Published On: mer, Ott 19th, 2022

AMOC, uno studio ripercorre il meccanismo di cessazione

L’Atlantic meridional overturning circulation (AMOC) è una corrente oceanica che trasporta acqua calda dai tropici al Nord Atlantico e, viceversa, acqua fredda dall’emisfero settentrionale a quello meridionale. Una sorta di grande nastro trasportatore che rappresenta un’importante componente del sistema climatico terrestre e che attualmente risulta minacciata dal riscaldamento globale.

L’AMOC

Come anticipato, si tratta di una corrente che trasporta l’acqua superficiale più leggera e più calda dall’Atlantico meridionale a quello settentrionale. Alle alte latitudini essa poi rilascia calore in atmosfera, divenendo più pesante e affondando lungo la colonna d’acqua. A maggior profondità, divenuta più fredda e più densa, scorre nuovamente verso sud fino a sfiorare l’Antartide, dove ritorna in superficie, forzata da un’intensa risalita. A quel punto si riscalda, perde densità e completa il ciclo.

Credit: Nature Communications

L’AMOC non trasporta solo un enorme volume d’acqua, pari a circa 18 milioni di metri cubi al secondo, ma trasmette una grande quantità d’energia, equivalente a 100.000 volte la potenza generata dalla seconda centrale idroelettica più grande del mondo. Tuttavia, un suo collasso provocherebbe una pronunciata ridistribuzione dell’energia, alterando il clima.

La corrente si è indebolita più volte nel corso della storia della Terra a causa di fattori naturali, tanto che il “crollo” più recente ha giocato un ruolo chiave nell’ultima deglaciazione. Analisi di sedimenti marini raccolti al largo della costa del Venezuela, hanno mostrato che queste oscillazioni causarono un aumento delle precipitazioni nel nord-est del Brasile e un forte calo in Venezuela, nell’estremo nord dell’Amazzonia, nelle aree tropicali del Nord Africa e dell’Asia.

LO STUDIO

Ora, grazie ad uno studio condotto da ricercatori tedeschi e dal paleoclimatologo Cristiano Mazur Chiessi, professore presso la School of Arts, Sciences and Humanities (EACH-USP) dell’Università di San Paolo in Brasile, sono stati analizzati i sedimenti continentali sul fondo del Nord-Atlantico creati da uno scioglimento remoto dei ghiacciai ora situati tra il Canada e gli Usa settentrionali. L’enorme volume di acqua dolce aggiunto dallo scioglimento degli iceberg modificò la composizione dell’oceano alle alte latitudini, con un enorme impatto sul clima globale.

Il processo del collasso cominciò con un indebolimento apparentemente insignificante dell’AMOC, che provocò il riscaldamento del sottosuolo alle alte latitudini del Nord Atlantico. Questo riscaldamento sciolse le estremità dei ghiacciai marini, spostandoli rapidamente verso il mare in colossali armate di iceberg. Successivamente i blocchi di ghiaccio si sciolsero, la salinità delle acque superficiali diminuì e l’acqua superficiale, non abbastanza densa per affondare, provocò la cessazione della corrente.

L’AMOC SI STA INDEBOLENDO

Il monitoraggio dell’AMOC negli ultimi decenni mostra che essa si sta indebolendo. I motivi principali sono tre:

  • l’intensificazione delle precipitazioni alle alte latitudini nel Nord Atlantico;
  • lo scioglimento della calotta glaciale sulla Groenlandia;
  • il riscaldamento della superficie del pianeta.

Tutte e tre le cause sono associate all’aumento dei livelli di gas serra nell’atmosfera dovuto all’attività antropica. In definitiva, ciò potrebbe portare l’AMOC al collasso, questa volta però non per cause naturali, esacerbando la crisi climatica con forti ripercussioni.

Lo studio completo è stato pubblicato su Nature Communications.

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it