Published On: gio, Feb 8th, 2024

Stiamo inquinando Marte prima ancora di averci messo piede

Mentre l’umanità continua a estendere la sua presenza nello spazio, con missioni sempre più ambiziose, su Marte sorge una nuova preoccupazione: la gestione dei rifiuti spaziali. Una recente mappa ha rivelato una grossa presenza di detriti provenienti da veicoli spaziali atterrati negli ultimi decenni sul pianeta rosso. 

Tra i vari resti si contano pezzi di attrezzature metalliche, scudi termici, paracadute, pale di rotori, punte di trapano e altro ancora, con una stima incredibile di oltre 7 tonnellate di rifiuti. Questa quantità di detriti, equivalente al peso di un elefante africano adulto, rappresenta una significativa presenza umana sul pianeta, seppur indiretta.

Eppure, non ci abbiamo ancora messo piede!

I VEICOLI PRESENTI

Tra i veicoli spaziali atterrati ed ora defunti vi è il pionieristico Mars 2, la sonda interplanetaria automatica sovietica che rappresentò il primo oggetto umano a toccare la superficie marziana nel 1971. Ma non solo; vi è anche il Beagle 2 britannico, perso dopo il suo atterraggio nel dicembre 2003. Più recentemente, l’elicottero Ingenuity della NASA si è unito alla lista dei veicoli spaziali ormai in disuso dopo aver danneggiato una delle sue pale del rotore. Ma non possiamo dimenticare le innumerevoli missioni effettuate, tra cui il programma Viking, Phobos, Mars Global Surveyor, Mars Pathfinder, Mars Odyssey, MRO, Maven e tanti altri. 

Sebbene questi veicoli abbiano rappresentato imprese straordinarie che hanno eseguito importanti esperimenti scientifici, una volta che hanno smesso di funzionare sono diventati una sorta di “spazzatura spaziale”, trasformando il pianeta in una discarica.

PIU’ ATTENZIONE ALLA SOSTENIBILITA’

I ricercatori e gli esperti suggeriscono che le future missioni su Marte dovrebbero essere progettate con una maggiore attenzione alla sostenibilità. Questo potrebbe includere l’adozione di tecnologie che riducano o eliminino il rilascio di componenti durante l’atterraggio o che consentano il ritorno sulla Terra al termine della missione. Tuttavia, questo equilibrio tra scoperta scientifica e impatto ambientale rimane una sfida con l’attuale tecnologia disponibile.

Le future missioni con equipaggio su Marte potrebbero avere l’opportunità di raccogliere la spazzatura spaziale, ma ciò potrebbe richiedere ancora molti decenni. Tuttavia, c’è anche la possibilità che i futuri coloni umani di Marte considerino questi detriti come reliquie storiche, simili agli archeologi che scavano reperti sulla Terra.

CONCLUSIONI

Alcuni veicoli spaziali atterrati con successo su Marte, come il rover Opportunity della NASA, hanno lasciato una scia di spazzatura durante la loro esplorazione. Questi resti, insieme a quelli dei veicoli spaziali danneggiati o persi, rappresentano una testimonianza dell’impegno umano e tecnologico nell’esplorare il pianeta rosso.

Mentre continuano gli sforzi per esplorare e comprendere Marte, è fondamentale considerare anche l’impatto ambientale e la sostenibilità delle missioni spaziali. Solo attraverso un’approccio olistico e lungimirante all’esplorazione spaziale possiamo garantire che il nostro desiderio di scoperta non comprometta i mondi che stiamo cercando di esplorare. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum, sostiene una locuzione latina. 

About the Author

- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013, si occupa di cronaca scientifica dal 2011, anno di inizio del praticantato. Dal 2007 al 2014 ha condotto degli studi mesoclimatici sui raffreddamenti radiativi delle doline di origine carsica e sull’esondazione del cold air pool. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it