Published On: Sab, Set 23rd, 2023

Dalla questione Settentrionale al Ponte sullo Stretto

Leggendo il titolo qualcuno potrebbe pensare che ci sia un’errore a parlare di Ponte sullo Stretto e di questione settentrionale piuttosto che meridionale, ma invece in qualche modo le cose sono legate. Faremo un breve viaggio in un passato recente un po’ sbiadito, forse mai sopito, ma che dal profondo Nord ci porta allo Stretto di Messina.

Di questa gigantesca opera, che dovrebbe unire la Sicilia e la Calabria, se ne parla dalla notte dei tempi. Di fatto era stata già pensata fin dall’epoca dei romani e dal 1800 in poi si sono susseguiti un sacco di progetti e idee stravaganti, ma anche un sacco di proclami che hanno portato fino ad oggi ad un nulla di fatto. Abbiamo trattato il tema in diversi articoli sia dal punto di vista delle soluzioni tecniche, ma anche dal punto di vista ambientale (Tunnel, Soluzioni alternative, Ostacoli del Ponte, Podcast). Oggi però facciamo una analisi più ampia, forse un po’ insolita, sul piano socio-politico.

FINE DELLA PRIMA REPUBBLICA

Voliamo agli anni ’90. L’Italia va in crisi e scoppia il caso Tangentopoli. E’ la fine della prima repubblica e dei partiti storici del dopoguerra. Il Paese si sveglia alle soglie del 2000 come un paese corrotto e in crisi d’identità. In questo contesto nasce, in particolare al Nord Italia, un sentimento di protesta verso lo Stato centrale che, dopo gli scandali legati alla corruzione, ha perso molta credibilità. I sentimenti di federalismo e regionalismo prendono piede e Roma, seppur il grosso degli scandali legati alle tangenti scoppia a Milano,  diventa il simbolo del malaffare e del potere centrale corrotto. Dall’unione di diversi partiti autonomisti e federalisti delle regioni del Nord Italia, nasce la Lega Nord. L’idea iniziale è quella di creare uno stato federale diviso in tre: Nord, Centro e Sud dove ogni macroregione si gestisce in autonomia e le alte cariche di Stato fungano solo da garanti della Costituzione. 

Dal voto di protesta degli esordi si arriva ad un importante consenso che porterà il partito del Nord al governo nel 1994 con il primo governo Berlusconi. L’esperienza a Roma durerà però pochi mesi per forti differenze di vedute fra gli alleati di governo. A questo punto il federalismo non basta più e nelle elezioni del 1996 la Lega non si presenta più in coalizione, ma da sola. Ottiene così un importante 10% a livello nazionale che nelle singole regioni del Nord arriva a punte del quasi 30% come in Veneto. Dunque è l’ora di votarsi ad una nuova proposta: la secessione.

NASCE L’IDEA DI SECESSIONE

Nasce così l’idea della Padania. Geograficamente è una regione che afferisce alla Val Padana e cioè alla valle del fiume Po, ma le idee di secessione scavalcheranno anche l’Appennino e, oltre alle 8 regioni del nord, verranno incluse Toscana, Umbria e Marche. 

In seno a questa voglia indipendenza si scatenano anche altri sentimenti, forse alimentati dalle massicce immigrazioni degli anni ’60-’80 al Nord di tanti meridionali. Il Settentrione via via industrializzato e in sviluppo necessita manodopera, mentre un Sud sempre più povero, isolato e stretto nella morsa delle mafie arranca e questi fenomeni fanno si che la parte più meridionale del Paese si svuoti. Qualcuno noterà qualche analogia con la situazione attuale che stiamo vivendo a livello internazionale, ma ne parleremo dopo.

Dunque Roma e il Sud Italia diventano l’obiettivo dello scherno di questo nuovo fenomeno politico. Fenomeno che non trova però  grandi fondamenti storici, visto che lo stesso Nord è stato diviso per secoli da stati diversi. Questo movimento, che qualcuno definirà folkloristico e oggi forse quasi dimenticato, non fu proprio solo corna celtiche e “celodurismo” (ndr significato dalla Treccani). Probabilmente il lato folkloristico culminava con il celebre raduno di Pontida dove la base del partito si trovava ogni anno per ricordare il giuramento della Lega Lombarda. L’evento ricorda che nel 1167 alcuni comuni del Nord fondarono questa lega per contrastare le ingerenze di Federico Barbarossa. Quest’ultimo è certamente un fatto storico, ma che forse poco ha a che fare con regioni come le Marche o la Valle d’Aosta, seppur incluse in questo progetto indipendentista. In ogni caso non era più solo folklore visto l’importante consenso nel Nord Italia. Molti enti locali erano ormai governati dalla Lega e in diversi casi con ottimi risultati. 

