Madagascar: dove la geografia diventa energia
Tra pochi giorni partirò per una missione in Madagascar. La quarta isola più grande del mondo, che occupa circa 587.000 km² nell’Oceano Indiano, è separata dall’Africa dal Canale di Mozambico. Oggi conta circa 32,7 milioni di abitanti, una popolazione molto giovane e ancora prevalentemente rurale.
Per me, che mi occupo di energia e geografia, rispetto a questo viaggio non sono impressionato tanto dalla grandezza del contesto, quanto dalla sua diversità.


Il Madagascar è attraversato da una grande dorsale montuosa e presenta una varietà climatica sorprendente. La costa orientale, esposta agli alisei dell’Oceano Indiano, è molto più umida; il versante occidentale è più secco; nel sud-ovest si incontrano condizioni quasi aride, mentre gli altopiani centrali hanno caratteristiche climatiche molto diverse dalle coste. In termini molto generali, l’anno può essere diviso in una stagione calda e piovosa, da novembre ad aprile, e una stagione più fresca e secca, da maggio a ottobre. Ma questa semplificazione nasconde differenze regionali enormi. La costa orientale può registrare quantità di pioggia annuali superiori a 3.000 mm, mentre alcune aree meridionali sono attorno a 400-800 mm. I cicloni dell’Oceano Indiano rappresentano inoltre una componente ricorrente del clima malgascio.
Per chi, come me, guarda il Madagascar dal punto di vista dell’energia rinnovabile ed in particolare idroelettrica, questa non è soltanto una curiosità geografica. È una variabile progettuale! L’acqua non è semplicemente una risorsa: è una risorsa che cambia nello spazio e nel tempo, e quindi sono la disponibilità idrica, la produzione idroelettrica, la necessità di accumulo e il rapporto tra energia e stagionalità le variabili che cambiano. Il Madagascar possiede risorse energetiche rinnovabili considerevoli. Diverse valutazioni di soggetti reputati, come la Banca Mondiale, stimavano un potenziale idroelettrico di diversi GW, ed un potenziale anche solare e geotermico da valorizzare. Eppure l’elettricità non è ancora una presenza universale nella vita quotidiana. Secondo gli ultimi dati disponibili della Banca Mondiale, nel 2024 l’accesso all’elettricità riguardava il 42,5% della popolazione. Un dato ancora più significativo emerge dal programma energetico approvato dalla Banca Mondiale nel 2026: solo circa il 36% della popolazione dispone di un accesso considerato affidabile. Questo significa che il problema non è semplicemente produrre più energia, il problema consiste nel trasmetterla, distribuirla, renderla economicamente accessibile e affidabile, per non arrivare al paradosso dell’abbondanza della risorsa poco utilizzata proprio dalla popolazione locale.
Perché l’elettricità non è soltanto una voce del bilancio energetico di un Paese. È illuminazione, refrigerazione, acqua potabile, comunicazione, scuola, sanità, attività produttive. È la possibilità di trasformare una risorsa naturale in sviluppo economico.
Il Madagascar sta cercando proprio questa trasformazione. I programmi più recenti puntano contemporaneamente sull’estensione della rete, sulle mini-grid, sull’energia solare e sui sistemi con accumulo, soprattutto nelle aree remote che difficilmente potranno essere raggiunte rapidamente dalla rete nazionale. Questo sarà il mio piccolo-grande contributo ad un Paese così esotico per chi lo guarda dal vecchio Continente.
Al mio ritorno sarò curioso di fornire una mia narrazione di quanto ho visto, uno story telling magari incentrato sulla comunicazione, sulla varietà linguistica ed ecologica offerta da questa wonderland.
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