Published On: dom, Giu 12th, 2022

Stop ai motori termici dal 2035: la strada è tracciata, ma non per i soliti complottisti

In questi giorni è arrivata la decisione storica del Parlamento Europeo che prevede il divieto, già dal 2035, di vendere auto a motore termico (benzina e diesel). Una decisione storica e molto ambiziosa per l’Unione Europea che segnerà la strada del prossimo futuro. Addirittura la Norvegia punta ad anticipare la cosa al 2025 o perfino prima. Ricordiamo che sarà vietata solo la vendita e non l’utilizzo per chi ancora ne possiederà un’auto una termica.

Ovviamente, precise come un orologio svizzero, non si sono fatte aspettare le reazioni, in particolare quelle dei social che si sono riempite di fake news e chiacchiere da bar senza alcuna fonte scientifica.  

SALUTE UMANA

Gas inquinante da tubo di scappamento auto

Partiamo però da alcuni presupposti che è importante sapere. Il traffico veicolare causa ogni anno quasi 2 milioni di casi di asma pediatrica nel mondo (studio The Lancet Planetary Health), resta in Italia la maggiore fonte di inquinamento dell’aria (studi ARPA e CNR) e ed è la causa di diverse malattie respiratorie. Anche l’OMS afferma che riducendo l’inquinamento atmosferico si potrebbero ridurre dell’80% le morti premature causate dall’aria malsana. In ogni caso è sufficiente scendere in strada, in particolare in inverno e/o in giornate non ventilate, per sentire con il proprio naso la cattiva qualità dell’aria delle nostre città. 

CLIMA E AMBIENTE

Finora non abbiamo però parlato di ciò che l’inquinamento provoca sulla componente ambientale. Oltre ai danni alla flora e alla fauna, come quello che facciamo alle api, fondamentali per l’ecosistema, c’è il capitolo riscaldamento climatico. Le evidenze scientifiche, di cui abbiamo parlato recentemente in un articolo, sono inequivocabili. Se non interveniamo le conseguenze saranno drammatiche e già alcune le stiamo osservando. Nonostante queste evidenze prevale però la disinformazione e il “tifo” con “elevato profilo culturale” che blatera  su questi temi ecco il solito “gretino”. Ribadiamo però che le evidenze scientifiche non hanno “tifo”. 

Ovviamente non c’è solo l’inquinamento veicolare a produrre danni all’uomo e all’ambiente, ma tutto quello del comparto energetico (produzione energia e riscaldamento da fonti fossili), dell’industria e degli allevamenti intensivi, sul quale è fondamentale intervenire. Su questo non ci piove.

FAKE NEWS E COMPLOTTI

Torniamo però a parlare delle fake news e cerchiamo di smontarle. Gira un post in questi giorni con alcuni scatti che mostrano un “cimitero” di auto elettriche abbandonate vicino a Parigi. Nei post gli autori gridano al fallimento dell’auto elettrica e al rischio di una bomba ecologica causata dalle batterie. Grido che però parte spesso da chi continua a sgasare con il motore termico. E’ vero che la società francese di Car Sharig Autolib è fallita, ma le batterie sono state rimosse e riutilizzate (mica sono scemi visto che hanno un valore). Inoltre le immagini, come riporta il giornale Insideevs, sono in realtà di un parco auto in Cina e non in Francia.

La classica vignetta contro le auto elettriche (Credit Vaielettrico)

Passiamo poi alla classicissima vignetta che si vede ovunque e che ritrae una persona che usa l’auto elettrica e si sente “pulito”, ma che è caricata da fonti non rinnovabili. E’ vero ad oggi il mix energetico non è di certo composto al 100% da energia rinnovabile, anzi, ma almeno in Europa, la gran parte dell’energia termica, è prodotta con gas naturale che di certo è meno inquinante di uno scarico di auto a benzina. Inoltre ci sono regioni e paesi che già oggi sono alimentati in gran parte da energia rinnovabile. E notizia delle notizie ciò avviene anche in Italia. Su questa questione ci si innestano un sacco di fake news che riguardano il ciclo vita delle auto elettriche e sul loro maggiore inquinamento rispetto alle auto termiche. Anche qui la scienza, anche quella italiana, ha ampiamento dimostrato l’infondatezza di tali notizie. Ne avevamo parlato qui.