INDEPENDENCE DAY

L’evento madre della secessione avvenne il 15 settembre 1996 con la dichiarazione unilaterale di indipedenza dichiarata da Umberto Bossi nella laguna di Venezia. Dichiarazione mai riconosciuta da nessuno stato estero, ma da fenomeno locale si passa all’azione, seppur non violenta, di vera e propria secessione. Un referendum autorganizzato nelle regioni “padane” porta al voto quasi 5 milioni di persone che vogliono staccarsi dall’Italia. Non sono numeri di certo trascurabili. Il partito prende così il nome in Parlamento di Lega Nord per l’Indipendenza della Padania. In quegli anni sembrava davvero che il Paese, dopo il travagliato Risorgimento e le terribili guerre mondiali, fosse destinato a spaccarsi nuovamente. Inoltre essere meridionale al Nord, come già lo era stato in passato, iniziava ad essere in alcuni casi un problema. 

E IL PONTE SULLO STRETTO?

Ma fino a qui cosa centra il Ponte sullo Stretto? E’ stato di certo un tema caldo anche in quegli anni e ha visto, ovviamente, la totale contrarietà della Lega poiché vista come opera inutile e che riversava soldi al Sud Italia. Il “leit motiv” era che il denaro del Nord sarebbero andato a ricreare una sorta di “nuova cassa del mezzogiorno-mangiatoia”. Sul web si trovano decine di articoli, interviste di leader del partito del Nord contrari a quest’opera; fra questi l’attuale ministro delle infrastrutture Matteo Salvini. 

FINE DI UN SOGNO?

L’idea di Padania indipendente inizia però a perdere i pezzi con il fallito referendum costituzionale del 2006 fortemente voluto dal Carroccio e che proponeva ai cittadini una forte svolta federalista dell’Italia. Non era il sogno dell’indipendenza, ma sarebbe stato già un buon passo verso l’autonomia. Qualche riforma, fatta di compromessi di governo, era stata portata avanti, ma ha creato un regionalismo incompiuto che crea forse più danni ai cittadini che altro. Il colpo di grazie arrivò poi nel 2012 con gli scandali legati ai rimborsi elettorali che fecero perdere totale fiducia alla base leghista la quale aveva aderito a questo progetto proprio per combattere il malaffare. La Lega Nord per l’indipendenza della Padania arriva a toccare un misero 4% nelle elezioni politiche del 2013, sembra la fine di questo movimento indipendentista.

UN MONDO NUOVO

Nel frattempo il mondo stava cambiando con una Europa sempre più unitaria in seno alla UE e il problema dei migranti interni si spostava verso i migranti extracomunitari. Dunque l‘attenzione si trasferisce in qualche modo su un nuovo capro espiatorio e “riunisce” il Paese visto che il problema tocca tutti. La Lega, che si trova in una crisi di identità, deve trovare nuova linfa. Con l’arrivo del nuovo segretario Matteo Salvini, che cavalca questi temi, prima con focus al Nord, tenta di sbarcare il lunario aprendo a Sud. Gli scenari così si ribaltano. Il Sud non è più “brutto e cattivo”, ma una nuova “terra di conquista” e il consenso aumenta via via, passando da un forte risentimento per l’Italia e il suo mezzogiorno ad un forte senso nazionalista che unisce sotto la Lega anche coloro che erano stati, fino a poco tempo prima, vessati. Miracolo! L’attore teatrale Andrea Pennacchi dirà in un celebre monologo che il “migrante di colore” era riuscito ad unire l’Italia laddove Cavour non era riuscito.

Dunque è proprio qui che da Ponte NO, si passa a Ponte SI e la fortissima spinta arriva proprio oggi dal dicastero dei Trasporti, detenuto dalla Lega, che vuole portare a casa con tutte le energie questa grande opera per il Sud. Facendo davvero un piccolo sforzo di memoria a qualche anno fa, sembra un paradosso, una parodia, una barzelletta, ma invece è tutto vero. Sì dice che solo gli stolti non cambiano idea, ma qui non sembra una questione di ideali, ma di opportunità politica. Certamente la residua base storica leghista, rimasta fedele ai principi fondatori del movimento, e radunatasi recentemente a Pontida non nasconde le forti perplessità su quest’opera e sul cambio radicale di idea politica dei vertici del partito. Di certo ci viene gioco facile citare la canzone di Fiorella Mannoia: “Come si cambia per non morire”. Volendo invece scomodare ben più alte citazione storiche, come quella di Enrico IV  “Parigi val bene una messa”, nel nostro caso un ponte val bene Roma che però non è più ladrona, ma stanza dei bottoni. 

Dunque chissà se sarà oggi lo storico partito del Nord che riuscirà a realizzare l’opera per il Sud, magari in maniera più facile di quanto non sia stato capace ad ottenere l’indipendenza della Padania (nome ormai rimosso dal nome del partito)? Sembra una sorte di legge del contrappasso, una cosa da non credere, ma questa è la realtà di oggi del settembre 2023, lontanissima da quella del settembre 1996. Sarà la storia a giudicare.

Fonti Consultate: Treccani, YouTube, WikiSource, Corriere della Sera, Associated Press

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45