Published On: sab, Nov 14th, 2020

COVID-19, acque reflue e mammiferi marini

Analizzando gli amminoacidi chiave a cui SARS-CoV-2 si lega, alcuni mammiferi marini, come balene beluga, delfini, foche e lontre potrebbero essere vittime di COVID-19.
E’ quanto fanno sapere i ricercatori del dipartimento di Patologia di Dalhousie su Science of the total Environment, secondo cui le acque reflue che filtrano negli habitat marini potrebbero esporli al rischio.

Un problema che potrebbe affliggere almeno 15 specie, già a rischio per le tematiche ambientali.
Contrariamente a quanto si potrebbe credere, questi animali hanno una suscettibilità talvolta maggiore al virus di quanto non ce l’abbiano gli esseri umani.
Sars-CoV-2 viene escreto nelle feci e può sopravvivere in acqua sino a 25 giorni, aumentando la probabilità che le acque reflue forniscano una modalità di diffusione separata per questo coronavirus.

In realtà non esistono casi documentati sui mammiferi marini, ma esistono prove della sua presenza nelle acque italiane,francesi ed ecuadoriane, dove le acque reflue non trattate vengono immesse direttamente nelle acque naturali. E poiché la maggior parte dei mammiferi marini è sociale, è anche possibile che i coronavirus si diffondano tra gli animali attraverso uno stretto contatto. Quindi, un animale infetto potrebbe minacciare intere popolazioni.

E’ raccomandato, pertanto, ridurre gli incontri tra animali ed esseri umani negli zoo e attivare un campionamento appropriato con drone. Infine, è necessario arginare la trasmissione delle acque reflue del virus nei sistemi idrici naturali.

Agire con lungimiranza è sinonimo di protezione delle specie e mitigazione dell’impatto ambientale della pandemia.

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it