Armenia vs Azerbaigian: la guerra si sposta sui pettorali da sci in Italia
Le tensioni tra Armenia e Azerbaigian, le due ex repubbliche sovietiche del Caucaso, non si sono mai realmente sopite. Dopo una guerra aperta negli anni ’90, scoppiata all’indomani delle rispettive indipendenze e vinta dall’Armenia, nel 2020 un nuovo conflitto ha visto la vittoria azera. Al centro della disputa resta la regione del Nagorno-Karabakh. Ulteriori scontri sono avvenuti nel 2023, alimentati anche da una geografia dei confini estremamente complessa, caratterizzata da exclave ed enclave che rendono la convivenza instabile. Allo stato attuale vige una “pace armata”, ma la tensione rimane palpabile.

Sebbene si tratti di conflitti geograficamente distanti, la stampa generalista italiana ha ampiamente ignorato un episodio significativo avvenuto proprio nel nostro Paese durante il recente Tour de Ski. La competizione, tappa fondamentale della Coppa del Mondo di sci nordico, ha toccato le località di Dobbiaco e della Val di Fiemme. Nonostante lo sci di fondo abbia perso parte dell’appeal mediatico dei tempi d’oro a favore del biathlon, l’evento resta di primaria importanza per la Federazione Internazionale (FIS), specialmente nel percorso di avvicinamento ai Giochi di Milano-Cortina 2026.
Il caso diplomatico è scoppiato il 31 dicembre 2025 a Dobbiaco. Come riportato dalla testata specializzata FondoItalia, la FIS ha stretto un accordo commerciale con il Ministero del Turismo azero, portando il brand “Azerbaijan” sui pettorali di gara. L’atleta armeno Mikayel Mikayelyan, classe 1999, in segno di protesta ha coperto il nome dello sponsor con del nastro adesivo. Secondo quanto riferito da FondoItalia, il fondista ha rivendicato con fermezza il gesto, dichiarando che gli organizzatori possono esporre quello sponsor ovunque, ma non sul suo corpo.

Sulla vicenda è intervenuta Amnesty International, parlando apertamente di “sportswashing”, ma le critiche sono arrivate anche dall’interno del circo bianco. Come riporta Sportaran (giornale sportivo armeno), la campionessa norvegese Astrid Øyre Slind si è detta sorpresa e perplessa dalla scelta della FIS, sollevando dubbi etici sulla natura di tali accordi. Anche l’allenatore della nazionale svedese, Anders Byström, ha espresso forte disappunto, definendo la sponsorizzazione “controversa”. Mentre i media stranieri e gli addetti ai lavori internazionali hanno acceso i riflettori su questo corto circuito tra etica sportiva e interessi geopolitici, in Italia la notizia è rimasta confinata ai portali di settore, nonostante i fatti si siano consumati sul suolo nazionale.
Fonti consultate: Nordic, Fondoitalia, The Armenian Report, Sportaran