Spesso poi si parla  invece del fine vita delle batterie delle auto e sul loro conseguente danno all’ambiente. Bisogna ricordare però che gli accumulatori sono riciclabili per oltre il 90% delle componenti (lo sono anche le batterie comuni) e che quando diminuiscono la loro performance possono comunque essere utilizzare come “storage” per il fotovoltaico di casa oppure gli si può dare una seconda chance come ha ben pensato il Comune di Narni in Umbria. Come vedete spesso le soluzioni le abbiamo in casa, ma ci piace sempre essere esotici. 

Macchie d’olio e carburanti su strada

Come non notare poi la poca onestà intellettuale di chi sostiene tali tesi sulla compatibilità ambientale delle batterie. Taluni, che magari si scagliano contro i “grandi sistemi”, omettono però di menzionare come il petrolio è ed è stato fonte nei decenni di conflitti internazionali feroci con migliaia di morti. Neppure citano di come in termini ambientali non è per nulla un toccasana estrarre il greggio. Su questo si nota proprio un silenzio totale.

Non stiamo a commentare le foto di auto elettriche caricate con generatore (che in rari casi può essere successo). Come al solito si guarda la pagliuzza e non la trave e questi commenti magari arrivano da chi non lo vediamo usare la stessa veemenza nel commentare le perdite e/o gli sversamenti di olii e carburanti di auto termiche che creano un grande danno ambientale. Ecco cosa intendiamo per la trave. 

E LE COLONNINE?

Tema colonnine. La classica frase è un mantra: non ci sono e sono care! Vero la rete andrà certamente e fortemente implementata, seppur ad oggi in Italia ci sono quasi 28.000 stazioni di ricarica, ma innanzitutto bisogna però ribadire con forza che è importante caricare la propria auto a casa e lentamente. Questo fa bene al portafoglio e alla batteria stessa. Le colonnine servono principalmente per i lunghi viaggi e inoltre alcune stazioni di ricarica molte potenti, sopra i 100 kW, possono essere utilizzate solo da alcune auto molto performanti. Certo chi non ha possibilità a casa di caricare è un problema, ma è un problema che dovrà essere risolto e su questo certo bisogna lavorare alacremente. Le idee sono molte, come ad esempio quella di piccole colonnine che derivano energia dai pali dell’illumininazione pubblica. Anche qui in Italia sono in corso delle sperimentazioni, come a Pescara. 

Sul prezzo parliamone e facciamo due conti “della serva”. Una ricarica cosiddetta fast (veloce), in Italia, ha una potenza intorno ai 50 kW (potenza 15 volte superiore a quella erogata mediamente in casa) e costa sui 0,50 eurocent a kWh (ci può stare per una tale potenza). Ricordiamo che non tutte le auto possono caricare a potenze così elevate, soprattutto le city car che in realtà non ne hanno neppure bisogno per i km che fanno. Tiriamo giù due numeri. Ipotizziamo un auto con capacità di batteria da 50 kWh e ipotizziamo la batteria completamente scarica e che la ricaricheremo al 100% (situazione rara, che può avvenire solo in un viaggio più lungo). Il pieno ci costerà circa 25 euro e con quella energia faremo mediamente circa 380 km. Con un auto termica, per gli stessi kilometri con i prezzi del carburante di oggi a circa 2 euro al litro, spenderemmo mediamente il doppio. Se invece la stessa energia la immettiamo da casa, anche con il caro energia, avremo risparmiato 4 volte rispetto alla benzina. Qualcuno allora ci spiega questa questione che l’auto elettrica non conviene nei consumi? La matematica solitamente non è una opinione. 

“TIFO” IDROGENO

Troviamo poi la categoria di chi sostiene strenuamente che il futuro sarà dell’idrogeno e non dell’elettrico. Innanzitutto bisogna rispondere che è proprio l’idrogeno stesso ad alimentare delle batterie e che non viene bruciato come la benzina come i più pensano. Inoltre nei veicoli l’idrogeno è tecnicamente meno performante dell’utilizzo diretto dell’energia elettrica per caricare le batterie. Lo abbiamo spiegato qui con alcune evidenze di calcolo. Di certo l’idrogeno sarà fondamentale per la transizione energetica e per decarbonizzare in particolare i settori cosiddetti “hard to abate”, ma non è certo la soluzione migliore per le auto. L’idrogeno sarà un tassello importante e chiave, in particolare con le rinnovabile non programmabili (eolico e fotovoltaico), ma anche qui niente tifo, ma solo evidenze scientifiche e utilità tecniche. 

