Published On: Sab, Mag 6th, 2023

Viaggio in ex Jugoslavia con l’auto elettrica (Reportage) – Prima Puntata

Molti di voi ci hanno seguito giorno per giorno nel 3ETour che è stato un viaggio con una doppia sfida: documentare cosa è oggi l’ex Jugoslavia e farlo a bordo di un’auto elettrica. All’inizio a molti è sembrata una idea folle sia per i luoghi, considerati ancora da molti tabù, sia per il fatto di utilizzare un’auto elettrica per lunghi viaggi. Nonostante il forte scetticismo, con GeoMagazine.it e con Leonardo Spacone della Power Cruise Control (start up italiana di software per mobilità elettrica), siamo riusciti a portare a termine la missione dopo 4.000 km 100% elettrici. Dunque, da oggi, dopo i podcast giornalieri delle tappe, inizieremo a raccontarvi i dettagli del nostro reportage.

Logo del 3ETour (Credit G.Cutano)

Molti millenials, come il sottoscritto, hanno vissuto il decennio delle guerre balcaniche che popolavano i media degli anni ’90. Una guerra tragica che si stava svolgendo dietro casa nostra. Ricordo nel 1993 quando nella nostra scuola arrivarono diversi bimbi e ragazzi, rifugiati, provenienti dalla Bosnia. Fu così che anche noi toccammo un po’ più con mano il significato di scappare da una guerra. Il decennio si è poi chiuso con il bombardamento NATO della Serbia. Ricordo come fosse ora “La Stampa” che titolava “Terza Guerra Mondiale?” a causa delle tensioni fra Occidente e Russia storico alleato della Serbia. I pensieri non potevano che correre ai racconti dei nostri nonni e delle guerre di inizio ‘900, con il timore di essere anche noi richiamati al fronte in una escalation mondiale del conflitto. Timori esagerati? Forse sì, forse no. 

Dunque ci è sembrato importante documentare la situazione di oggi a distanza di 30 anni dagli inizi di quelle tragiche guerre. Conflitti che diedero ai Balcani l’etichetta di “macelleria d’Europa” a causa della pulizia etnica e dei tanti genocidi perpetrati dalle fazioni in guerra. I paesi ex jugoslavi sono oggi di fatto spariti dai riflettori, ma resta il pregiudizio di luoghi associati a scenario di guerra o di povertà. Sono sparuti i numeri di persone che dall’Italia visitano il Kosovo, la Serbia o la Macedonia del Nord. Nel nostro reportage, a differenza di altri, abbiamo voluto aggiungere un altro tassello e cioè quello di raccontare i Balcani con uno sguardo al futuro percorrendoli con un’auto elettrica. Un road trip in chiave moderna e che in parte si ispira ad un film avvincente: “Dittatura last minute” che racconta un viaggio di tre giovani italiani che si trovano casualmente nella Romania della rivoluzione del 1989. Con questo gusto retrò abbiamo infatti dato al viaggio l’hashtag #Yugo2023 per ridare quel pizzico di “Ostalgie” a coloro che osavano varcare la cortina di ferro prima della caduta del muro di Berlino. 

Entriamo dunque nel vivo del viaggio che è partito da Milano per ritornare a Milano. La prima tappa fuori dall’Italia è stata l’Albania raggiunta da Bari, via nave, fino a Durazzo. Dunque le vere e proprie tappe balcaniche partono dal paese delle aquile. L’Albania non è stato un paese dell’ex Jugoslavia, ma è strettamente connesso con essa per via del confinante Kosovo, paese oggi, de facto indipendente che è a maggioranza albanese. Anche la Macedonia del Nord ha una forte presenza di albanesi, dunque ci sembrava importante toccare anche il paese che sta di fronte alle coste della Puglia. Un paese che per varie ragioni è fortemente legato all’Italia.

Tappa Tirana (Albania) – Podgorica (Montenegro) via Scutari: l’Albania

La prima tappa balcanica parte dunque dalla capitale albanese: Tirana. La città è davvero in forte fermento e ci lascia davvero basiti. Il centro cittadino è molto high-tech e si respira voglia di crescere, ma anche voglia di d’Europa. Su tutti gli edifici pubblici campeggia anche la bandiera europea. Girando per il centro della capitale sembra di essere in una moderna città del nord Europa. Città pulita e soprattutto low cost. Con pochi euro si mangiano cibi di qualità in pieno centro. Tirana parla italiano ed è davvero facile discorrere nella nostra lingua, perché quasi tutti sono stati in Italia o hanno visto programmi in TV in italiano. Ci sono anche tanti nostri connazionali che girano per la capitale sia per per turismo, sia per lavoro. La cosa che ci colpisce di più è una frase di un ragazzo albanese. Abbiamo trovato una colonnina di ricarica in centro a Tirana (gratuita) e come purtroppo spesso accade anche in Italia ci sono due auto termiche ad occupare i posti. Dunque per caricare siamo costretti ad un volo pindarico e a sbarrare l’ingresso di una piccola pescheria. Prima di fare questa cosa chiediamo però al proprietario del negozio di poter lasciare l’auto una mezz’oretta per caricare. La frase che ci viene detta ci lascia stupiti “Voi ci avete aiutati negli anni ’90 e quindi è un dovere aiutarvi oggi”. Queste parole scaldano il cuore e sono anche la dimostrazione di come i tanti albanesi che oggi vivono in Italia sono una comunità ben integrata e questo ci fa piacere che sia risaputo anche nella loro madre patria.

