Published On: sab, Gen 27th, 2024

Clima – Gran Paradiso: un anno umido e caldo, ma senza record

Siamo giunti ormai al 29° anno di registrazioni della stazione meteo-climatica di Gimillan di Cogne (Valle d’Aosta) che si trova a 1.785 m.sl.m. di fronte al massiccio del Gran Paradiso. La stazione, gestita da ARPA Valle d’Aosta, sta iniziando a diventare una importante banca dati del clima. Il prossimo anno potremo avere i famosi “30 anni” di informazioni (per la termometria) che sono un numero già affidabile per studi climatici. Va premesso che una singola stazione non può essere rappresentativa di vaste porzioni di territorio, ma sicuramente andando ad elaborare i dati ci sono interessanti spunti di riflessione. Anche quest’anno abbiamo scaricato i dati e analizzato cosa è accaduto climaticamente ai piedi del Gran Paradiso. A livello globale il 2023, secondo il servizio europeo Copernicus, è l’anno più caldo da quanto si fanno misurazioni. La temperatura media è oggi di 1,46°C superiore alla media pre-industriale del periodo 1850-1900.

Febbraio 2023, fiore sbocciato proprio vicino alla stazione a quasi 1.800 m (G.Cutano)

Andiamo subito ad analizzare i dati grezzi del 2023 e ad elaborarli statisticamente. Elaborando i dati si conferma che è stato un anno caldo, ma sembrano essere tornate abbondanti le precipitazioni che per contro avevano messo a dura prova le risorse idriche nel 2022. Dai dati non sembra ci siano particolari record, seppur la temperatura media si mantiene alta vicina al primato del 2022. Entriamo però nei dettagli dell’anno appena trascorso

TERMOMETRIA

Come dicevamo, dal punto di vista termico, il 2023 è stato un anno caldo, ma non il più caldo degli ultimi 29 anni da quando la stazione è operativa. La media annua dello scorso anno si porta a +6,01°C contro una media storica pari a +5,34°C (1996-2022) che è leggermente inferiore ai +6,46°C del 2022. Il 2023 è il 5° più caldo dal 1995 ad oggi e molto vicino al “terribile” 2003 che si piazzava al 4° posto.

Storico medie annuali, dove è evidente il trend in crescita (Credit G.Cutano)

Dunque in campo termometrico non c’è un record annuale, ma questo valore non è certo da trascurare. Ben 8 mesi su 12 hanno avuto le temperature medie mensili più alte delle medie storiche. Le anomalie maggiori si sono registrate a febbraio 2023 con una media mensile appena sopra-zero quando quella storica dei febbraio è vicina a -2°C. Anomalie anche a settembre e ottobre, in questi due mesi autunnali la temperatura media è stata superiore di 2 gradi. Aprile invece ha fatto registrare un grado in meno rispetto alla media degli aprile degli ultimi 29 anni. 

L’ora più fredda del 2023 è stata alle 5 del 20 gennaio con una temperatura di -14,2°C, temperatura in linea con le medie delle ore più fredde storiche. A livello di ora più calda ci siamo avvicinati nuovamente “pericolosamente” a sfondare i 30°C. La colonnina di mercurio segna +29,6°C alle 14 del 23 agosto. Nell’agosto del 2019 si sono registrati 29,9°C che è il record di massima media oraria.

PRECIPITAZIONI

Andamento precipitazioni e trend (Credit G.Cutano)

L’attenzione mediatica del 2022 era stata tutta sulla siccità, nonostante i record di temperature, ma quest’anno sul tema i riflettori si sono spenti grazie ad un ritorno alla “normalità”. Nel 2022 i totali di precipitazione si attestarono sui 419 mm, mentre nel 2023 siamo a 752,8 mm: valore raddoppiato e più alto dei 632 mm della media storica (1996-2022). Dunque un anno, dai dati, umido e che si piazza al 6° fra quelli più umidi. Il record resta al tragico 2000 con il noto evento alluvionale di ottobre e un totale annuo di ben 1.144 mm.

