El Niño 2026, il Pacifico raggiunge temperature record: ottobre è il mese più caldo della storia
Copernicus lancia l’allarme: il 2026 è ormai destinato a superare la soglia di 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale. Intanto El Niño si rafforza e potrebbe raggiungere il picco a dicembre.
C’è un oceano che sta diventando sempre più caldo e il suo cambiamento potrebbe avere conseguenze ben oltre le coste del Pacifico. Si chiama El Niño, è un fenomeno climatico naturale e oggi sta assumendo dimensioni eccezionali. Le ultime rilevazioni raccontano una situazione che merita attenzione: il pianeta continua a registrare temperature straordinariamente elevate e il sistema climatico si prepara ad affrontare un nuovo passaggio delicato.
Il dato più recente arriva da Copernicus, il servizio europeo per il monitoraggio dei cambiamenti climatici. Secondo l’aggiornamento pubblicato il 6 novembre 2026, ottobre è stato il più caldo mai registrato a livello globale per quel mese. La temperatura media dell’aria sulla superficie terrestre ha raggiunto 15,35 °C, con un’anomalia di 0,90 °C rispetto alla media del periodo 1991-2020.
Ma è un altro numero a rendere il quadro ancora più significativo: il 2026 è ormai virtualmente certo di superare la soglia di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, diventando il secondo anno solare a raggiungere questo valore dopo il 2024.
Non si tratta di una semplice oscillazione meteorologica. È il segnale di un pianeta che continua ad accumulare calore.
El Niño, il gigante del Pacifico che può cambiare il clima
El Niño è un fenomeno naturale che si manifesta attraverso un riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale centro-orientale. Fa parte del sistema climatico ENSO, che comprende anche la fase opposta, La Niña.
Il suo effetto non rimane confinato all’oceano. Le variazioni della temperatura marina modificano la circolazione atmosferica e possono influenzare le precipitazioni, le temperature e la distribuzione delle condizioni meteorologiche in numerose regioni del mondo.
L’attuale episodio sta attirando l’attenzione della comunità scientifica per la sua intensità. A ottobre, nella regione oceanica Niño 3.4, la temperatura superficiale del mare ha raggiunto un’anomalia di 3,21 °C rispetto alla media di riferimento utilizzata da Copernicus: un valore record nella serie considerata.
Le previsioni dell’Organizzazione meteorologica mondiale indicano un ulteriore rafforzamento di El Niño durante il trimestre novembre 2026-gennaio 2027, con un possibile picco intorno a dicembre.
Un’evoluzione che potrebbe influenzare il clima globale anche nei primi mesi del prossimo anno.
Dalla siccità alle alluvioni: perché il fenomeno riguarda tutti
Quando si parla di El Niño, una delle prime domande riguarda le sue conseguenze concrete. La risposta non è uguale per ogni territorio.
In alcune aree del pianeta il fenomeno può favorire precipitazioni intense, mentre in altre può contribuire a periodi di siccità. Può modificare le condizioni favorevoli allo sviluppo di alcuni eventi meteorologici estremi e mettere sotto pressione agricoltura, risorse idriche ed ecosistemi.
È proprio questa variabilità a renderlo così importante. Un cambiamento nelle temperature del Pacifico può innescare effetti a distanza, attraverso una complessa catena di interazioni tra oceani e atmosfera.
Per l’Europa, tuttavia, il rapporto è meno diretto. Non è possibile affermare che El Niño determinerà automaticamente un inverno più caldo, più piovoso o meno nevoso sulle Alpi. Le condizioni meteorologiche europee dipendono anche da altri fattori, tra cui la circolazione atlantica, le configurazioni atmosferiche e le temperature degli altri bacini oceanici.
Il fenomeno rappresenta quindi un elemento da monitorare, non una previsione già scritta per il nostro territorio.
Il vero record è il calore accumulato dagli oceani
Il dato forse più impressionante dell’ultimo aggiornamento Copernicus riguarda proprio il mare.
A ottobre, la temperatura media superficiale degli oceani al di fuori delle regioni polari ha raggiunto 20,95 °C, il valore più alto mai registrato per quel mese.
Gli oceani svolgono una funzione fondamentale nella regolazione del clima terrestre: assorbono e immagazzinano una parte considerevole del calore in eccesso presente nel sistema climatico. Quando la loro temperatura aumenta, possono cambiare gli equilibri atmosferici, gli ecosistemi marini e le condizioni che influenzano il ciclo dell’acqua.
Il riscaldamento degli oceani non è dunque un fenomeno distante dalla vita quotidiana. Può avere conseguenze sulla pesca, sulla biodiversità, sulle coste e sulle attività economiche che dipendono dal mare.
El Niño si inserisce in questo contesto già complesso, aggiungendo un ulteriore contributo naturale al riscaldamento di un pianeta trasformato dalle emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane.
Il superamento della soglia di 1,5 °C nel corso di un singolo anno non significa che l’obiettivo dell’Accordo di Parigi sia formalmente superato in modo definitivo.
Quell’obiettivo riguarda infatti il riscaldamento globale misurato su periodi prolungati, non una singola annata o un mese particolarmente caldo.
La distinzione è importante, ma non deve far sottovalutare il dato. Copernicus stima che la temperatura media del quadriennio 2023-2026 supererà anch’essa 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. È un’indicazione della persistenza del riscaldamento e della rapidità con cui il sistema climatico sta cambiando.
Il problema non riguarda soltanto il futuro. Le conseguenze sono già visibili nella disponibilità di acqua, nella frequenza di alcuni eventi estremi, nella pressione sugli ecosistemi e nella vulnerabilità di molte comunità.
Non è soltanto una storia sul clima: è una questione che riguarda il nostro futuro
El Niño non è il responsabile del cambiamento climatico. È un fenomeno naturale che oggi si manifesta all’interno di un sistema già profondamente alterato dal riscaldamento globale.
Confondere le due cose sarebbe un errore scientifico. Ignorare la loro interazione sarebbe un errore ancora più grande.
Il Pacifico si scalda, gli oceani raggiungono nuovi record e le temperature globali continuano a salire. La scienza non può ancora stabilire con precisione quali saranno gli effetti locali di ogni fase del fenomeno, ma può indicare con chiarezza la direzione generale del cambiamento.
Forse la domanda più importante non è se il prossimo inverno sarà mite oppure rigido, se sulle montagne arriverà molta neve o se alcune regioni dovranno affrontare nuove siccità.
La domanda è quanto siamo preparati a vivere in un mondo nel quale gli equilibri naturali diventano sempre più fragili.
Perché il clima non è qualcosa che accade lontano da noi. È l’aria che respiriamo, l’acqua che utilizziamo, il cibo che arriva sulle nostre tavole e il paesaggio che consegneremo alle generazioni future.
Fonti e approfondimenti
- Copernicus Climate Change Service (C3S) – Copernicus: Warmest October on record with 2026 virtually certain to exceed 1.5°C, 6 novembre 2026. Fonte dei dati sulle temperature globali, oceaniche e sulla previsione relativa alla soglia di 1,5 °C.
- World Meteorological Organization (WMO) – Global Seasonal Climate Update, November-December-January 2026, 21 ottobre 2026. Fonte delle previsioni sull’intensificazione di El Niño e sul possibile picco a dicembre.
- World Meteorological Organization (WMO) – Sea-surface temperatures reflect strengthening El Niño, 8 ottobre 2026. Approfondimento sul rafforzamento del fenomeno e sui possibili effetti globali.
- NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion, 8 ottobre 2026. Analisi delle condizioni oceaniche e atmosferiche associate a El Niño.












