Published On: gio, Ago 27th, 2020

Viaggio in Italia 1820 (Prima puntata)

Iniziamo oggi un viaggio a puntate facendo un salto nel tempo di 200 anni per tornare al 1820. L’Italia era un caleidoscopio di piccoli stati che avevano consuetudini e amministrazioni spesso molto diverse fra loro. Una situazione vagamente simile si è vissuta in questo 2020 con la pandemia. Ogni regione italiana è diventata un piccolo staterello dove non era possibile uscire o entrare o dove i governatori applicavano restrizioni o maggiori libertà in base alle esigenze. Questa era un pò l’Italia del 1820. Anche quell’anno, come il 2020, fu un anno non facile per la Penisola italiana, ma non per una pandemia, ma per una serie di rivolte scoppiate un pò ovunque.

Ipotizziamo di partire per il nostro viaggio da Palermo per andare a Torino. Ovviamente non abbiamo a disposizione molti mezzi di trasporto. Non esistono gli aerei e neppure le ferrovie. I primi tratti ferroviari in Italia verranno inaugurati solo fra vent’anni. Dunque dovremo ripiegare su una carrozza trainata da cavalli oppure con dei muli. Ovviamente la carrozza non possono permettersela tutti e la maggior parte delle persone si muovono a piedi.

In quell’epoca proseguivano ancora i viaggi del cosiddetto “Grand Tour“, un viaggio fatto dai rampolli della nobiltà europea che spesso copriva tutta l’Italia per visitare i luoghi dell’antica Roma e della Magna Grecia. Questi viaggi, che erano gli antesignani del turismo moderno, duravano anche diversi mesi proprio a causa delle scarse velocità dei mezzi di trasporto. La guida stradale dell’epoca si chiamava “Itinerario Italiano” ed era una sorta di Guida Michelin con indicazioni sulle principali direttrici stradali.  Navigatori satellitari? Ultra fantascienza.

Partiamo dunque per il nostro viaggio da Palermo. La città siciliana, ormai ex capitale,  da pochi anni fa parte del Regno delle Due Sicilie. L’Europa, dopo il ciclone Napoleone e delle rivoluzioni, è ripartita con il Congresso di Vienna del 1815 che ha riportato le nazioni europee allo status quo. Palermo è una cittadina di circa 200 mila persone ed è una delle più popolosi centri urbani d’Italia. In città si respira un clima di insofferenza verso l’unione del Regno di Sicilia al Regno di Napoli e questo a breve sfocerà in tumulti sanguinosi.

Per pagare le nostre spese utilizziamo il ducato delle Due Sicilie la moneta unica che da poco tempo ha tolto fuori corso il ducato napoletano e la piastra siciliana. Questa moneta potremo utilizzarla in tutto il Sud Italia ed è la moneta che gode della maggiore estensione territoriale vista la vastità del Regno Duo Siciliano (111 mila km2). Un ducato varrà nel 2020 circa 20 € ed essendo di taglio molto grande la moneta non verrà mai coniato e si usano solo tagli più piccoli. Un muratore duosiciliano guadagna quelli che dopo 200 anni saranno 8 € al giorno e per acquistare un kg di pane spende 5 centesimi di ducato (5 grane), pari a 1,2 € del futuro.

Sicilia nell’800 (Credit artereview)

Il viaggio parte da Palermo alla volta di Messina. Se nel 2020 saranno 230 i km di autostrada che separano le due città, nel 1820 dovremo percorrerne ben 150 km in più, secondo la guida. Scordiamoci di utilizzare la carrozza se non per i primi e gli ultimi km in prossimità dei centri urbani dove esiste la cosiddetta strada “carrozzabile”. In molti tratti sarà necessario l’utilizzo di muli o cavalli per via delle mulattiere. Gli sfarzi visti a Palermo, degni di una ex capitale, saranno solo un ricordo dopo qualche km.

Dopo aver passato lungo villaggi e paesini inerpicati sulla costa tirrenica siciliana e dopo quasi due settimane di percorso giungiamo a Messina. Il percorso è stato molto impegnativo e lungo la strada abbiamo trovato alloggi di fortuna e locande improvvisate. Messina, che si affaccia sullo stretto omonimo, conta circa 50 mila abitanti. L’obiettivo è quello di attraversare il braccio di mare per entrare nel continente. Prendere la nave per Napoli ci ridurrebbe drasticamente il percorso, ma preferiamo avventurarci via terra. Non essendo più un confine di stato  non troviamo nessuna dogana o controllo fra le due sponde.

Dipinto della città di Messina dell’800, con i palazzi che spariranno nel 1908 dopo il sisma (Credit Cooltura)

L’attraversamento Sicilia-Calabria non è molto frequentato, le direttrici navali sono da Messina verso Napoli o verso le altre città della Sicilia. Solo due secoli dopo, il trasporto via terra sostituirà quello via mare, e il traffico fra le due coste esploderà. Oggi ci accontentiamo di prendere una piccola barca a vela con un barcaiolo che ci aiuterà a percorrere i pochi km che separano le due coste. Paghiamo qualche centesimo di ducato e arriviamo nel piccolo villaggio di Villa San Giovanni in Calabria. Siamo come si usa in gergo nei domini al di qua del faro (si intendeva il faro di Messina).

Per attraversare buona parte della Sicilia settentrionale, nel cosiddetto dominio al di là del faro,  ed arrivare sul continente ci abbiamo messo circa 2 settimane, cambiando diversi mezzi: carrozza, mulo e barca a vela. Non abbiamo sempre trovato vere e proprie locande, ma alloggi di fortuna. Ora siamo in Calabria, dove è fortemente sconsigliato il transito, tanto che molte guide, anche internazionali, consigliano un comodo Messina-Salerno o Napoli via mare. Leggende di briganti e strade poco percorribili sono i maggiori ostacoli del percorso. La Calabria sarà un osso duro del viaggio. A Villa si conclude dunque la prima puntata del Palermo-Torino 1820. Abbiamo percorso 400 km e la strada per Torino è ancora molto lontana.  Alla prossima puntata.

 

Fonti consultate: il Postalista, Itinerario Italiano 1818, Paolomalanima.it

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it