Semafori high-tech nel centro di Tirana (Credit G.Cutano)

La moneta ufficiale dell’Albania è il LEK, ma è possibile spesso pagare anche in Euro o con pagamenti elettronici. Presso alcuni bancomat si può addirittura scegliere se prelevare Euro o moneta locale. Per capire un po’ l’economia albanese abbiamo curiosato i prezzi dei carburanti, ovviamente per il nostro viaggio non ci serve benzina, visto che abbiamo utilizzato una auto 100% elettrica, ma questo bene può essere indicativo e confrontabile con altri paesi. Il costo alla pompa si aggira intorno ai 2€ e parlando con le persone del posto lamentavano questi costi molto elevati. Chissà se è per questo che molti taxi nella capitale albanese sono elettrici? Certo per un potere d’acquisto più basso che in Italia il costo è davvero ingente visto che si può cenare con meno di 10 euro. 

La capitale albanese non nasconde il suo passato sotto la dominazione ottomana e ci sono tanti aspetti, sia culturali e architettonici, che richiamano la Turchia di ieri e di oggi. Dunque sembra proprio di vedere una città ponte fra oriente e occidente. Uscendo da Tirana saliamo verso nord per fare tappa a Scutari. Sulla strada che collega il nord del paese, ci stupiamo per la quantità incredibile di negozi di mobili uno attaccato all’altro e di autolavaggi (lavaz). Si vedono anche tanti cantieri di strade, segno che si sta andando avanti con l’infrastrutturazione del paese. Lungo le strade principali albanesi è tutto pulito e nelle città le aiuole pubbliche sono ben curate. Le case sono generalmente ben tenute e sembrano nuove, probabilmente frutto di chi, rimboccandosi le maniche, è riuscito a realizzarsi in Europa occidentale ed è oggi tornato per investire nel proprio paese. 

La città di Scutari non è Tirana in termini di architettura moderna, ma in ogni caso è una città abbastanza ordinata ed un importante centro culturale albanese. Una grande moschea svetta nel centro cittadino, seppur questa zona dell’Albania sia a maggioranza cattolica. I musulmani in Albania rappresentano circa il 60% della popolazione. La città di Scutari si trova nei pressi dell’omonimo lago e vicino alle montagne del nord dell’Albania. Mentre transitiamo nella città alcuni giovani festeggiano una vittoria della locale squadra di calcio. Anche qui comunque traspare fermento e vivacità. Qualcuno ci dice che Scutari è rimasta autentica rispetto all’evoluzione di Tirana.

Al confine fra Albania e Montenegro (Credit G.Cutano)

Si riparte dalla città del nord dell’Albania e ci avviamo al confine con il Montenegro. Qui entreremo nella prima delle repubbliche facenti parte la ex Jugoslavia. La frontiera si trova in mezzo alle montagne e al bordo del lago di Scutari. Un luogo molto incantevole. Iniziamo così ad affrontare la prima dogana interna del tour. Arrivati alla frontiera c’è qualche macchina in coda dovuta ai controlli. Passiamo dalla polizia albanese e poi dalla polizia montenegrina. L’attesa è di circa 20 minuti e finalmente entriamo nella Repubblica del Montenegro costeggiando il lago. Da questa dogana, fino al 1991, si entrava nella Repubblica Federale di Jugoslavia, uno dei paesi più estesi dell’Europa orientale che rientrava fra i cosiddetti paesi non allineati e cioè non schierati con il blocco occidentale o quello sovietico. Ieri, da qui fino a Trieste, non avremmo avuto più frontiere, oggi è tutto cambiato. 

Lasciamo dunque l’Albania un paese che ci ha particolarmente sorpreso per la sua corsa verso il futuro e per tanta italianità che si respira fra la gente. Un paese con strade pulite, cura del verde e che guarda al futuro. Scopriamo anche una cosa molto interessante che ci fa capire come l’Albania affronti le nuove sfide di domani e cioè che nel paese delle aquile i ministeri dell’Ambiente e del Turismo sono uniti. Il potenziale turistico del piccolo paese che si affaccia sul mar Adriatico è notevole grazie soprattutto ai suoi paesaggi naturali che ci stupiscono dalle montagna ai laghi. Una cosa che gli albanesi hanno capito bene e che potrà essere il faro per il loro futuro.

…continua la prossima puntata….

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45