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Entro 50 anni fino a 3 miliardi di persone potrebbero vivere in regioni estremamente calde

Secondo un recente studio lo spostamento delle nicchie climatiche, quelle condizioni favorevoli che hanno consentito al genere umano di prosperare per millenni, costringerà miliardi di persone a riadattarsi. O a migrare.

LO STUDIO – È di dieci giorni fa la pubblicazione di uno studio sulla rivista scientifica statunitense PNAS che, attraverso un “massiccio insieme di dati” climatici, demografici, di uso del suolo e di produzione agricola hanno stimato quali sono state le condizioni climatiche che hanno favorito lo sviluppo dell’uomo a partire da 6000 anni fa, a metà olocene. I ricercatori hanno “sorprendentemente” scoperto come queste condizioni siano rimaste quasi immutate in tutti questi millenni. Nell’immagine qui accanto si possono notare nove diversi grafici su ognuno dei quali sono rappresentate in ascisse le precipitazioni medie annuali in mm e in ordinata le temperature medie annuali in °C.

La prima fila rappresenta come siano concentrati gli esseri umani rispettivamente 6000 anni fa (A), 500 anni fa (B) e oggi (C); la seconda presenta le condizioni ideali per le coltivazioni (D), il bestiame (E) e il PIL (F). Infine, l’ultima fila presenta la nicchia climatica “disponibile” (G), cioè il range in cui gli esseri umani possono adattarsi, la fertilità del suolo (H) e la produttività primaria netta (I). Come visibile dal grafico, fra 6000 anni ed oggi la nicchia climatica è rimasta quasi invariata attorno ai 13°C con la sola estensione della fascia di precipitazioni.

Inoltre, se il bestiame e le coltivazioni seguono la fascia di adattabilità dell’uomo, il PIL si è mostrato maggiore nei paesi più freddi (i paesi più caldi sono più poveri). Per riassumere, in millenni di storia l’uomo è rimasto nella stessa nicchia climatica, nonostante nello stesso periodo di tempo sia passato dall’essere un semplice cacciatore-raccoglitore alla specie dominante del pianeta.

Per lo studio sono stati presi principalmente in esame gli scenari peggiori di crescita della popolazione (SSP3, 11,1 miliardi di persone nel 2070) e di riscaldamento globale (RPC8.5, +3,2°C nel 2070), ma si è visto cosa accadrebbe anche nello scenario migliore, con una forte mitigazione sulle emissioni di anidride carbonica (RPC2.6, +1,5°C nel 2070) e con uno scenario di crescita zero della popolazione (SSP0, 7,3 miliardi di persone nel 2070). I dati non sono confortanti.

SCENARI PESSIMI – A seconda degli scenari di crescita della popolazione e riscaldamento globale, nei prossimi 50 anni da 1,5 miliardi a 3,5 miliardi di persone vivranno in condizioni climatiche estreme (temperature medie annuali > 29°C), attualmente riscontrabili solo nel Sahara, ma che nel 2070 si sposteranno nelle aree tratteggiate della mappa qui accanto. Il cambiamento di nicchia climatica che ci attende sarà dunque maggiore nei prossimi cinquant’anni che negli ultimi 6000.

Come visibile dal grafico qui accanto della densità di popolazione (in ascisse vi è la temperatura media annuale), la linea rossa indica la posizione della nicchia climatica prevista nel 2070, nettamente spostata verso temperature più calde e presentante due picchi, uno fra 11 e 15 gradi e l’altro fra 20 e 25 gradi, corrispondente alla regione monsonica indiana. Le zone maggiormente interessate dal riscaldamento globale e quindi dal cambiamento saranno il sud-est asiatico, l’India, la penisola arabica, l’Africa centro-settentrionale e l’America latina, le aree con la maggiore popolazione prevista nel 2070.

ADATTARSI O MIGRARE – Le condizioni climatiche, se peggioreranno nelle regioni viste sopra, di contro miglioreranno in altre regioni, in primis Canada e Russia. Nella mappa qui accanto infatti possiamo notare dove e in che modalità ci sarà un miglioramento (aree in verde) e un peggioramento (aree in arancione) delle condizioni di adattamento. Miliardi di persone saranno costrette dunque ad adattarsi al nuovo clima o ci sarà un’altra strada?
I ricercatori stimano come già oggi circa 250 milioni di persone vivano al di fuori del loro paese di nascita, e già questo basta a creare attriti di natura sociale, economica, culturale e politica, ma la migrazione in alcuni casi rappresenta l’unica soluzione per sfuggire a condizioni proibitive nei paesi d’origine, come accadrà nel 2070. Le alte temperature hanno forti impatti sulla capacità di lavoro ma anche sull’umore e sulla condizione psicologica delle persone, cosa che spingerà molte persone a migrare.

Secondo i ricercatori già in passato ci sono stati picchi di migrazione durante la fase più fredda della Piccola Età Glaciale in Europa (fra il ‘500 e il ‘600), come altri cambiamenti climatici possono spiegare le diffusioni in Europa dei popoli di lingua slava dopo il 530 d.C. Sta di fatto che l’unica maniera per fronteggiare questo massiccio cambiamento è adottare, sin da subito, politiche volte a migliorare la vita nei paesi più poveri del mondo, oltre che cercare una nuova strada nelle politiche energetiche di tutto il mondo. Prima che sia troppo tardi.

Fonti bibliografiche e iconografiche: https://www.pnas.org/content/early/2020/04/28/1910114117

Per l’immagine in evidenza: C/UNICEF/Jiro Ose

Cristiano Mancini: Studente laureato in ingegneria ambientale, cura la sezione Energia & Sviluppo sostenibile. E' appassionato e divulgatore di varie tematiche scientifiche. Contatti: cristiano.mancini@geomagazine.it
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