Certo l’anno appena trascorso non è stato sufficiente a recuperare i deficit del 2022, ma c’è da dire che le precipitazioni si sono registrate in modo uniforme durante l’anno senza eventi acuti. I mesi sopra le medie storiche sono stati 7, in particolare sono stati molti piovosi maggio e agosto con 125 mm al mese. Febbraio è stato, oltre che caldo, molto siccitoso vicino al dato peggiore di sempre vicino allo zero, di fatto le precipitazioni sono state assenti. Il dato del secondo mese dell’anno è anche peggiore del siccitoso 2022. Da 3 anni a questa parte febbraio continua a segnare precipitazioni quasi assenti, seppur come sappiamo è in assoluto il momento più siccitoso dell’anno. Tutto sommato autunno e primavera sono stati “tipici” a livello di precipitazioni e come dicevamo, per fortuna, senza eventi acuti.

Anche nel 2023 non si registrano record di intensità di pioggia oraria. I soliti fenomeni temporaleschi forti si registrano in agosto e la massima intensità oraria segnata dal 2023 è pari a 13,8 mm/h (23 agosto alle 18). Ricordiamo che sopra i 14 mm/h, nella Valle di Cogne, si possono innescare fenomeni di dissesto idraulico-geologico.

CONCLUSIONI

Anno idrologico storico (Credit G.Cutano)

Se a livello globale il 2023 è stato un anno record, non è lo stato ai piedi del Gran Paradiso, ma seppur non ci siano primati, il dato è comunque molto elevato e non lontano dal record del 2022. Fortunatamente a livello di precipitazioni, dopo un 2021 e 2022 drasticamente siccitosi, siamo tornati a valori normali, ma soprattutto senza eventi estremi e con piogge diluite durante l’anno. Questa “diluizione” evita fenomeni di piena dei corsi d’acqua e riduce il rischio di fenomeni idraulico-geologici. Il trend di precipitazioni torna a crescere, come lo era stato prima del biennio siccitoso.

Certo non possiamo dimenticare che le temperature sono state elevate e sopra media da luglio ad ottobre e quindi spesso le precipitazioni anche in quota sono state “liquide”. L’assenza di accumulo nevoso anche in quota non permette il ripascimento di nevai e ghiacciai che anno dopo anno continuano vistosamente a ritirarsi. Chi abita in montagna se ne accorge. Inoltre si è registrato che l’inverno è stato siccitoso anche ad inizio 2023, quindi questo è l’aspetto peggiore di un anno comunque caldo.

Anche quest’anno abbiamo studiato la situazione dei ghiacciai che si trovano di fronte alla stazione meteo-climatica che ormai analizziamo e osserviamo da diversi anni. A settembre abbiamo pubblicato lo studio GeoMagazine.it con le analisi fotografiche di quanto sta avvenendo sui ghiacciai alpini del Gran Paradiso. Immagini che non lasciano spazio a dubbi. Per approfondire potete accedere allo studio.   

Dunque un 2023 diciamo “anomalo” perché si piazza fra i più caldi, ma i più umidi, seppur senza eccessi. Diciamo che il quadro a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni è quello di inverni caldi e siccitosi. Per le risorse idriche l’inverno, seppur come dicevano non è certo il periodo più umido dell’anno, è la stagione chiave per le riserve d’acqua che poi vengono “rilasciate” in primavera ed estate e che sono importanti per l’irrigazione e per la produzione di energia rinnovabile idroelettrica.

Concludiamo con una riflessione. Gli eventi di favonio o foehn che spesso accadono in inverno sulle Alpi con temperature estive anche in quota e che purtroppo spesso vengono registrati da tanti media come sensazionalistici, non sono da confondere con i cambiamenti climatici. I cambiamenti climatici li trovate “nascosti” nei dati sopra in quei decimi di grado che anno dopo anno stanno inesorabilmente aumentando, ma non certo per gli eventi sporadici legati alle correnti di caduta di cui le cronache storiche ce ne hanno sempre parlato.

Elaborazioni Ing. G.Cutano  su base dati ARPA VdA

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45