Published On: lun, Set 5th, 2022

Il curioso caso dell’Acqua Marcia

L’ingegnere idraulico è un tecnico che, per certi versi, non rincorre in modo forsennato la tecnologia e non scandisce l’evoluzione tecnologica progettando e realizzando apparecchi sempre più piccoli, veloci, ergonomici. Pensiamo agli ingegneri elettronici che ormai fanno stare sulle capocchie di uno spillo potenze di calcolo enormi. L’ingegnere idraulico, più di altri, può volgersi al passato per recuperare la sapientia maiorum, la saggezza che riguarda i criteri di costruzione rispetto alle fasce fluviali, il rispetto della qualità dell’acqua ed il risparmio della stessa. Come la velocizzazione del “bus”, l’ottimizzazione dei processori, oppure il risparmio energetico, è però evidente che anche l’idraulica ha, nelle diverse applicazioni, un’importanza dirimente per implementare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

L’archeologia dell’acqua (che è anche un libro di Tölle-Kastenbein) è un argomento sconfinato e di raro fascino, e va dalle sistemazioni fluviali, all’amusement di terme e fontane, fino alla restituzione e descrizione delle opere probabilmente più importanti da questo punto di vista, ovvero gli acquedotti e le fognature. In questo frangente vorrei portare un esempio non del tutto edificante della pianificazione romana in tema di sviluppo delle infrastrutture.

L’acquedotto dell’Acqua Marcia è il terzo per Roma, e porta in città quella che Plinio il Vecchio definì la “Clarissima omnium aquarum”, l’acqua delle sorgenti dell’Aniene. La costruzione dell’acquedotto è datata 144 a.C. nell’anno consolare di Servio Sulpicio Galba e Lucio Aurelio Cotta. Una breve spiegazione che magari potrebbe sgomberare un dubbio dei più piccoli, come la spiegherei ai miei figli: l’acquedotto prende il nome dal pretore che ne autorizzò e promosse la costruzione, ovvero Quinto Marcio Re. Il nome gentilizio richiama antiche origini, addirittura dal quarto re di Roma, per cui si trattava certamente di una personalità e, poiché Marcia si scrive con la maiuscola, non è certamente un aggettivo che potrebbe ricordare al limite l’area sulfurea che si respira spostandosi da Roma a Tivoli. L’acqua anzi ha caratteristiche di enorme pregio e già al tempo era considerata potabile e protetta con cura già dalle fonti.

Gli oltre 90 km dell’acquedotto dell’Acqua Marcia

Fa specie pensare che la costruzione dell’acquedotto fu deliberata nel 179 a.C., ovvero 35 anni prima. La seconda guerra punica è finita da oltre 20 anni e Roma sta consolidando il proprio dominio sul Mediterraneo, mentre l’ambiguo Massinissa è una spina nel fianco per una Cartagine indebolita, ma non ancora rasa al suolo (la sua distruzione avverrà nel 146 a.C.). La città in quegli anni è sempre più centro di gravità per le popolazioni che la raggiungono sia per mare sia per terra ed ha probabilmente attorno ai 200.000 abitanti, e quindi necessita di infrastrutture. Una personalità illustre, però, ovvero Marco Licinio Crasso (omonimo ed avo del primo triumviro) si oppone alla realizzazione dell’opera perché una parte della struttura avrebbe insistito su terreni di sua proprietà. Questo ostruzionismo ha avuto l’appoggio della politica per ben 35 anni, evidentemente, ma proprio quando Roma divenne più popolosa di Cartagine e poi addirittura la distrusse alle fondamenta con Scipione, i quartieri della città si espansero decisamente e la città sul Tevere divenne certamente la più importante sul Mare Nostrum. Fu a quel punto, probabilmente, che l’opera non fu ulteriormente procrastinabile. Sarebbe interessante approfondire se il tracciato dell’acquedotto venne poi modificato, al fine di non espropriare persone influenti delle proprie pertinenze, cosa peraltro sicuramente normata dal diritto romano.

Ponte Lupo, in tratto dell’acquedotto, nei pressi di Gallicano

Ritengo che un aneddoto come questo sia particolarmente significativo e, se posso, un minimo evocativo di come, in contesti particolari, le opere utili vengano costruite quando proprio non se ne può fare a meno, senza considerare una pianificazione oculata. Mi riferisco, ovviamente, al termovalorizzatore della Capitale che, se si poteva evitare implementando una raccolta differenziata spinta ed una politica di riduzione dei rifiuti negli anni passati, oggi è una scelta inevitabile che viene ritardata da attività di lobbying allo scopo di avere il tempo di riposizionarsi rispetto a nuovi scenari nel mercato dei rifiuti.

Argomenti come l’archeologia dell’acqua sono davvero eccezionalmente interessanti e si possono approfondire già con passi delle opere di Vitruvio e Strabone, ma anche con ricerche sul campo e pubblicazioni più recenti. Oltre ad immergerci nella cultura antica ed illustrarne le caratteristiche quotidiane, al di là di dinastie e battaglie, approfondire queste tematiche ci spinge ad evidenziare pregi e difetti di una società antica che può trasmetterci saggezza o evidenziare qualche stortura. Avvicinarsi, anche in modo naïf, a queste materie concilia un maggiore rispetto per il territorio, spingendoci a valorizzarne le vere potenzialità in modo sostenibile, con uno spirito di continuità e di contestualizzazione, a “rubare” idee semplici e magari meno energivore, a rispettare quanto il tempo ci ha tramandato.

Fonti consultate: L’antica Roma – Acquedotto Aqua Marcia (tibursuperbum.it)

About the Author

- Ingegnere, si è sempre occupato di idraulica ed energia. La passione per la geografia l’ha portato a laurearsi in geografia umana nel novembre 2020 con una tesi sulla via Francigena e gli itinerari culturali. Lavora in Africa e si occupa di sviluppo di nuovi impianti idroelettrici, progettazione, costruzione e manutenzione di impianti ad energia rinnovabile. Conosce le lingue e ritiene sempre formativo e di grande crescita il confronto con le altre culture.