Le polveri dell’11 settembre: il nemico invisibile
Quando le Torri Gemelle crollarono l’11 settembre 2001, milioni di persone guardarono in diretta l’immensa nube grigia che avvolse Manhattan. Per molti sembrò soltanto polvere. In realtà, quella nube era uno dei più grandi rilasci accidentali di contaminanti urbani della storia moderna. Venticinque anni dopo, le conseguenze sanitarie continuano ancora oggi a manifestarsi. Ma cerchiamo di capire meglio.
Una nube tossica sopra New York
Alle 10:28 del mattino dell’11 settembre 2001, con il collasso della Torre Nord del World Trade Center, oltre un milione di tonnellate di materiali da costruzione, arredi, apparecchiature elettroniche e carburante, vennero polverizzati e dispersi nell’aria. La nube che invase Manhattan non era composta da semplice polvere, ma da una miscela estremamente complessa di particelle minerali, fibre, metalli e prodotti della combustione.
I campionamenti ambientali effettuati nei giorni successivi mostrarono che i principali componenti di questa nube che si e’ liberata dal crollo delle torri erano: cemento polverizzato, gesso proveniente dai pannelli delle pareti, fibre di vetro e materiali isolanti, cellulosa derivata da carta e arredi, vetro frantumato, plastiche fuse, fuliggine, residui della combustione, ed infine carburante per aerei parzialmente combusto. Questi sicuramente i componenti principali ma gli unici. A questi si aggiunsero quantità variabili di sostanze particolarmente pericolose: amianto, silice cristallina, piombo, cromo, cadmio, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), diossine e PCB (policlorobifenili).
Per anni l’attenzione mediatica si è concentrata soprattutto sull’amianto ben noto per le sue caratteristiche e soprattutto per i rischi legati all’inalazione delle sue polveri. Tuttavia, numerosi studi successivi hanno evidenziato che il principale agente irritante nelle prime ore dopo l’attentato potrebbe essere stato il carattere fortemente alcalino della polvere. Circa l’80-90% del materiale era costituito da una miscela di cemento, gesso e fibre sintetiche derivanti dalla struttura degli edifici.
Il cemento contiene idrossido di calcio, una sostanza caustica che conferisce alle polveri valori di pH superiori a 10, comparabili a quelli di alcuni detergenti industriali. Quando inalate, queste particelle irritano direttamente occhi, naso, gola e bronchi.
Molti soccorritori descrissero immediatamente una sensazione di “bruciore” alle vie respiratorie e una tosse persistente che sarebbe poi diventata famosa come”World Trade Center cough”.
Ma chi fu esposto? L’esposizione non riguardò soltanto i superstiti, i vigili del fuoco ed il personale di soccorso. Infatti, ad essere colpiti dalle polveri furono anche gli edifici circostanti. Le polveri entrarono a contatto con le persone anche attraverso finestre rotte, sistemi di ventilazione e condizionamento, depositandosi per mesi all’interno di abitazioni e uffici. Inoltre, gli incendi di Ground Zero continuarono a bruciare fino a dicembre 2001, generando ulteriori emissioni tossiche. I vigili del fuoco di New York dichiararono gli incendi sostanzialmente estinti il 19 dicembre 2001, più di 99 giorni dopo gli attentati.
Quali furono gli effetti per la salute nei superstiti dell’attentato? I primi sintomi furono quasi immediati: tosse persistente, bronchite, irritazione oculare, sinusite e difficoltà respiratorie. Con il passare degli anni emersero effetti più gravi.
Le ricerche del World Trade Center Health Program hanno documentato aumenti significativi di: asma cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), disturbi cardiovascolari, disturbi neurologici ed anche numerose forme tumorali. Oggi sappiamo che l’esposizione alle polveri e ai fumi generati dal crollo delle Torri Gemelle è associata a un aumento del rischio di diversi tumori, soprattutto nei soccorritori, nei lavoratori impegnati nei recuperi e nelle persone che vivevano o lavoravano vicino a Ground Zero. Oggi decine di migliaia di persone sono seguite dal programma sanitario federale istituito specificamente per le vittime dell’esposizione. Più di vent’anni dopo gli attentati continuano a essere diagnosticati nuovi casi di cancro correlati ai contaminanti inalati. Nel grande studio sui responder del World Trade Center, l’incidenza complessiva dei tumori risulta aumentata di circa il 9% rispetto all’atteso. Ovviamente il rischio dipende dall’esposizione alle polveri e non e’ stato uguale per tutti. Il World Trade Center Health Program riporta oggi decine di migliaia di diagnosi di cancro tra cui leucemie, tumore al polmone e tumore alla tiroide correlate all’esposizione post-11 settembre. Secondo dati recenti, i casi certificati hanno superato i 57.000, considerando sia soccorritori sia residenti/lavoratori esposti nell’area. E ancora dopo 25 anni, molti casi stanno emergendo ora, coerentemente con i lunghi tempi di latenza tipici della carcinogenesi ambientale.

Un’eredità ancora presente
L’11 settembre non è stato soltanto una tragedia terroristica. È stato anche un enorme disastro ambientale e sanitario. Le morti provocate direttamente dagli attentati furono quasi 3.000, ma gli effetti della nube tossica hanno continuato a colpire soccorritori e civili per decenni. Oggi il World Trade Center rappresenta uno dei casi meglio studiati al mondo di esposizione massiva a polveri urbane tossiche e continua a fornire insegnamenti fondamentali per la gestione delle emergenze ambientali.
L’11 settembre non ha causato solo le circa 3.000 vittime immediate, ma anche una vera e propria “epidemia” di malattie croniche negli anni successivi.
Il CDC e il World Trade Center Health Program stimano che circa 500.000 persone siano state esposte ai contaminanti tossici generati dagli attentati e dalle operazioni di recupero. Tra queste vi erano soccorritori, pompieri, poliziotti, lavoratori impegnati nella pulizia, residenti, studenti e impiegati di Lower Manhattan.
Quando le Torri Gemelle crollarono, il mondo vide una nube di polvere attraversare Manhattan. Quella nube durò poche ore. Le sue conseguenze, invece, durano ancora oggi. Per circa mezzo milione di persone l’11 settembre non finì con il collasso delle torri: continuò nei loro corpi. La polvere di Ground Zero è diventata il simbolo di una verità spesso dimenticata: alcune catastrofi non terminano quando si spengono gli incendi, ma continuano a colpire per decenni nel silenzio del corpo umano.
Bibliografia
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