Published On: ven, Gen 22nd, 2021

La principessa Sila, i folletti e la difesa della natura

C’era una volta un bosco verde e rigoglioso che ricopriva un altipiano. Grandi alberi e prati in mezzo a monti e colline erano circondati da due mari. In mezzo a questi grandi e bei boschi c’era un piccolo villaggio di operosi folletti. Insieme a loro viveva la dolce Principessa Sila figlia di madre Natura e del Mare. Il villaggio viveva felice e contento. Ogni folletto aveva una piccola casetta su un albero con la sua famigliola e la Principessa viveva in un piccolo castello. Vicino alla dimora della Principessa Sila c’erano tre grandi alberi, chiamati gli alberi della saggezza. Questi grandi pini si chiamavano Ampollino, Arvo e Cecita e ognuno di loro rappresentava le tre virtù del popolo dei folletti: operosità, ingegno e amore per la natura. Insieme ai folletti vivevano anche dei lupi che erano animali molto docili e volevano anche loro molto bene alla Principessa Sila.
I folletti non conoscevano e non sapevano e dell’esistenza degli uomini. In particolare c’erano degli uomini cattivi che tagliavano alberi e distruggevano i boschi perché odiavano la natura. A capo di questa banda di cattivi c’era un ragazzaccio di nome Rifiuto.
Un giorno Rifiuto, con la sua banda, scoprì il bosco dove vivevano i folletti. Non credettero ai loro occhi per quanta possibilità c’era di mettere a ferro e fuoco quel ben di Dio intonso e poter quindi fare bisboccia. Così iniziarono a tagliare alberi, imbrattando la natura senza sosta e ridendo ad ogni tronco che cadeva. I folletti e i lupi accortisi di questo pericolo provarono, senza farsi scorgere, con qualche stratagemma a fermare l’avanzata di questi cattivi, ma non ci fu nulla da fare. Dunque per difendere la Principessa Sila andarono da lei e le dissero che bisognava scappare poiché un pericolo incombeva sul villaggio. Sila non voleva lasciare il suo villaggio, ma la devastazione avanzava e così i folletti la presero con se e la portarono in salvo.
Giunti davanti ai tre grandi alberi Rifiuto e i suoi amici non trovarono più nessuno. Campo libero! Visti questi giganti verdi, che mai ne avevano visti prima, non credettero ai loro occhi. Così armati delle loro asce iniziarono a tagliare i grandi alberi e li abbatterono. Vista l’ottima qualità del legno decisero che potevano essere utili e portarono con se dei listelli. Si allontanarono così dal villaggio dopo averlo devastato e si accamparono non molto lontano dove accesero un bel falò.
Piano piano i folletti e gli amici lupi iniziarono ad avvicinarsi cautamente al villaggio. Erano tutti molto spaventati e alla vista del loro luogo incantato ormai devastato furono presi dallo sconforto. Cercarono in tutti modi di tenere lontana Sila, ma la Principessa volle tornare al castello per vedere la situazione. Alla vista dei tre grandi alberi tagliati scoppiò a piangere con delle lacrime incessanti. La Principessa, inconsolabile, pianse per giorni e giorni e i folletti non sapevano come consolarla. Le lacrime furono talmente tante che stavano via via inondando tutto come fiumi in piena. I folletti, che sempre si erano ingegnati, pensarono che Sila non dovesse piangere più.
Pitagora, il folletto, più ingegnoso organizzò il piano per fermare Rifiuto e i suoi amici cattivi. Con la legna abbandonata dalla banda costruirono una grande botte. All’interno ci misero del vino per attrarre la banda. Per attirarli iniziarono a diffondere l’odore del vino nell’aria, seppur l’aria era ormai inquinata da Rifiuto e la sua banda, grazie a delle erbe aromatiche, riuscirono a diffondere l’odore di quel sublime nettare. I cattivi, sentito l’odore del vino, si avvicinarono alla grande botte che era appoggiata in una valle. I lupi organizzatisi e preso coraggio, questa volta uniti insieme ringhiarono e accerchiarono i cattivi fino a spingerli nella botte. Rifiuto e la sua banda caddero dentro mentre i lupi si dileguavano. I ragazzacci furono felici di stare li dentro perché potevano nuotare nel vino e sollazzarsi ancora. Il piano procedeva bene per i folletti, ma prima o poi i cattivi sarebbero usciti nuovamente dalla botte e sarebbero tornati a fare danni.
Madre Natura, vista la figlia in lacrime da giorni, anche se non poteva fare molto decise di aiutare il suo villaggio e i folletti. Così mandò una forte bufera di neve e vento sulla grande botte che congelò e pietrificò per sempre Rifiuto e la sua banda. Si formò dunque una grande bella montagna bianca. Sila continuava però a piangere per il torto subito e le sue lacrime erano troppo preziose per essere sprecate. I folletti notarono però una cosa curiosa, quelle lacrime che scorrevano facevano ritornare l’erba verde e rigogliosa. Pensarono dunque che quell’acqua miracolosa dovesse essere raccolta.
Guidati da Pitagora, i folletti decisero che i preziosi listelli di legno abbandonati dalla banda di Rifiuto non dovevano andare sprecati. I pezzi erano quelli provenienti dai tre alberi della saggezza. Tutto il villaggio si unì per costruire delle barriere e cosi contenere le lacrime di Sila. Con questa grande impresa si formarono così tre bei laghi di acqua limpidissima. Raccolta l’acqua nei laghi avvenne un prodigio che incantò tutti. I prati intorno ai laghi incominciarono a riempirsi di fiori colorati e profumati che non si erano mai visti.
Pitagora, che aveva sempre delle grandi idee, visto la bellezza dei laghi pensò anche di costruire dei piccoli mulini per utilizzare l’acqua dei laghi e produrre così forza pulita dall’acqua. I folletti scoprirono che l’acqua produceva una grande energia e pensarono che potesse essere un buon regalo per la loro Principessa Sila. Con questa energia positiva Sila smise incredibilmente di piangere e iniziò nuovamente a sorridere. Madre Natura, visto tornare il sorriso a Sila, le donò quella nuova montagna tutta ricoperta di coltre bianca. Così il monte formato dalla Botte, il più alto di tutti, e ora donato a Sila, prese da quel giorno a chiamarsi Monte Botte Donato. Tornata la serenità e anche grazie all’energia positiva la Principessa decise di organizzare una grande festa per ringraziare tutti. Si decise anche di piantare tutti insieme tre nuovi pini vicino ai laghi e si pensò che quegli specchi d’acqua dovessero essere così battezzati con i nomi dei grandi alberi della saggezza: Ampollino, Arvo e Cecita.
Oggi i folletti e la principessa Sila vivono di nuovo felici in quei boschi, ma si nascondono bene dall’uomo e sono sempre pronti a difendere la natura. Anche i tre laghi sono sempre lì e con la loro acqua producono energia pulita e positiva. I tre grandi alberi sono ormai cresciuti e in più nel villaggio c’è il Monte Botte Donato tutto bianco che svetta fra le altre montagne. Anche gli uomini oggi utilizzano quell’energia positiva e hanno capito che essere cattivi con la Natura non porta a nulla di buono.

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG e Clubhouse: @latitude_45