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L’aumento di CO2 potrebbe compromettere le nostre funzioni cognitive

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

A partire dalla rivoluzione industriale i livelli atmosferici di CO2 sono aumentati in modo esponenziale, raggiungendo un picco di 414 ppm all’Osservatorio Mauna Loa nel 2019. Di questo passo, secondo l’Ipcc, i valori potrebbero salire a 930 ppm entro il 2100 nelle aree extraurbane e sino a 1030 ppm nelle città.

Tale aumento, secondo uno studio dell’Università di Boulder e pubblicato sulla rivista GeoHealth di AGU, potrebbe ridurre significativamente la nostra capacità decisionale di base e il nostro pensiero strategico complesso. “È incredibile come alti livelli di CO2 raggiungano gli spazi chiusi“, ha dichiarato Kris Karnauskas, membro di CIRES, professore associato di CU Boulder e autore principale del nuovo studio. “Colpisce tutti: dai bambini piccoli a scienziati, uomini d’affari e gente comune nelle loro case“.

La CO2 può anche accumularsi in spazi scarsamente ventilati per periodi di tempo più lunghi, come durante la notte mentre si dorme nella propria camera da letto. In parole povere, quando respiriamo aria con livelli elevati di CO2, i livelli di biossido di carbonio nel nostro sangue aumentano, riducendo la quantità di ossigeno che raggiunge il nostro cervello. Gli studi dimostrano che ciò può aumentare la sonnolenza e l’ansia e compromettere la funzione cognitiva. Conosciamo tutti la sensazione: sarebbe come sedersi troppo a lungo in un’aula o sala conferenze chiusa e affollata. Una situazione che induce spesso alla sonnolenza e all’incapacità di attenzione. In generale, le concentrazioni di CO2 sono più alte all’interno che all’esterno, perché viene generata anche dagli occupanti che respirano.

Sebbene la letteratura contenga alcuni risultati contrastanti e siano necessarie molte più ricerche, sembra che il processo decisionale e la pianificazione siano particolarmente suscettibili all’aumento delle concentrazioni di CO2“, spiega Anna Schapiro, assistente professore di psicologia all’Università della Pennsylvania e coautore dello studio. In effetti, a valori cosi elevati le concentrazioni di CO2 possono ridurre la nostra capacità decisionale di base del 25 percento e il pensiero strategico complesso di circa il 50 percento.

Gli impatti cognitivi dell’innalzamento dei livelli di CO2 rappresentano ciò che gli scienziati chiamano un effetto “diretto” della concentrazione di gas, proprio come l’acidificazione degli oceani. Secondo il team potrebbero esserci modi per adattarsi a livelli di biossido di carbonio indoor più elevati, ma il modo migliore per impedire ai livelli di raggiungere livelli dannosi è ridurre le emissioni di combustibili fossili. Ciò richiederebbe strategie di mitigazione adottate a livello globale come quelle stabilite dall’accordo di Parigi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Karnauskas e i suoi coautori sperano che queste scoperte scatenino ulteriori ricerche sugli impatti “nascosti” del cambiamento climatico come quello sulla cognizione. “Questo è un problema complesso e il nostro studio è all’inizio. Non si tratta solo di prevedere i livelli globali (esterni) di CO2 “, spiega infine il ricercatore.

  • Fonti bibliografiche: Fossil fuel combustion is driving indoor CO2 toward levels harmful to human cognition, GeoHealth di AGU
  • Autori: Kristopher B. Karnauskas (CIRES, CU Boulder Atmospher and Oceanic Sciences e Colorado School of Public Health), Shelly L. Miller (Ingegneria meccanica, CU Boulder) e Anna C. Schapiro (Psicologia, Università della Pennsylvania).
Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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