Published On: Dom, Mag 10th, 2026

Chi di Green Deal ferisce, di Green Deal perisce

Il Green Deal varato dall’UE nel 2019 ha la grande ambizione di far diventare l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, un obiettivo oggi legalmente vincolante grazie alla Legge europea sul clima. Il piano prevede un investimento record di 1.000 miliardi di euro nel prossimo decennio, sostenuto dal bilancio UE e dal dispositivo NextGenerationEU. I principali investimenti sono destinati alla decarbonizzazione, allo sviluppo delle energie rinnovabili e alla sostenibilità del sistema alimentare attraverso la strategia Farm to Fork. Difficile dire che non sia un piano interessante e importante per la nostra salute e per il pianeta, eppure in Italia c’è chi ha costruito intere campagne elettorali additando questi provvedimenti come il male assoluto da sospendere.

Fra le tante azioni, quella che ha destato più polemiche è lo stop alla vendita di nuovi motori termici dal 2035, pilastro del pacchetto legislativo Fit for 55. Una certa parte politica sostiene che questo provvedimento uccida l’industria automobilistica italiana, ma siamo sicuri che non sia già in crisi profonda da tempo? Torino ha perso da decenni quell’allure di capitale dell’auto e i dati sulla produzione nazionale (scesa sotto le 500.000 unità annue, ben lontano dai picchi degli anni ’90) lo confermano. Ma cosa è stato fatto concretamente per salvare questa industria? Anche recentemente, ben poco di strutturale. La fusione in Stellantis di FCA nel 2021 è proseguita senza che la politica battesse ciglio, tra il sostanziale silenzio di governo e opposizione, salvo rare e deboli proteste.

Quindi, in questi anni non si è perseguita la strada maestra fissata dall’UE che promuoveva mobilità sostenibile ed energie rinnovabili; anzi, tali misure sono state propagandisticamente marchiate come “radical chic” o azioni da salotto. Intanto, ora cosa diciamo mentre il gasolio e la benzina sfiorano o superano i 2 euro al litro a causa delle tensioni in Medio Oriente e del perdurante conflitto in Ucraina? Persino Confindustria, in un inaspettato risveglio proprio in questi giorni, ha virato verso una richiesta di accelerazione decisa sulle rinnovabili puntando all’installazione di 60 GW di nuovi impianti in tre anni e riconoscendo finalmente che l’energia pulita è l’unica via per tagliare bollette industriali che, a causa della nostra dipendenza, restano strutturalmente più alte rispetto a quelle di Francia e Spagna. Chissà: se avessimo accelerato prima su rinnovabili e mobilità elettrica, forse questa ennesima crisi legata ai combustibili fossili sarebbe pesata meno sulle tasche degli italiani, considerando che la nostra dipendenza energetica dall’estero resta tra le più alte d’Europa. Meditate gente, meditate.

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45