Published On: mer, Ott 26th, 2022

Gli eventi Miyake dagli anelli di accrescimento degli alberi

Un team dell’Università del Queensland guidato dal dottor Benjamin Pope della School of Mathematics and Physics, ha applicato statistiche all’avanguardia ai dati di alberi millenari, per saperne di più sulle “tempeste” di radiazioni cosmiche note come “eventi Miyake“.
Si tratta di un evento astrofisico ancora misterioso, imprevedibile e potenzialmente intenso, che se si verificasse oggi manderebbe in tilt tutti i sistemi di telecomunicazioni.
Le teorie più accreditate sostengono che si tratti di enormi brillamenti solari che si verificano ogni 1000 anni circa, anche se non è chiara la causa scatenante.
Un evento che somiglia ai flare di classe X, capaci di causare enormi blackout con danni alle linee elettriche, ai satelliti, ai trasformatori, alla rete internet. Ma molto più intensi.

GLI ANELLI DI ACCRESCIMENTO

Come ben sappiamo gli alberi sono un vero e proprio archivio naturale che nel corso della loro lunga vita registrano tanti parametri utili ai ricercatori.

Gli anelli di accrescimento degli alberi

Il primo autore dello studio, Qingyuan Zhang, uno studente di matematica dell’UQ, ha sviluppato un software per analizzare ogni dato disponibile sugli anelli degli alberi. Poiché puoi contare gli anelli di un albero per identificarne l’età, puoi anche osservare eventi cosmici storici che risalgono a migliaia di anni fa“, ha riferito lo studente. “Quando la radiazione colpisce l’atmosfera, produce carbonio radioattivo-14, che filtra attraverso l’aria, gli oceani, le piante e gli animali e produce un record annuale di radiazioni negli anelli degli alberi. Abbiamo modellato il ciclo globale del carbonio per ricostruire il processo su un periodo di 10.000 anni, per approfondire la portata e la natura degli eventi Miyake“, aggiunge.

DA DOVE PROVENGONO?

In realtà lo studio dimostra che tali esplosioni non sono correlate all’attività solare. Alcune di esse hanno una durata di 2-3 anni, che escludono una singola esplosione qual è un flare. Dev’essere quindi una fonte più lontana. Il fatto che non si sappia cosa siano o che non possano essere previsti è abbastanza inquietante, anche se sulla base dei dati disponibili, la probabilità di vederne uno entro il prossimo decennio è soltanto dell’1%.
Tuttavia, è necessario gettare le basi per ulteriori ricerche, anche al fine di comprendere i danni che potrebbe arrecare.

La ricerca è stata pubblicata in Proceedings of the Royal Society A.

About the Author

- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it