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Il lockdown e il clima portano il nord Italia a tutta sulle rinnovabili

Ticino, Lombardia

L’Italia è ormai ferma da diverse settimane a causa del lockdown e con essa i consumi energetici si sono quasi dimezzati rispetto alla norma. In Italia i grandi consumi sono concentrati al nord Italia per via della grandi industrie che sono molto energivore. L’Italia è di certo uno dei paesi leader mondiali nelle energie rinnovabili, ma di certo non sono ancora sufficienti per sostenere il Paese in condizioni normali. In particolare al nord Italia, nel mix energetico, a fare da padrone è ancora il gas naturale e quindi il termoelettrico. Di certo non parliamo più di carbone o olio, ma il gas comunque rilascia CO2. In condizioni normali le percentuale di rinnovabile al nord si aggira giornalmente fra il 30 e il 50%. Valori più alti si registrano in centro Italia e al sud soprattutto in giornate ventose grazie ai tanti impianti eolici.

Interno di una centrale idroelettrica

Il 25 aprile 2020 potrà essere ricordata come una giornata molto particolare dal punto di energetico. Una concomitanza di diversi fattori, nel primo pomeriggio,  ha fatto soddisfare i consumi con ben il 71% di energia rinnovabile. Una giornata calda (ma non troppo) per il periodo, anche in alta montagna, ha fatto si che la produzione fotovoltaica fosse molto corposa, così come quella idroelettrica che solitamente in primavera è sempre elevata. Il risultato è stato che il mix energetico, in particolare dopo pranzo, è stato a bassissime emissioni (180 g di CO2 per ogni Kwh), come è molto raro vedere nel settentrione.

Solitamente al nord è necessario importare energia dai Paesi vicini, in particolare da Francia e Svizzera, ieri invece il flusso si è invertito e l’energia veniva pompata verso l’estero. Visto la grande quantità di energia rinnovabile prodotta, il prezzo orario dell’energia è crollato vertiginosamente quasi a zero. Diciamo che è successa la stessa cosa che è successa con il petrolio qualche giorno fa, dunque un eccesso di offerta su una bassa domanda. La festività del 25 aprile, ha ulteriormente ridotto i già bassi consumi ed ecco un’altra causa di questo quadro “anomalo”.  Stessa situazione con eccesso di rinnovabili si verificata in centro Italia che ha “esportato” energia verso il nord migliorando ancora di più il quadro.

Essendo che l’energia rinnovabile ha la priorità di dispaccio, ciò in sostanza deve essere consegnata per prima, rispetto alle fonti fossili, l’esubero di produzione di ieri ha attivato anche il pompaggio. Il pompaggio è quella pratica che permette di ri-pompare  a monte l’acqua in alcuni bacini idroelettrici (dotati di pompe) e grazie al costo quasi nullo dell’energia è stato possibile permettere di rabboccare le riserve d’acqua, utilizzabili in altre giornate per nuova produzione di energia.

Dal punto di vista ambientale questa emergenza ha un lato positivo ed è quello della riduzione dell’impatto inquinante a 360° sul nord Italia, probabilmente una situazione per diversi giorni di seguito a basso impatto che non si presentava dai tempi della seconda guerra mondiale. La strada per portare l’Italia intera al 100% di energia rinnovabile è ancora lunga e tortuosa, ma chissà che questa emergenza non ci farà spingere ancora di più in questa rivoluzione?

Giuseppe Cutano: Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia e per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche.
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