Published On: ven, Dic 17th, 2021

Forse scoperte le cause della Piccola Era Glaciale

La Piccola Era Glaciale è stato uno dei periodi più freddi degli ultimi 10.000 anni. Non è chiaro quando abbia avuto inizio, ma i ricercatori sostengono che i primi effetti si ebbero circa 600 anni fa. Quell’evento fu responsabile di estese carestie e morte in tutta Europa, con un raffreddamento particolarmente pronunciato nella regione del Nord Atlantico.

QUALE FU LA CAUSA DI TALE RAFFREDDAMENTO DEL CLIMA?

Per lungo tempo i meccanismi che hanno portato a questo rigido stato climatico sono rimasti sconosciuti. Ora, una nuova ricerca dell’Università del Massachusetts Amherst, fornisce una nuova risposta a una delle domande persistenti nella climatologia storica, nella storia ambientale e nelle scienze della terra.

L’articolo, pubblicato di recente su Science Advances, fornisce un quadro aggiornato degli eventi che, a quanto pare, sarebbero stati innescati da un episodio insolitamente caldo.

Credit: Lapointe et. al.

Quando l’autore principale Francois Lapointe, ricercatore post-dottorato e docente in geoscienze presso UMass Amherst, e Raymond Bradley, illustre professore di geoscienze presso UMass Amherst, hanno iniziato a esaminare attentamente la ricostruzione di 3000 anni delle temperature superficiali del Nord Atlantico, i cui risultati sono stati pubblicati negli Atti dell’Accademia Nazionale delle Scienze nel 2020, hanno notato qualcosa di sorprendente: un improvviso cambiamento da condizioni molto calde alla fine del 1300 a condizioni fredde nei primi anni del 1400. Un evento senza precedenti accaduto in soli 20 anni.

Utilizzando molti documenti marittimi dettagliati, essi scoprirono che si verificò un trasferimento anormalmente forte di acqua calda verso nord, che raggiunse il picco intorno al 1380. Di conseguenza, le acque a sud della Groenlandia e dei mari nordici divennero molto più calde del solito.
Si tratta di un evento noto come Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC), una sorta di nastro trasportatore planetario che trova fondamento anche allo stato attuale.

L’AMOC

L’acqua calda dei tropici scorre a nord lungo la costa del Nord Europa, e quando raggiunge latitudini più elevate e incontra acque artiche più fredde, perde calore e diventa più densa, sprofondando sul fondo dell’oceano. Questa formazione di acque profonde scorre poi a sud lungo la costa del Nord America e continua a circolare in tutto il mondo.

Ma alla fine del 1300 l’AMOC si rafforzò in modo significativo, causando una rapida perdita di ghiaccio artico. Nel corso di alcuni decenni, tra la fine del 1300 e il 1400, enormi quantità di ghiaccio furono espulse nell’Atlantico settentrionale, il che non solo raffreddò le acque del Nord Atlantico, ma diluì anche la loro salinità, causandone infine il collasso. È questo crollo innescò un sostanziale raffreddamento.

TRA GLI ANNI ’60 E ’80

Tra 40 e 60 anni fa si verificò un rapido rafforzamento dell’AMOC, associato a una pressione persistentemente elevata nell’atmosfera sopra la Groenlandia. Una situazione molto simile a quella che si verificò poco prima della PEG. Ma qual è la differenza tra quell’evento e quello osservato più di recente?

Confrontando le scoperte con un nuovo record di attività solare rivelato dagli isotopi del radiocarbonio, conservati negli anelli di accrescimento degli alberi, gli scienziati hanno scoperto che in quegli anni si verificò un’attività solare insolitamente elevata, incrementando la pressione atmosferica sulla Groenlandia.
Allo stesso tempo sulla terra si verificarono meno eruzioni vulcaniche, rilevando una quantità inferiore di cenere nell’aria.
Un’atmosfera “più pulita” è più sensibile ai cambiamenti nella produzione solare, quindi gli effetti sulla circolazione atmosferica nel Nord Atlantico furono particolarmente accentuati.

POTREBBE RIPETERSI?

E’ una domanda a cui gli scienziati cercano risposta. Attualmente c’è molto meno ghiaccio marino artico a causa del riscaldamento globale, pertanto un evento come quello del 1400 è altamente improbabile. Tuttavia, secondo gli autori della ricerca, dobbiamo tenere d’occhio l’accumulo di acqua dolce nel Mare di Beaufort (a nord dell’Alaska) che è aumentato del 40% negli ultimi due decenni. La sua esportazione nell’Atlantico settentrionale subpolare potrebbe avere un forte impatto sulla circolazione oceanica. Inoltre, nelle ultime 10 estati si sono verificati persistenti periodi di alta pressione in Groenlandia, collegati allo scioglimento record dei ghiacci.

I modelli climatici non catturano questi eventi in modo affidabile e quindi potremmo sottovalutare la futura perdita di ghiaccio dalla calotta glaciale. Gli autori, pertanto, sostengono che c’è un urgente bisogno di affrontare queste incertezze.

About the Author

- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it