I borghi italiani: geografia di un patrimonio fragile
I borghi, nell’immaginario collettivo, sono spessi visti come dei luoghi pittoreschi e custodi di una vita che sembra scorrere ad un ritmo diverso da quello frenetico a cui siamo abituati nelle grandi città. Tuttavia, essi nascondono una realtà più fragile, di cui spesso ci dimentichiamo.
Ma cos’è, di preciso, un borgo?
Oggi con questo termine, ci si riferisce generalmente ad un centro abitato di piccole o medie dimensioni; tuttavia questo nome ha origine antichissime: i popoli germanici, infatti, coniarono la parola “burg”, per definire un centro abitato fortificato. Il termine assunse poi nel corso dei secoli, sfumature di significati diversi. Nel nostro Paese, sono diversi ad essere considerati, non a caso, dall’associazione “I Borghi più belli d’Italia” come unici per il loro patrimonio artistico, storico, culturale e paesaggistico. Nel 2025, il numero dei borghi inseriti in questa lista è salito a ben 382.
E tra i numerosi borghi presenti in Italia, ve ne è uno, situato nel Lazio settentrionale (VT), adagiato su uno sperone di tufo nella Valle dei Calanchi: Civita di Bagnoregio. Questa cittadina, conosciuta col nome anche della “città che muore”, espressione coniata per la prima volta da Giuseppe Sessa nel 1911, incarna perfettamente l’immagine di un borgo sempre più fragile e disabitato.
Fondata dagli Etruschi, circa 2500 anni fa, Civita ha attraversato secoli di diverse dominazioni. Tuttavia proprio a causa della sua natura geologica, come i frequenti terremoti e la progressiva erosione, gran parte della popolazione decise già dal XVII-XVIII secolo di abbandonare il borgo.
Dal punto di vista geologico, lo sperone sul quale è arroccato, è composto da tufo litoide originatosi dal Distretto Vulcanico Vulsino che si estende su un’area di circa 2.200 km2. La parte sottostante è invece costituita da argille sabbiose di origine marina risalenti al Pleistocene Inferiore, che dunque rendono il terreno particolarmente erodibile. L’erosione del versante avviene principalmente a causa delle piogge e dei torrenti a valle che intaccano la base inferiore più tenera. Man mano che l’argilla viene erosa, la parte sovrastante, in tufo, perde il suo appoggio, condannando il borgo a rimanere progressivamente sospeso nel vuoto. Si stima infatti che ogni anno i fronti dei calanchi arretrino di circa 7 centimetri, riducendo progressivamente lo spazio vitale del borgo.
Oggi, conoscere dunque la storia e la geologia di Civita di Bagnoregio significa anche riconoscere che la tutela dei borghi italiani avviene necessariamente per mezzo di una profonda comprensione del territorio che li ospita. È proprio la sua fragilità ad averlo reso un borgo unico a livello globale, tanto da averlo portato nelle fasi finali (tentative list) per il riconoscimento a “Patrimonio dell’Umanità UNESCO”.
Fonti consultate:
Enciclopedia Treccani “Definizione di Borgo”
I Borghi più belli d’Italia
Civita di Bagnoreggio.info












