Aquile: i caccia italiani che proteggono i cieli d’Europa
Nel 2023 l’Aeronautica Militare Italiana ha celebrato i 100 anni dalla sua nascita (1923). La nostra aviazione militare fu istituita fra le prime al mondo, solo vent’anni dopo il primo volo dei fratelli Wright, padri dell’aviazione. L’Italia detiene purtroppo il record per cui già nel 1911, prima della nascita della forza armata autonoma, fu la prima nazione al mondo a lanciare bombe dagli aerei; ne conosceremo il vero e drammatico significato anche in Italia fra il 1943 e il 1945.
Nella prima parte del ‘900 sono note le imprese del volo sopra Vienna nel 1918 di D’Annunzio che, al posto di lanciare bombe, lanciò dei volantini ai viennesi per invitare alla fine della guerra. Sempre durante la Grande Guerra sono celebri le gesta dell’asso Francesco Baracca, che aveva fatto dipingere sul suo aereo un cavallino rampante come portafortuna. Sarà lo stesso cavallino che poi Enzo Ferrari renderà famoso in tutto il mondo come simbolo della Ferrari.
Negli anni ’80, grazie al film americano Top Gun, l’aviazione di guerra e i piloti dei caccia diventano molto popolari. Anche in Italia, molti di voi ricorderanno, fu girata una serie di successo, “Aquile”, che, andata in onda nel 1990, raccontava le storie di giovani ragazzi alle prese con l’Accademia Militare di Pozzuoli. È stato il sogno di tanti ragazzi quello di poter guidare un caccia o il famoso Tornado e per molti, con l’avvento dei simulatori al PC, è stato un modo per avvicinarsi a quel mondo.
Dell’Aeronautica Militare si ricordano le prime missioni all’estero dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1991 molti ricorderanno che i nostri caccia erano impegnati nella Guerra del Golfo, quando l’Iraq aveva invaso il Kuwait: durante una missione, un nostro caccia venne abbattuto dalla contraerea irachena e i piloti Bellini e Cocciolone restarono prigionieri degli iracheni per 47 giorni. Diventarono noti i video del volto tumefatto di Cocciolone, il navigatore, mentre parlava alla TV irachena.
Arriviamo ai giorni nostri: in tempi di crescenti tensioni internazionali, sentiamo ultimamente parlare spesso degli interventi dei nostri aerei nei cieli europei. L’Italia, che fa parte della NATO, ha il compito, insieme ad altri Paesi, di difendere il cosiddetto “fianco orientale”, ossia i Paesi NATO confinanti con la Russia. In questi mesi si sono verificati diversi sconfinamenti di droni durante la guerra russo-ucraina, e così, durante i turni di pattugliamento, gli aerei e i piloti italiani di stanza ad esempio in Lituania si sono alzati in volo per controllare i cieli dei Paesi Baltici, che sono anche membri UE. L’Italia, con altri paesi NATO, partecipa alla missione di Air Policing (polizia aerea) nelle tre repubbliche baltiche: Lituania, Lettonia e Estonia e anche l’Islanda.
Se le missioni NATO sono abbastanza note, non tutti sanno che ci sono accordi con alcuni Paesi europei che non dispongono di una propria aviazione militare: tramite questi accordi è l’Italia, con i suoi piloti, a proteggerne i cieli. C’è un accordo storico con Malta (che non fa parte della NATO), dove la difesa dell’isola è affidata all’aviazione italiana e accordi nell’ambito della difesa NATO con la Slovenia dal 2004 (in carico all’Italia), e successivamente, a rotazione con l’aeronautica greca, il Montenegro e l’Albania (a rotazione con l’aeronautica greca). Inoltre, in caso di emergenza, i nostri caccia possono decollare in pochi minuti dalle basi operative nazionali (come Grosseto, Gioia del Colle – BA o Istrana – TV) ed effettuare il cosiddetto scramble (decollo rapido): in caso di pericolo, scortano gli aerei potenzialmente sospetti lungo lo spazio aereo del Paese fino ad accompagnarli nel Paese confinante dove interviene l’aviazione locale (ad esempio, con la Francia e con i Paesi UE/NATO è consentito lo sconfinamento controllato). Anche con la Svizzera, che ha uno spazio aereo contenuto, esiste un accordo che permette ai caccia italiani di intercettare velivoli nei loro cieli, pur potendo aprire il fuoco, in casi estremi, solo su autorizzazione di Berna.
Nel 2023 l’Aeronautica Militare Italiana ha celebrato i 100 anni dalla sua nascita (1923). La nostra aviazione militare fu istituita fra le prime al mondo, solo vent’anni dopo il primo volo dei fratelli Wright, padri dell’aviazione. L’Italia detiene purtroppo il record per cui già nel 1911, prima della nascita della forza armata autonoma, fu la prima nazione al mondo a lanciare bombe dagli aerei; ne conosceremo il vero e drammatico significato anche in Italia fra il 1943 e il 1945.
