Published On: dom, Set 6th, 2020

Le super tempeste solari sono più frequenti di quanto finora ipotizzato

Il 1 Settembre 1859 la Terra fu vittima della più intensa tempesta solare mai descritta nei dettagli. Fu denominata “Evento di Carrington“, dal nome dello scienziato britannico che per primo osservò il flare che diede il via all’espulsione di massa coronale verso il nostro campo magnetico. I cieli di gran parte del mondo, persino su Cuba, Bahamas e Hawaii, videro le splendide aurore polari, anche se si verificarono molteplici disagi alle stazioni telegrafiche.
Nei libri di storia è descritta come la tempesta geomagnetica più grande, ma con il progredire della conoscenza, tante informazioni hanno l’obbligo di essere aggiornate.
Ora, secondo Hisashi Hayakawa dell’Università giapponese di Nagoya, l’evento Carrington non è stato l’unico; anzi, si tratterebbe di un evento molto frequente nella storia del nostro pianeta.

La tecnologia moderna è molto più vulnerabile alle tempeste solari rispetto ai telegrafi del XIX secolo. Basti pensare ai GPS, a internet e alle reti elettriche transcontinentali. Un evento Carrington moderno potrebbe causare interruzioni di corrente diffuse insieme a interruzioni della navigazione, dei viaggi aerei, delle operazioni bancarie e di tutte le forme di comunicazione digitale.
Molti studi precedenti sulle super-tempeste solari si basavano fortemente sui dati dell’emisfero occidentale, omettendo i dati dell’emisfero orientale. Ciò ha distorto le percezioni dell’Evento Carrington, sottolineando la sua importanza e facendo in modo che le altre tempeste fossero trascurate.
Ne è un esempio la grande tempesta del 1770, quando i cieli di Giappone e Cina si tinsero di rosso. Un fenomeno ben osservato dal capitano Cook nei pressi dell’Isola di Timor, nell’Indonesia meridionale.

Di quell’evento Hayakawa e colleghi hanno recentemente trovato disegni della macchia solare da cui scaturì il brillamento, grande il doppio del gruppo di macchie solari che vide Carrington. Inoltre, grazie ad ulteriori documenti ritrovati nella Repubblica popolare cinese, si evincono le aurore alle latitudini più basse di sempre e distribuite su un periodo di ben nove giorni.

Quella tempesta fu paragonabile all’evento Carrington, almeno in termini di visibilità delle aurore“, scrivono Hayakawa e colleghi in una lettera dell’Astrophysical Journal. Inoltre, “la durata dell’attività della tempesta è stata molto più lunga del solito“.

Il team di Hayakawa ha approfondito anche la storia di altre tempeste, esaminando i diari giapponesi, i documenti del governo cinese e coreano, gli archivi dell’Osservatorio centrale russo e i giornali di bordo delle navi, il tutto contribuendo a formare un quadro più completo degli eventi.

Essi hanno scoperto che nel febbraio 1872 e nel mese di maggio 1921, si verificarono delle tempesta solari paragonabili all’evento Carrington, con aurore diffuse. Altre due tempeste meglio conosciute, ma di minore intensità, interessarono la Terra il 13 Marzo 1989, quando si verificò un diffuso blackout in Quebec, e il 25
Settembre 1909, questa volta con dettagli poco conosciuti.

Ora, la domanda che si pongono gli scienziati è se tali avvenimenti siano ciclici o pilotati dalla casualità. Conoscere la risposta potrebbe dirci, in effetti, se la Terra deve attendere un altro evento Carrington.

Probabilmente la risposta è sotto gli occhi di tutti. Nel Luglio 2012, la NASA osservò attraverso i telescopi spaziali una tempesta molto intensa che sfiorò la Terra. “Se quella espulsione di massa coronale generata da un flare di classe X avesse colpito la Terra, staremmo ancora raccogliendo le conseguenze“, annunciò Daniel Baker dell’Università del Colorado in un seminario sulla meteorologia spaziale NOAA due anni dopo. Potrebbe essere stato più forte dello stesso evento Carrington.

È quindi estremamente probabile che ciò accada molto più spesso di quanto si pensasse.

Per approfondire:  Richard Christopher Carrington e la tempesta geomagnetica più intensa della storia 

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it