Published On: dom, Nov 29th, 2020

Covid19: cosa succede in Africa?

Se siamo tutti più o meno coscienti e ben informati di quello che sta succedendo in Europa sul Covid19 o in Nord America, meno chiaro è quello che è avvenuto e sta avvenendo in Africa. In generale ed in particolare in Italia c’è spesso poco spazio a quanto accade fuori dai nostri confini. Per contingenza dai paesi vicini ci giungono notizie e informazioni, ma dai luoghi più remoti spesso non compare nulla sui nostri media. Ricordiamo però che alcuni paesi africani sono tutt’altro che remoti, ma sono assolutamente vicinissimi a noi

Il primo caso “ufficialmente” riconosciuto nel continente africano è stato in Egitto il 14 febbraio 2020. Ad un paziente straniero, che si trovava nel paese africano, gli è stato diagnosticato il Covid19 e in quei giorni in Italia ci si preparava ad entrare in piena emergenza. Con la scoperta del primo caso africano si pensò ad un rapido espandersi del virus in tutto il continente con la previsione di un ecatombe, ma non è stato così almeno nei numeri.

Nella cosiddetta prima ondata i casi più numerosi iniziarono ad essere diagnosticati nei paesi più avanzati del continente: Sud Africa, Algeria, Egitto e Marocco che sono anche i primi paesi per PIL in Africa. Dunque i paesi più avanzati hanno iniziato a contare più casi, innanzitutto per una maggiore presenza di scambi commerciali con l’estero e nel paese stesso, ma anche per una maggiore efficienza del sistema sanitario.

Casi di Covid19 a livello mondiale ad oggi (Credit Hopkins University)

Con la seconda ondata la solfa non cambia e fra i primi paesi troviamo Sud Africa, seguito da Marocco ed Egitto. Come mai paesi come Nigeria ed Etiopia, i più popolosi del continente, con oltre 100 milioni di abitanti hanno tassi di contagio bassissimiLa stessa domanda se la sono posta alcuni scienziati kenioti e inglesi che hanno studiato l’impatto sul paese del corno d’Africa e recentemente hanno fatto una pubblicazione su Science. Come sappiamo gli studi del Covid19 in Africa sono davvero molto pochi.

Il Kenya ha 54 milioni di abitanti (quindi simile a paesi come Italia e Francia) e ad oggi, da inizio pandemia, sono stati registrati 83 mila casi contro 1,5 milioni in Italia e 2,2 in Francia. Numeri che sono completamente diversi. Le vittime keniote 1.400 contro le oltre 50 mila sia per Italia che Francia.

Anche in Kenya, nella prima ondata, è stato fatto un lockdown, ma di certo solo questo non può giustificare tale dato sensibilmente più basso. Gli studiosi hanno analizzato alcuni dati legati ai donatori di sangue kenioti per comprendere quanto fossero presenti gli anticorpi IgG e dunque individuare le sieropositività al Covid19. Ebbene il numero degli immuni non differisce molto dai paesi dove il virus è esploso (Italia, Svizzera, Spagna, USA ecc). Di certo il monitoraggio dei casi in Africa non è paragonabile a quello di livello dei paesi occidentali e ciò lo dimostra il numero dei tamponi: 16 mila ogni milione di abitanti in Kenya contro i 360 mila in Italia. Dunque è questa la causa della differenza di contagi? Sembra di no, perché c’è assolutamente da segnalare che il paese africano non è andato in affanno con casi di malattie polmonari e questo nonostante le strutture del paese africano non siano paragonabili alle nostre per numero e qualità.

Dunque si possono trarre le seguenti indicazioni che andiamo ad illustrare, seppur sarà importante proseguire gli studi. Per prima cosa i casi in molti paesi africani non sono stati tracciati come da noi e in molte aree remote le strutture sanitarie sono comunque molto scarse quindi ci arrivano meno informazioni. Di certo sembra però che anche in Africa il virus è circolato come del resto del mondo, ma senza fare le stesse vittime che in altri continenti e con un alto numero di asintomatici o lievemente sintomatici. Si pensi che la popolazione dell’Africa è il 17% di quella mondiale, ma le morti da Covid19 sono solo il 3% di quelle mondiali. Fra le cause ipotizzate sono di certo una popolazione mediamente molto più giovane di quella europea,  inoltre alcuni paese alle prese con virus ancora più letali come Ebola, in particolare in Africa occidentale,  hanno comunque attuato un modus operandi oramai collaudato e utilizzato anche per il Covid. Sicuramente anche un ridotto numero di scambi con altri paesi può anche essere una ulteriore causa e inoltre si ipotizza anche una immunità che deriva da altri virus simili (HCov) e che già sono circolati in passato in quelle zone.

La situazione africana è di certo un caso studio molto importante e il fatto che in questo continente la pandemia non si sia espansa a macchia d’olio è un bene per tutto il mondo, poiché perlomeno una parte del globo ha parato il colpo e paradossalmente è stato quella con meno tecnologie sanitarie. Se il Covid19 ha sconvolto tante certezze e tante abitudini, anche il caso della pandemia in Africa lo è, ma studiando la popolazione africano si possono trovare le risposte in una maggiore resistenza al virus.

 

Fonti Consultate:

Seroprevalence of anti–SARS-CoV-2 IgG antibodies in Kenyan blood donors

Worldmeter

 

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it