Published On: Gio, Nov 5th, 2026

Alluvione Firenze 1966: fra accise e auto sepolte in Piemonte

In questi giorni ricorre il sessantesimo anniversario della tragica alluvione di Firenze, avvenuta il 4 novembre 1966. Un evento che scosse il mondo intero per i danni alle persone, alla città e al suo inestimabile patrimonio artistico. La mobilitazione fu enorme, sia dall’Italia sia dall’estero, con migliaia di giovani volontari giunti per aiutare la città culla del Rinascimento a rialzarsi: li chiamarono gli “angeli del fango”. Siamo in pieno boom economico e l’Italia sta macinando crescita. L’automobile è ormai diventata un bene di massa grazie al geniale progetto di Dante Giacosa con la Nuova Fiat 500, di cui si vendono centinaia di migliaia di esemplari insieme alla Fiat 600 e alla Fiat 1100. L’Italia sta ormai lasciandosi alle spalle la devastazione del dopoguerra.

L’esondazione dell’Arno provocò 47 vittime (35 in città e nei comuni limitrofi, oltre una dozzina nella provincia) e danni stimati in oltre 400 miliardi di lire dell’epoca, pari a circa 4-5 miliardi di euro attualizzati. Un impatto economico elevatissimo per un Paese sì in forte crescita, ma dal territorio pur sempre fragile. Il Governo fu costretto allora a introdurre una delle tante e vituperate accise sulla benzina: quella per l’alluvione di Firenze fu fissata in 10 lire al litro. Spesso si dice che la paghiamo ancora oggi, ma va precisata una cosa fondamentale: nel 1995, con il D.Lgs. 504/1995 (il Testo Unico delle Accise), tutte le vecchie aliquote di scopo sono state unificate in un’unica imposta erariale sul carburante. I relativi proventi non vanno più a coprire gli eventi del passato, ormai ammortizzati, ma confluiscono direttamente nel bilancio generale dello Stato per finanziare la spesa corrente, come scuole, sanità e infrastrutture.

Un altro aspetto curioso e drammatico di questa alluvione riguarda l’enorme quantità di veicoli resi inservibili dal fango, dalla nafta e dai detriti dell’Arno. La FIAT, guidata da Giovanni Agnelli (diventato Presidente proprio nel 1966), organizzò un’operazione commerciale e logistica straordinaria: offrì un super sconto (fino al 40%) per chi ritirava una vettura nuova consegnando l’auto sommersa. Così, una flotta imponente di treni merci, bisarche e carri attrezzi evacuò da Firenze circa 16.000 autovetture alluvionate (in gran parte Fiat 500, 600 e 1100). Non potendo stiparle a Mirafiori, già satura dai ritmi della produzione di serie, le carcasse vennero dirottate nei grandi piazzali a sud di Torino, e precisamente a Carpice, frazione alle porte di Moncalieri. Lo scopo era quello di recuperare pezzi e fondere nuovamente le scocche. Non si trovano tantissime informazioni in rete di questo grande deposito di auto alluvionate in Piemonte, ma alcune stime parlano anche di 20.000 auto accatastate in aree allora non edificate. Abbiamo cercato alcune informazioni negli archivi storici.

Nel febbraio del 1967, come riportato dalle cronache de La Stampa, nel “cimitero delle auto alluvionate” si sviluppò un vasto incendio: le fiamme avvolsero le cataste di vetture ancora cariche di carburante e residui nei serbatoi, portando l’area alle luci della ribalta nazionale. Per decenni la vicenda è rimasta avvolta nell’oblio, fino a quando non è riemersa attraverso i racconti sui social e, soprattutto, nelle aule di tribunale. Tra la FIAT e le società che hanno successivamente edificato l’area industriale si è infatti scatenata una dura battaglia legale, scaturita dal ritrovare nel sottosuolo rottami, accumuli di gas e scarti di discarica durante i lavori. Sebbene gran parte delle vetture sia stata rimossa negli anni ’70, dal punto di vista ambientale si trattò di un’operazione gestita con la spregiudicatezza tipica dell’epoca. Oggi, sotto le fondamenta di quei capannoni, riposano ancora probabilmente i resti di quell’alluvione che unì in modo drammatico e insolito la Toscana al Piemonte: una storia dimenticata che racconta chiaramente quanto sia cambiato l’approccio del nostro Paese alla tutela del territorio e dell’ambiente.

Fonti consultate: Archivio Storico La Stampa

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45