Published On: lun, Set 12th, 2022

Tornare sulla Luna, sognando Marte

Era il 12 Settembre 1962 quando l’allora presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy informò il pubblico del suo piano per inviare un uomo sulla Luna entro la fine del decennio.
La nazione aveva bisogno di dimostrare, al culmine della Guerra Fredda, la sua superiorità rispetto all’Unione Sovietica (che nel frattempo era in vantaggio avendo messo in orbita il primo uomo nello spazio).
Ora, a sessant’anni da quel comunicato, gli Stati Uniti torneranno sulla Luna con la missione Artemis. Perché ripetere ciò che è stato già raggiunto più volte?

Dopotutto, la Nasa ha dovuto far fronte ad una serie di critiche a causa di questa scelta. Gli Stati Uniti devono organizzare una spedizione su Marte, perché la Luna è ormai un obiettivo obsoleto, sembra riecheggiare da diverse figure. Ne sono esempio le dichiarazioni dell’astronauta dell’Apollo 11 Michael Collins e del fondatore della Mars Society Robert Zubrin.
Ma la Nasa a Marte ci sta pensando eccome; ed anzi, il nostro satellite naturale viene visto come la rampa più ovvia per accedere al pianeta rosso.

LUNGHE MISSIONI

L’agenzia spaziale ha intenzione di sviluppare una presenza umana sostenibile sulla Luna, con missioni di diverse settimane, contrariamente ai pochi giorni previsti con le diverse missioni Apollo. Perché per affrontare un viaggio pluriennale su Marte bisogna procedere per gradi. Nello spazio profondo, infatti, le radiazioni sono molto più intense e rappresentano una vera minaccia per la salute. E la Luna, a differenza della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) posta nella bassa orbita terrestre, può simulare meglio il problema.

Rappresentazione artistica della colonizzazione di Marte

Dopo la missione Artemis sono già stati previsti molti esperimenti in merito e se sarà necessario, si valuterà l’efficacia di un giubbotto anti-radiazioni.
Inoltre, mentre la ISS può spesso essere rifornita, i viaggi sulla Luna, mille volte più lontani, sono molto più complessi. Come lo saranno su Marte.
Nei lunghi viaggi verso il pianeta rosso, inoltre, non si potrà portare tutto con sé, e per risparmiare sugli enormi costi la Nasa vuole fare esperienza ad utilizzare le risorse presenti in superficie.
In particolare l’acqua sotto forma di ghiaccio, di cui è stata confermata l’esistenza sul polo sud lunare, potrebbe essere trasformata in carburante per razzi, rompendola nei suoi atomi separati di idrogeno e ossigeno.

TEST SULLA NUOVA ATTREZZATURA

L’agenzia testerà le nuove tecnologie che continueranno ad evolversi per le missioni marziane. In primis le nuove tute spaziali, il cui design è stato affidato alla società Axiom Space. In secundis testare i veicoli pressurizzati e non, e gli habitat. In terzis, per un accesso sostenibile a una fonte di energia, la NASA sta lavorando allo sviluppo di sistemi portatili di fissione nucleare.
Gli eventuali problemi che potrebbero sorgere sarebbero di più facile risoluzione sulla Luna rispetto a Marte, il cui solo viaggio di andata richiederà diversi mesi.

UN WAYPOINT e LA LEADERSHIP SULLA CINA

Uno dei pilastri del programma Artemis è la costruzione di una stazione spaziale in orbita attorno alla Luna, chiamata Gateway, che fungerà da stazione di collegamento prima del viaggio su Marte. Un punto di riferimento, una sorta di deposito da cui prelevare ciò che si è dimenticato.
Così come contro l’ex Unione Sovietica negli anni ’60, anche questa volta gli Stati Uniti vogliono battere sul tempo i propri avversari: i cinesi. La Repubblica Popolare Cinese è oggi la principale concorrente, dal momento che l’ambizioso programma spaziale russo è ormai solo un ricordo.

LA SCIENZA

Le missioni Apollo hanno permesso di portare circa 400 Kg di roccia lunare sulla Terra, ed è uno dei motivi per cui l’URSS accettò la sconfitta. Ora, nuovi campioni permetteranno di approfondire la nostra conoscenza del nostro satellite naturale e della sua formazione.

La missione Apollo

Quei campioni, del resto, hanno cambiato il modo in cui vediamo il sistema solare, come dichiarato recentemente dall’astronauta Jessica Meir. Artemis non sarà da meno.

La missione, infine, potrebbe permettere ulteriori scoperte scientifiche e tecnologiche, proprio come avvenne per l’era Apollo. E’ questo uno dei modi per permettere la scoperta di nuove tecnologie che possano aiutarci nel difficile viaggio verso luoghi sempre più lontani.

Nonostante le difficoltà economiche, Marte, il pianeta che da sempre ha affascinato intere schiere di osservatori, non è stato dimenticato. E la Nasa rilancia: stiamo andando sulla Luna con la testa rivolta a Marte.

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it