L’ITALIA NON CE LA PUO’ FARE

Ultimo punto che vorremmo toccare sono i soliti “pour parler” da Bar sulla questione che l’Italia sarà incapace di gestire questo obiettivo così sfidante. E’ vero, non siamo certo uno dei paesi più efficienti al mondo, ma è importante ricordare che proprio l’Italia nel 2010 raggiunse gli obiettivi UE sulle energie rinnovabile con diversi anni di anticipo e come pochi altri paesi, anche più “blasonati”, avevano fatto. Vogliamo fare un raffronto con il divieto di fumo nei locali pubblici? Sembrava che fosse impossibile toglierlo quando si propose la legge nel 2003. Ricordo ancora una trasmissione di France 2 in cui si diceva che gli italiani non ne sarebbero stati capaci. Invece? In pochi mesi solo un brutto ricordo che fece dell’Italia uno dei primi paesi al mondo a vincere questa battaglia di civiltà sulla tutela della salute. Quindi, come spesso accade, anche sul tema “i soliti” affermano che il 2035 è vicinissimo e sarà impossibile arrivarci. Smentirli sarà facile perché già oggi basta consultare i listini di auto in Italia per vedere come le auto elettriche sono già ben presenti.

TRANSIZIONE ENERGETICA

Bisogna però dire, con onestà intellettuale, che la transizione energetica e la decarbonizzazione non saranno una passeggiata e non sarà neppure facile gestirla per gli enti governativi. Sarà essenziale anche una azione culturale su questi temi per fare questi importanti passi. Il mantra però è uno. L’implementazione delle rinnovabili e la sostituzione delle fonti fossili nel mix energetico è fondamentale per questa rivoluzione. Le auto elettriche da sole di certo non bastano, ma iniziare a porre obiettivi ambiziosi è doveroso per far fronte a tutti i rischi per la salute umana che abbiamo citato in premessa, per il Pianeta Terra e per le future generazioni. C’è però chi preferisce commentare sui social restando con le mani in mano e facendo il leone da tastiera, ma è ovvio che una rivoluzione di tale portata parte proprio dai cittadini comuni che devono essere parte di attiva di questa transizione e che devono fare lo sforzo (a volte neppure così grande) di cambiare un po’ le proprie abitudini.

LA STORIA SI RIPETE

Vignetta del 1899 contro l’elettricità (Credit MedBunker)

Quando ci sono delle rivoluzioni tecnologiche la storia ripete se stessa. Abbiamo sempre tutti un po’ paura di lasciare la “confort zone”. Il futuro e l’incertezza fanno sempre paura. La bufale però sono sempre girate, così come la disinformazione. Tornando indietro nel tempo è interessante notare come una vignetta del 1899 critichi l’avvento dell’energia elettrica ipotizzando che sarà sinonimo di morte per la società. Beh dire che è evidente che non è andata così e che l’energia elettrica abbia cambiato e migliorato drasticamente il benessere umano è pleonastico. Difficilmente chi oggi critica la modernità, ne farebbe però a meno. Bisogna solo avere il coraggio di guardare avanti e guardare al futuro, anche perché i cambiamenti non aspettano, ma sono già in corso.

CON BUONA PACE DEI COMPLOTTARI, IL FUTURO E’ ELETTRICO

Dunque senza tediarvi troppo, con buona pace dei complottari e degli amanti del rombo e del fumo (e cui è inutile negarlo in molti sono affezionati), il futuro è ineluttiabile, nonostante i generatori di fake news e i tanti boccaloni che ci cascano e condividono post a raffica senza verificare minimamente le fonti

Il futuro è elettrico e rinnovabile e l’Europa deve segnarne la strada

P.S: Se non l’avete ancora provata un’auto elettrica provatela, rischiate che poi vi piaccia davvero.

Fonti Consultate: Rinnovabili.it, CNR, ARPA, Insideevs, Motor1, Infomotori

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45