Nella prima parte del ‘900 sono note le imprese del volo sopra Vienna nel 1918 di D’Annunzio che, al posto di lanciare bombe, lanciò dei volantini ai viennesi per invitare alla fine della guerra. Sempre durante la Grande Guerra sono celebri le gesta dell’asso Francesco Baracca, che aveva fatto dipingere sul suo aereo un cavallino rampante come portafortuna. Sarà lo stesso cavallino che poi Enzo Ferrari renderà famoso in tutto il mondo come simbolo della Ferrari.
Negli anni ’80, grazie al film americano Top Gun, l’aviazione di guerra e i piloti dei caccia diventano molto popolari. Anche in Italia, molti di voi ricorderanno, fu girata una serie di successo, “Aquile”, che, andata in onda nel 1990, raccontava le storie di giovani ragazzi alle prese con l’Accademia Militare di Pozzuoli. È stato il sogno di tanti ragazzi quello di poter guidare un caccia o il famoso Tornado e per molti, con l’avvento dei simulatori al PC, è stato un modo per avvicinarsi a quel mondo.
Dell’Aeronautica Militare si ricordano le prime missioni all’estero dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1991 molti ricorderanno che i nostri caccia erano impegnati nella Guerra del Golfo, quando l’Iraq aveva invaso il Kuwait: durante una missione, un nostro caccia venne abbattuto dalla contraerea irachena e i piloti Bellini e Cocciolone restarono prigionieri degli iracheni per 47 giorni. Diventarono noti i video del volto tumefatto di Cocciolone, il navigatore, mentre parlava alla TV irachena.
Arriviamo ai giorni nostri: in tempi di crescenti tensioni internazionali, sentiamo ultimamente parlare spesso degli interventi dei nostri aerei nei cieli europei. L’Italia, che fa parte della NATO, ha il compito, insieme ad altri Paesi, di difendere il cosiddetto “fianco orientale”, ossia i Paesi NATO confinanti con la Russia. In questi mesi si sono verificati diversi sconfinamenti di droni durante la guerra russo-ucraina, e così, durante i turni di pattugliamento, gli aerei e i piloti italiani di stanza ad esempio in Lituania si sono alzati in volo per controllare i cieli dei Paesi Baltici, che sono anche membri UE. L’Italia, con altri paesi NATO, partecipa alla missione di Air Policing (polizia aerea) nelle tre repubbliche baltiche: Lituania, Lettonia e Estonia e anche l’Islanda.
Se le missioni NATO sono abbastanza note, non tutti sanno che ci sono accordi con alcuni Paesi europei che non dispongono di una propria aviazione militare: tramite questi accordi è l’Italia, con i suoi piloti, a proteggerne i cieli. C’è un accordo storico con Malta (che non fa parte della NATO ed un paese neutrale), dove la difesa dell’isola, in caso di attacchi, è affidata all’aviazione italiana e accordi nell’ambito della difesa NATO con la Slovenia dal 2004 (in carico all’Italia), e successivamente, a rotazione con l’aeronautica greca, il Montenegro e l’Albania (a rotazione con l’aeronautica greca). Inoltre, in caso di emergenza, i nostri caccia possono decollare in pochi minuti dalle basi operative nazionali (come Grosseto, Gioia del Colle – BA o Istrana – TV) ed effettuare il cosiddetto scramble (decollo rapido): in caso di pericolo, scortano gli aerei potenzialmente sospetti lungo lo spazio aereo del Paese fino ad accompagnarli nel Paese confinante dove interviene l’aviazione locale (ad esempio, con la Francia e con i Paesi UE/NATO è consentito lo sconfinamento controllato). Anche con la Svizzera, che ha uno spazio aereo contenuto, esiste un accordo che permette ai caccia italiani di intercettare velivoli nei loro cieli, pur potendo aprire il fuoco, in casi estremi, solo su autorizzazione di Berna.
Se negli anni ’90 i protagonisti erano i Tornado (sviluppati dal consorzio europeo Panavia), oggi l’Aeronautica Italiana impiega principalmente gli Eurofighter Typhoon (assemblati a Torino-Caselle) e gli F-35 (assemblati nello stabilimento di Cameri, in provincia di Novara). Dunque questi pattugliatori dell’aria non garantiscono solo la sicurezza nazionale, ma anche la sorveglianza dei cieli di Malta, Slovenia, Albania e Montenegro, affiancando gli alleati nei Paesi Baltici e in Islanda. Certo l’auspicio è che il ruolo dei nostri aerei sia solo quello di monitoraggio e deterrente e non si debbano ingaggiare combattimenti.
Fonti consultate: Difesa, Regionale(CH), Wikisource











