccola parte di una scena, gli ingegneri hanno comandato al rover di scattare dozzine di singole immagini.

LE ELABORAZIONI 

Gli scatti sono stati poi sottoposti ad elaborazione, durante la quale sono state ripulite le imperfezioni causate dalla polvere depositata sul rilevatore di luce della fotocamera. Quindi, sono state assemblate attraverso l’utilizzo di un software. Infine, un ingegnere ha deformato e ritagliato il mosaico in modo che somigliasse a una normale foto della macchina fotografica che il pubblico è abituato a vedere.

Credit: NASA/JPL-Caltech

Perseverance ha una torretta rotante all’estremità del suo braccio robotico. Insieme ad altri strumenti scientifici, essa include la fotocamera WATSON, che rimane focalizzata sul rover durante i selfie mentre viene inclinata per catturare una parte della scena. Il braccio si comporta come un selfie stick, rimanendo appena fuori dall’inquadratura nel prodotto finale. Ecco spiegato il motivo per cui il veicolo sembra essere ripreso da un obiettivo esterno.

Una delle difficoltà riscontrate in Perseverance rispetto al rover Curiosity, sta nelle dimensioni maggiori della torretta; e affinché il braccio non collida con il rover, la Nasa ha appositamente creato un software che permette agli ingegneri di regolarne la traiettoria utilizzando simulazioni terrestri. Un processo che viene ripetuto decine di volte e che a sequenza terminata porta il braccio robotico il più vicino possibile al corpo del rover senza toccarlo.

E poi ci sono le simulazioni audio.

L’AUDIO DEI SELFIE

Oltre al microfono di ingresso, discesa e atterraggio, Perseverance trasporta per la prima volta un microfono nel suo strumento SuperCam. Un passo importante per le missioni future che, a differenza del passato dove gli ingegneri utilizzavano un rover terrestre di prova, permette di sentire direttamente eventuali malfunzionamenti.
Proprio come avviene ad un’auto, dove anche in assenza di competenze adeguate è possibile riscontrare eventuali danneggiamenti attraverso un rumore di fondo.

About the Author

- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it