Published On: mer, Mar 16th, 2022

I terremoti influenzano il movimento delle placche tettoniche?

Come un gigantesco puzzle, le placche tettoniche della Terra dividono la litosfera. Queste “zolle” sono in costante movimento a causa della parte fluida del mantello terrestre, su cui navigano lentamente. Tali movimenti provocano regolarmente terremoti, alcuni dei quali possono devastare le città e costare migliaia di vite. Nel 1999, il più forte terremoto europeo degli ultimi anni ha colpito la città di Izmit, in Turchia, uccidendo 17.000 dei suoi residenti.

UNA SCOPERTA RIVOLUZIONARIA?

Geometria del margine convergente fra la placca Africana e la placca Euroasiatica nel Mediterraneo centrale. (Fonte INGV)

Tra gli esperti di terremoti la teoria maggiormente accreditata è che essi siano causati da un meccanismo unidirezionale. Quando le placche si muovono l’una contro l’altra, l’energia viene accumulata lentamente lungo i margini delle placche e poi rilasciata improvvisamente dai terremoti. Questo accade più volte a intervalli di decenni o secoli, in un costante movimento.

Ma in un nuovo studio, pubblicato sul Geophysical Journal International, i ricercatori della Sezione di Geologia del Dipartimento di Geoscienze e Gestione delle Risorse Naturali dell’Università di Copenaghen dimostrano che il comportamento delle placche tettoniche può cambiare in seguito a un terremoto.

Utilizzando ampi dati GPS e analisi del terremoto di Izmit del 1999, i ricercatori sono stati in grado di concludere che la placca continentale anatolica su cui si trova la Turchia ha cambiato direzione dopo il grande terremoto.

NUOVI DATI PER I MODELLI

Secondo i ricercatori, le nuove scoperte forniscono una base per rivalutare i modelli di rischio che interpretano i dati raccolti dal monitoraggio dei movimenti delle placche tettoniche. Questi dati vengono utilizzati per valutare il rischio di terremoti futuri in termini di probabilità, in qualche modo come le previsioni del tempo.

Un aspetto importante di questi modelli è che operano partendo dal presupposto che i movimenti delle placche rimangano costanti; ma con questo lavoro possiamo vedere che non è così.

Rappresentazione del processo di rottura dei segmenti di faglia che hanno generato il terremoto del 23 novembre 1980 (tratto da Scheda SPECIALE Campania – INGV)

L’assunto che i movimenti delle placche siano costanti è stato in gran parte un presupposto “necessario” secondo i ricercatori, perché un tempo il monitoraggio dei movimenti delle placche per un periodo di pochi anni era impossibile. Ma con l’avvento della geodesia nelle geoscienze e l’uso esteso e sempre crescente di dispositivi GPS negli ultimi 20 anni, siamo in grado di tracciare i cambiamenti del movimento delle placche su periodi di un anno.

Il modo in cui le placche tettoniche vengono monitorate varia notevolmente da luogo a luogo. Spesso i trasmettitori GPS sono posizionati preferenzialmente vicino ai bordi di una placca tettonica. Ciò consente alle agenzie pubbliche e ai ricercatori di tracciare il movimento dei confini delle placche. Ma secondo gli scienziati, possiamo anche beneficiare di un numero ancora maggiore di dispositivi GPS che monitorano continuamente l’interno di queste aree, lontano dai loro margini.

I ricercatori, tuttavia, sottolineano che lo studio è limitato alla placca continentale anatolica, poiché il terremoto di Izmit è uno dei pochi eventi per i quali è disponibile una combinazione di dati sismici e GPS sufficienti. Tuttavia, si aspettano che l’immagine sia la stessa in tutto il pianeta.

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it