Published On: Ven, Mar 13th, 2026

Il ritorno del signore delle ossa: il gipeto sopra Cogne

C’è un momento, nelle mattine limpide della Valle di Cogne, in cui il silenzio delle montagne sembra sospeso. Le cime del Parco Nazionale Gran Paradiso si accendono di luce e, sopra le pareti della Valnontey, un’ombra lenta e maestosa attraversa il cielo. Non è un’aquila. Non è un avvoltoio qualsiasi. È il gipeto, l’antico “signore delle ossa”, tornato a sorvolare le Alpi dopo oltre un secolo di assenza.

Il suo ritorno non è soltanto una notizia scientifica. È una storia di montagna, di errori umani e di rinascita della natura. Ma è anche, per chi vive o cammina tra queste valli, qualcosa di più profondo: la sensazione che la montagna abbia ripreso a raccontare una delle sue storie più antiche.

Il gipeto, Gypaetus barbatus, un tempo era diffuso in tutto l’arco alpino. Con un’apertura alare che può superare i 2,8 metri e la caratteristica “barba” scura sotto il becco, è uno dei rapaci più affascinanti d’Europa.

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Eppure proprio il suo aspetto imponente ne decretò la scomparsa.

Per secoli fu accusato di rapire agnelli e perfino bambini. Una leggenda nera che lo trasformò in un nemico da eliminare. Così, tra fucili e veleni, il gipeto scomparve dalle Alpi all’inizio del Novecento. L’ultimo esemplare noto nelle valli del Gran Paradiso fu abbattuto nel 1913, poco prima della nascita del Parco. 

Per quasi settant’anni il cielo alpino rimase senza questo grande planatore.

La rinascita cominciò negli anni Ottanta. Nel 1986 partì un grande progetto internazionale di reintroduzione del gipeto nelle Alpi, coordinato da diversi centri europei di conservazione. 

L’idea era semplice quanto ambiziosa: allevare giovani gipeti in cattività e liberarli progressivamente nei luoghi dove la specie era scomparsa.

Anno dopo anno, la popolazione iniziò lentamente a ricostruirsi.

Oggi sulle Alpi italiane si contano circa 15 coppie nidificanti, e una parte significativa di queste vive proprio nel territorio del Gran Paradiso. 

Le valli di CogneValsavarenche e Rhêmes ospitano alcune delle coppie più importanti per il futuro della specie.

Il momento simbolico per la Valle di Cogne arrivò quando il gipeto tornò a nidificare tra le pareti della Valnontey.

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La specie, estinta nelle Alpi da oltre un secolo, ha ricominciato a riprodursi grazie alle condizioni ideali offerte dal parco: pareti rocciose isolate, abbondanza di fauna e soprattutto tranquillità. 

Negli anni successivi diverse nidificazioni sono state confermate. La coppia di gipeti che ha scelto queste montagne ha portato all’involo diversi piccoli, segnando uno dei successi più importanti della conservazione alpina. 

Per proteggere il nido, il Parco ha istituito zone di tutela dove sono limitate attività come arrampicata, uso di droni e accessi ravvicinati. Una misura necessaria, perché il gipeto è una specie estremamente sensibile al disturbo umano. 

Il gipeto è spesso chiamato “spaccossa”, e il motivo è sorprendente.
Oggi chi cammina in Valnontey potrebbe non vederlo sempre, ma sapere che è lì, da qualche parte sopra le creste, cambia completamente la percezione del paesaggio.

A differenza di altri avvoltoi, si nutre quasi esclusivamente di ossa. Quando trova resti di animali morti, li trasporta in volo e li lascia cadere sulle rocce per frantumarli. Poi torna a raccoglierli.

Un comportamento unico nel mondo animale.

In realtà il gipeto è uno degli spazzini più preziosi degli ecosistemi alpini. Ripulisce le montagne dalle carcasse e contribuisce all’equilibrio naturale.

Il “mostro delle leggende”, in fondo, era uno dei migliori alleati della montagna.

Nelle tradizioni popolari alpine si raccontava una storia che i vecchi pastori tramandavano nelle stalle durante l’inverno.

Dicevano che il gipeto fosse il custode delle ossa della montagna.

Quando un animale moriva tra le rocce, lo spirito della montagna affidava al gipeto il compito di riportarne i resti alle cime. Per questo lo si vedeva salire in alto con le ossa nel becco, lasciandole cadere sulle pietraie: era il suo modo di restituirle alla terra e al cielo.

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Secondo la leggenda, finché il gipeto vola sopra le montagne, le Alpi restano vive.

Forse è solo una storia. Ma guardando la sua grande ombra planare sulle pareti del Gran Paradiso, non è difficile capire perché sia nata.

Oggi il gipeto non è più soltanto un rapace raro.

È diventato il simbolo di una nuova relazione tra uomo e montagna. Il segno che, quando la natura riceve spazio e tempo, può tornare a occupare i luoghi che aveva perduto.

Tra i ghiacciai e le creste del Gran Paradiso, il suo volo racconta qualcosa di più grande di una semplice reintroduzione biologica.

Racconta che le Alpi sanno ancora rigenerarsi.

E che, se alziamo lo sguardo al momento giusto sopra Cogne, potremmo vedere passare nel cielo una delle storie più antiche della montagna.

Fonti

Parco Nazionale Gran Paradiso – Notizie sulla nidificazione del gipeto
ANSA Ambiente – “Il gipeto torna a nidificare in Valle di Cogne”
Fondazione Pro Gipeto – Progetto di reintroduzione sulle Alpi
Parco Nazionale Gran Paradiso – Monitoraggio e tutela dei siti di nidificazione 

About the Author

- Diplomato a Milano in osteopatia, è appassionato di arte contemporanea e jazz. Ama la montagna, la sua sostenibilità e la cultura delle terre alte. Scrittore di fantasy e pittore per passione, intreccia linguaggi e immaginari diversi per raccontare il presente con uno sguardo sensibile e trasversale. Su GeoMagazine.it esplora i legami tra creatività, territorio e culture visive contemporanee.