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Groenlandia: la calotta glaciale dal Pliocene al Pleistocene

Alide Dassel Pixabay

Sepolta sotto la spessa calotta glaciale della Groenlandia c’è una rete di canyon così lunghi e profondi che il più grande di essi è stato chiamato il “Grand Canyon”. La forma di questo mega-canyon suggerisce che sia stato scolpito dall’acqua corrente, ma come esso si sia formato è argomento di intenso dibattito.

Ora, scienziati dagli Stati Uniti e dalla Danimarca stanno proponendo una nuova sorprendente ipotesi che prevede inondazioni catastrofiche e improvvise che avrebbero drenato grandi laghi pieni d’acqua di fusione.

Nella maggior parte degli studi sulla Groenlandia i ricercatori usano la moderna calotta glaciale come punto di partenza per capire come sia cambiata nel tempo. In questo studio hanno deciso di adottare un approccio diverso: indagare come appariva la Groenlandia prima di una glaciazione diffusa.
I ricercatori hanno utilizzato particolari modelli climatici per simularne l’evoluzione dal pliocene al pleistocene, 2,58 milioni di anni fa. Hanno scoperto che a seguito di lunghi periodi con temperature stabili, un periodo eccezionalmente caldo potrebbe aver causato un rapido ritiro dei ghiacci. Questo scioglimento portò allo sviluppo di grandi laghi ricoperti di ghiaccio nelle aree in cui il substrato roccioso era ancora depresso a causa del peso dell’ex calotta glaciale.

Le simulazioni alla fine mostrano che il crollo delle dighe di ghiaccio causarono grandi inondazioni, simili ad altre calotte glaciali in ritirata.
In definitiva, i risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Geology,  indicano ipotesi verificabili sui cambiamenti della calotta glaciale della Groenlandia nel corso del tempo.

Fonti bibliografiche: Benjamin A. Keisling et al, Pliocene–Pleistocene megafloods as a mechanism for Greenlandic megacanyon formation

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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