X

Viaggio in Italia 1820 (Seconda Puntata)

Prosegue il nostro viaggio indietro nel tempo fino al 1820. Stiamo viaggiando da sud a nord della Penisola e nella prima puntata ci siamo spostati da Palermo a Villa S.Giovanni. Ci sono volute due settimane per attraversare i cosiddetti “Domini al di là del Faro (ndr di Messina)”  del Regno Delle Due Sicilie.

Il Regno delle Due Sicilie nel 1820 (Credit PortaleSud)

Eccoci dunque in Calabria, “al di qua del Faro”. Ci aspettano ancora oltre 500 km per raggiungere la Capitale dello Stato delle Due Sicilie. Le guide sconsigliano il percorso via terra e non vengono indicati i tempi di percorrenza. Attraversare la Calabria è una impresa e bisognerà aspettare quasi 200 anni per avere una strada veloce degna di tale nome. Ciò avverrà solo con il termine dei lavori dell’Autostrada A2 del Mediterraneo o come sarà meglio conosciuta: Salerno-Reggio Calabria.

La Calabria, una regione a picco sul mare con montagne che si elevano rapidamente, devastata da sismi e alluvioni è un luogo per pochi arditi nel 1800. Napoli è lontana e come già in Sicilia, anche qui delle strade consolari romane resta poco o nulla. Anche sulla punta dello stivale niente carrozzabili, pochi alberghi e si viaggi in calesse o a dorso di mulo. Si risale la punta della Penisola passando per boschi e fiumare, transitando per Monteleone, 8 mila abitanti, che qualche secolo dopo diventerà Vibo Valentia. Poche o nulle sono le tracce dei fasti della Magna Grecia e anche l’epopea del Generale napoleonico Gioacchino Murat, accaduta ormai 5 anni prima, è acqua passata.

Alcuni costumi tipici della Calabria del 1800 (Credit wikiwand)

Proseguiamo verso Nord ed entriamo nei fitti boschi dell’entroterra calabrese, siamo in Sila. Si transita da piccoli paesini inerpicati su colline e montagne. Arriviamo a Cosenza che non è molto più popolosa di Monteleone e proseguiamo fra le montagne inerpicandoci per il massiccio del Pollino. Abbiamo transitato due province duosiciliane la Calabria Ulteriore (sud) e quella Citeriore (nord), coprendo diversi tratti che Stendhal nel suo Grand Tour aveva percorso 3 anni prima.

Dopo quasi due settimane di cammino in Calabria si giunge in Basilicata. In queste zone, fatte di piccoli villaggi, di fatiche e di agricoltura di sussistenza, la politica di Napoli è lontana, così come il fermento di Palermo. Si prosegue nel Principato Citeriore (attuale Provincia di Salerno) e transitiamo da Eboli e dove ci vorranno altri 100 anni affinché veda la luce il libro di Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli. Cristo non andrà oltre per diversi decenni. Proseguiamo per diversi giorni e arriviamo a Salerno. Con la nave da Messina saremmo arrivati in un paio di giorni, ma non avremmo percorso uno dei luoghi più inespugnabili della Penisola. Nel 2020, secondo “l’oracolo” Google Maps, ci metteremo via terra meno di 4 ore da Villa a Salerno.

Salerno, 9 mila abitanti circa, è una modesta città portuale, che solo in futuro acquisirà importanza nella zona. La via più veloce per la Capitale, indicata da Itinerario italiano, è quella che lascia nuovamente la costa per proseguire nella valle del Sarno e tornare sul Tirreno a Torre Annunziata, borgo importante di 15 mila abitanti. Siamo ai piedi del Vesuvio a poco più di 30 km dalla Capitale nel “District of Columbia” del regno duosiciliano.

Parata Esercito Borbonico in piazza Plebiscito a Napoli (Credit antonioportobello)

Entriamo finalmente a Napoli dopo oltre 3 settimane di percorso da Messina e un mese da Palermo. La città è enorme ed è la più popolosa della Penisola inserendosi fra le 10 città più popolose al mondo. Oltre 300 mila abitanti vivono nella capitale duosiciliana. Il capo di Stato è Re Ferdinando I di Borbone. Il Regno è governato con una Monarchia assoluta e sta vivendo un anno di tumulti e proteste. La situazione è molto tesa a Palermo, come a Napoli. Fra la borghesia napoletana serpeggia la voglia di una Costituzione e di una monarchia meno assoluta. Saranno anni duri per la città e per la monarchia borbonica. Il governo illuminato di Carlo di Borbone è solo più un ricordo nella città partenopea.

Si conclude a Napoli la secondo puntata. Il nostro viaggio è iniziato a Palermo, seconda città del Regno, un mese fa.  Nel 1820, via terra,  i tempi per raggiungere la Capitale di Stato dalla secondo città più importante del Regno sono eterni. Con un piccolo veliero avremmo impiegato “solo” un giorno e mezzo, i mezzi a vapore devono ancora arrivare. Il primo piroscafo a vapore italiano, il Ferdinando I,  fu in realtà varato proprio a Napoli 2 anni prima, ma presto fu dismesso in favore della tradizione vela, per ora più affidabile. Ovviamente nel 1820 il telegrafo in Italia non esiste, altro che smartphone.

Puntate precedenti:

Prima Puntata : Palermo – Villa San Giovanni

Fonti consultate: il Postalista, Itinerario Italiano 1818, Paolomalanima.it

Categorie: Home Storia
Giuseppe Cutano: Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia e per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche.
Post correlati

This website uses cookies.