Published On: ven, Set 11th, 2020

Viaggio in Italia 1820 (Terza Puntata)

Prosegue il nostro viaggio fra Palermo e Torino nel 1820. La scorsa puntata eravamo arrivati a Napoli capitale del Regno della Due Sicilie, nella terra di Re Ferdinando. Oggi proseguiamo il viaggio risalendo, lentamente, la Penisola.

Dipinto della Reggia di Caserta (Credit Cultura Italia)

Lasciamo Napoli e procediamo verso Nord entrando nella provincia cosiddetta Terra di Lavoro (attualmente coperta dalla province di Latina e Caserta). Dopo aver percorso un tratto nell’entroterra, sulla antica Via Domizia, si giunge a Caserta, un piccolo borgo di 5 mila abitanti. Qui si trova la famosa Reggia, uno dei più grandi palazzi della Penisola, che però oramai è già diventata solo una residenza di caccia e non più la sede del Re. Ferdinando preferisce stare a Napoli.

Percorriamo un tratto sulla Via Domizia, che è ancora ben tenuta, e un pò più a nord ci immettiamo sulla Via Appia. Rivediamo così nuovamente il Mar Tirreno e qui le strade sono in condizioni carrozzabili. La guida parla di una delle strade più belle d’Europa, ma comunque permane la scarsità di alberghi e quelli che troviamo non sono di alta qualità. Direzione dunque Terracina e confine di Stato, il primo che incontreremo. Ci separano ancora 150 km separano dal confine con lo Stato Pontificio.

Targa commemorativa del confine di Stato (Credit Brigantaggio.net)

Impieghiamo un paio di giorni ad attraversare gli ultimi borghi dello stato duosiciliano e dopo esser transitati per Mola di Gaeta (l’attuale Formia) e sopra il fiume Garigliano arriviamo alla dogana che separa lo Stato del Regno delle Due Sicilie con lo Stato Pontificio. Ci prepariamo a lasciare lo Stato più grande della Penisola per entrare in quello più antico. Proprio dallo Stato Pontificio partirà dopo qualche decennio più tardi l’idea di una unione doganale, una sorta di Unione Europea degli stati della Penisola. In dogana cambiamo i nostri ducati duosiciliani con gli scudi pontifici. I nostri ducati valgono circa 0,80 scudi, poichè la moneta papalina è un pò più forte.

Dopo i controlli alla dogana superiamo il confine ed entriamo nella provincia pontificia più meridionale denominata Marittima e Campagna. Siamo appena dopo Terracina, zona Circeo. Altri 150 km ci separano dalla capitale papalina che è ovviamente Roma. La strada prosegue verso l’interno su strade abbastanza accidentate che ci evitano l’agro pontino che è considerato ancora malsano poiché paludoso. La “mitica” strada Pontina (SS. 148) arriverà solo fra circa un secolo. Goethe qualche anno prima indicava questa zona come uno dei luoghi più affascinanti e selvaggi d’Europa.

Monti Lepini e pianura Pontina in un dipinto di C. Jersey

Si transita per piccoli villaggi ai bordi dei Monti Lepini e poi si transita da Sermoneta, dove si scorgono resti di fasti del passato per giungere poi ai “Castelli” dove troviamo Velletri. La città laziale conta 11 mila abitanti ed è sicuramente la città più popolosa e importante della parte meridionale dello Stato Pontificio. Siamo nella zona vulcanica a sud della capitale. Lasciando le colline romane scendiamo verso la campagna romana sulla pianura tiberina. La guida ci parla di campagne mal coltivate e quindi di aria malsana. Iniziamo a scorgere i resti di antichi acquedotti romani, la città eterna è alla nostra portata.

Entriamo a Roma dal lato da sud-est della città eterna dove si trova porta

Dipinto del Colosseo nel 1820 utilizzato come deposito agricolo (Credit J.Tuner)

San Giovanni. La città è molto meno popolosa di Napoli e ci vivono 150 mila abitanti. Numeri lontanissimi dal milione dell’epoca imperiale. Il governo dello Stato Pontificio è affidato a Pio VII. Il Papa che aveva subito l’onta del rapimento da parte di Napoleone che lo aveva tenuto ostaggio per ben 2 anni ed era stato rimesso al suo posto solo dopo il congresso di Vienna. Le casse dello stato di certo non sono in condizioni ideali e con il proliferare delle società segrete e carbonare la situazione non rende facile la vita al Papa. Se Napoli è in subbuglio, Roma è più tranquilla, ma anche qui in pentola bolle risentimento verso il governo papalino che di certo non è sempre indulgente verso il popolo. Cerchiamo dunque un posto per alloggiare e seppur a Roma non si respiri certo l’aria dei fasti del passato gli alberghi sono di ottima qualità.

Si chiude qui questa terza tappa che ci ha visto per la prima volta attraversare una frontiera nonostante siamo ancora nella prima parte del viaggio. Napoli-Roma è percorribile oggi in poco più di un ora di treno alta-velocità, nel 1820 ci abbiamo impiegato poco meno di una settimana per circa 300 km. Torino è ancora lontana.

Prima tappa: Palermo – Villa San Giovanni

Seconda tappa: Villa San Giovanni – Napoli

Fonti consultate: Amanti della storia, Itinerario Italiano 1818

 

 

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it