Published On: Sab, Ott 14th, 2023

Ghiacciai delle Alpi in ritirata, lo stato di salute del Gran Paradiso

Ci occupiamo ormai da diverso tempo dello stato dei ghiacciai ed in particolare stiamo monitorando, tramite l’osservazione, quelli del Gran Paradiso. Ci troviamo in Valle d’Aosta all’interno dell’omonimo Parco Nazionale sulle Alpi Occidentali. Sul tema diversi enti scientifici si stanno occupando delle misurazioni glaciologiche in entrambe i versanti del massiccio che si trova a cavallo fra Valle d’Aosta e Piemonte. Purtroppo i recenti dati in merito allo scioglimento sono impietosi.

Aggiornamento “Radiografia” 1951 vs 2023 (Credit G.Cutano)

Lo scorso anno, tramite elaborazioni fotografiche sul versante valdostano, abbiamo fatto una sorta di radiografia dei ghiacciai che scendono dal massiccio del Gran Paradiso che trova il suo culmine a 4.061 metri sul livello del mare. Gli scatti che utilizziamo per lo studio sono stati realizzati durante il mese di agosto che è ipoteticamente il mese più sofferente per via delle temperature elevate che si presentano sul finire della stagione estiva. Anche questa estate abbiamo fatto un aggiornamento del confronto, ma abbiamo anche elaborato le immagini per fare vedere l’evoluzione della situazione. In archivio abbiamo diversi scatti presi dalla piazza centrale del Comune di Cogne che affaccia direttamente sulle cime del massiccio del Gran Paradiso. Negli anni scorsi abbiamo utilizzato uno scatto del 1951, mentre quest’anno ne abbiamo uno a colori del 1964, anch’esso di agosto. 

Evoluzione Ghiacciai 1964-2023

Per avere un quadro completo è anche necessario analizzare i dati climatologici della zona degli anni precedenti. Di questo ci eravamo già occupati recentemente. Quindi, dopo la nostra consueta analisi annuale climatologica nella valle di Cogne, possiamo affermare che il 2022 è stato il più caldo degli ultimi 28 anni da quando ci sono le stazioni meteo-climatiche automatiche che registrano il dato. Dal punto di vista delle precipitazioni è stato invece uno dei più siccitosi. La siccità, durata di fatto almeno due anni, e il caldo duraturo sono stati un mix micidiale per la salute dei ghiacciai. Quando lo zero termico è elevato, soprattutto in estate, si riduce fortemente lo spessore del ghiaccio e se ci aggiungiamo che le precipitazioni sono state scarse, soprattutto quelle nevose, il risultato che non c’è capacità di ripascimento per il ghiaccio. Il problema però non si pone solo d’estate, ma anche ad esempio in questo inizio di autunno che si sta presentando con temperature al di sopra delle medie e senza precipitazioni.

Dobbiamo anche aggiungere che un ulteriore elemento che causa lo scioglimento è l’inquinamento e non solo le emissioni di gas serra. In particolare il particolato proveniente da auto termiche e riscaldamenti si sposta trasportato dall’aria e/o precipita tramite le piogge. Come sappiamo la pianura padana è fra le arie più inquinate d’Europa. Questi inquinanti che si concentrano nelle aree urbane di pianura, come dicevamo, non è però difficile che spostandosi si depositino sul manto glaciale. Insieme a ciò aggiungiamo anche i piccoli crolli di roccia che avvengono per il ritiro del ghiacciaio che generano polvere. Dunque il particolato e questa polvere sono di colore scuro e posandosi sopra il ghiaccio lo scuriscono provocando un maggiore assorbimento dei raggi solari che non fanno altro che peggiorare la situazione. Dunque anche gli inquinanti, e non solo l’aumento della CO2, sono una causa indiretta del forte scioglimento e arretramento.

Se confrontando gli scatti del 1964 con quelli di agosto 2023 è evidentissimo l’assottigliamento, la cosa che ci lascia più basiti è la riduzione avuta fra agosto 2019 e 2023. In questi ultimi 4 anni particolarmente caldi e siccitosi si vede a vista d’occhio il cambiamento. Questa accelerazione è davvero molto evidente anche all’osservatore meno attento che guarda le montagne. Su quest’ultimo punto dovremmo concentrarci a ragionare. I cambiamenti climatici sono ciclici ce lo dice la storia e i documenti, ma queste velocità sono davvero impressionanti. Chi abita o frequenta la montagna è un testimone diretto di ciò che sta accadendo ed ha il vantaggio di poter osservare quello che forse in pianura e in città si vede meno.

Evoluzione Ghiacciai 2019-2023

Paleoghiacciaio Grandzette, Valnontey Cogne (Elaboraz.e foto G. Cutano)

Nell’area del Gran Paradiso i ghiacciai sono diversi, ma purtroppo molti di essi ormai sono estinti. Dalle mappe satellitari sono ben evidenti e si vedono i resti delle morene e dove al di sotto, seppur a quote sempre più elevate, dovremmo trovare il permafrost, cioè quello strato di terreno perennemente ghiacciato. Di alcuni di essi non abbiamo nessuno scatto, ma la conformazione del territorio ci fa capire che in un passato non troppo lontano ci fossero altri ghiacciai. Abbiamo analizzato l’immagine del vallone della “Granzette” che è una piccola valletta tributaria dei ghiacciai principali del Gran Paradiso che scendevano sulla Valnontey. Le immagini parlano da sole.

Ghiaccio del Trajo – 1859 vs 2023 (Elaborazione G.Cutano)

Per lo studio, oltre ad avvalerci di scatti fotografici, sono utili le stampe di fine ‘800 realizzate dai viaggiatori, spesso inglesi che durante i viaggi e le ascensioni sulle Alpi documentavano in maniera puntuale il territorio. Proprio dal libro del club alpino londinese abbiamo trovato una rappresentazione di uno dei ghiacciai nella valle di Cogne. Certo non abbiamo la certezza matematica che sia precisa al millimetro, ma di certo è evidente ed impressionante di quanti chilometri, e non metri, si sia ritirato il ghiacciaio. Queste rappresentazioni e oggi le foto sono dei documenti importantissimi per capire cosa accade intorno a noi.

Se sparisse il Gran Paradiso?

Dunque anche quest’anno ci troviamo a dover rendicontare una ulteriore riduzione dei ghiacciai, ma quello che ci preoccupa è la rapidità dell’arretramento di questi ultimi anni. Nelle ipotesi scientifiche la cautela è sempre d’obbligo, ma di certo chi vive la montagna è testimone diretto di ciò che sta accadendo al clima. Liquidare questi fenomeni con frasi del genere “già al tempo dei romani era così” oppure “ma quale cambiamenti climatici che oggi fa freddonon è di certo un modo molto serio di affrontare un fenomeno che è la spia di una stato di salute non buono per il nostro pianeta. Quindi senza scomodare trattati di glaciologia, ci basta semplicemente osservare quelle che accade intorno a noi per capire che è in atto un importante cambiamento e che molto probabilmente, nel nostro piccolo, possiamo fare tanto. 

Fonti Consultate: Peak, Passes and Glaciers, London Alpine Club – 1862, PNGP.it

Foto: Diogo Sarto (1964), Giuseppe Cutano

 

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45