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Santorini e i segreti di un’antica eruzione vulcanica

L’isola di Santorini, in Grecia, nasconde i segreti di un’antica eruzione vulcanica avvenuta 3200 anni fa. Tuttavia, soltanto poche centinaia di chilometri a nord-ovest, tre isole nel Golfo Saronico non mostrano alcun segno di eruzioni remote. Ora, un team di ricercatori dell’Università di Johannesburg ha cercato di comprenderne i motivi.

Nonostante quella caldera rappresenti, insieme al Vesuvio, il maggior rischio vulcanico del continente europeo, oggi Santorini è una destinazione turistica molto nota, con grandi navi oceaniche e il villaggio di Fira arroccato proprio sulla scogliera che delimita i resti del vulcano.
Le piccole isole di cui abbiamo accennato, Egina, Methana e Poros, sfoggiano colline arrotondate con strade che si snodano in salita in tornanti. Anche queste colline hanno origini vulcaniche, ma non assomigliano a Santorini. Qui, la lava liquida, come detto, non è mai esplosa in una grande eruzione. Nonostante ciò, le isole dopo alcuni milioni di anni sono ancora considerate vulcanicamente attive.

Non ci sono prove che eventi drammatici di grandi dimensioni abbiano mai avuto luogo in queste isole“, afferma la prof.ssa Marlina A. Elburg, geologa. “E’ stata evidenziata invece una spessa lava a blocchi che trasudava dalle camere magmatiche sotterranee tra 5,3 e 2,6 milioni di anni fa, nel Pliocene. La lava era così spessa che assomigliava più a un dentifricio o allo stucco che a un liquido“, spiega la ricercatrice;

Elburg e il co-autore Ingrid Smet in una ricerca pubblicata su Lithos, hanno successivamente analizzato alcuni campioni di lava. Hanno cercato le cosiddette firme isotopiche che aiutano i ricercatori a capire la composizione, dove e quando si siano formate; è dalle analisi è emerso qualcosa di interessante.

L’arco vulcanico dell’Egeo scorre da est a ovest sotto il Mar Mediterraneo, e corrisponde al punto in cui la placca tettonica africana “si tuffa” sotto la microplacca Egea, processo che prende il nome di subduzione. Significa che il basalto freddo della crosta esterna della Terra inizia a muoversi sotto un’altra parte della crosta immergendosi nel mare, per essere poi “riciclata” all’interno della roccia liquida del mantello terrestre. E queste isole, compresa Santorini, sono parte di questo processo. La crosta della placca discendente ora è costituita da rocce alterate, contenenti minerali con acqua al loro interno. Questi minerali diventano instabili a causa dell’aumento della pressione e della temperatura, e rilasciano acqua che abbassa il punto di fusione del mantello. Il magma che ne deriva, scorre creando cupole laviche. Da qui la mancanza di eruzioni.

Gli scienziati hanno ancora bisogno di una maggiore comprensione del ruolo della placca dominante; le risposte a queste domande possono aiutarci a capire fino a che punto i processi di fusione che sono iniziati a più di 100 chilometri di profondità nel mantello, continuino quando il magma è più vicino alla superficie.

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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