Dall’accordo di Dayton alla pace Russia-Ucraina
Con la fine delle guerre balcaniche degli anni ’90, pensavamo che i conflitti in Europa fossero solo più un brutto ricordo. Purtroppo, nel febbraio 2022, con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il vecchio continente è precipitato nuovamente nell’incubo della guerra.
Nonostante le sanzioni e il sostegno occidentale all’Ucraina, la Russia continua una guerra di logoramento da quasi quattro anni. Dopo l’elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, sono stati fatti diversi tentativi per pacificare i due paesi, ma finora con scarsi risultati.
Nel 1995 ci fu il cosiddetto accordo di Dayton che pose fine a quattro anni di guerre terribili. La Jugoslavia, composta da Repubbliche federali, si sciolse in diversi stati sovrani. Serbi e croati volevano spartirsi la Bosnia Erzegovina. Il problema che la Jugoslavia era un paese dove all’interno delle repubbliche convivevano pacificamente: serbi, croati, bosgnacchi e albanesi, ma che erano sparsi a macchia di leopardo. Questo scontro etnico portò oltre 100 mila morti fra le varie repubbliche.
I colloqui di pace, organizzati dagli Stati Uniti di Bill Clinton e da alcuni paesi europei, si tennero presso la base aerea di Dayton, in Ohio. Uno dei punti centrali dell’accordo fu proprio il mantenimento dei confini esistenti tra le repubbliche, riconoscendo la sovranità territoriale della Bosnia ed Erzegovina e impedendo la legalizzazione delle conquiste territoriali ottenute con la forza durante il conflitto.
In queste ultime settimane, dopo l’incontro fra Trump e Putin in Alaska e dopo l’incontro di Trump con alcuni paesi europei sembra che sia stiano mettendo le basi per un potenziale vertice di pace. Diverse proposte e possibili sedi sono state discusse, con l’obiettivo di avviare negoziati diretti.
Una delle principali richieste di Mosca per un accordo di pace è il riconoscimento della sua sovranità sulle regioni ucraine che ha annesso (Crimea, Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia). Questa è considerata una precondizione inaccettabile per Kiev.
L’accettazione di annessioni territoriali ottenute con la forza, in violazione del diritto internazionale e della sovranità di uno stato, creerebbe un precedente estremamente rischioso. La comunità internazionale, inclusi gli Stati Uniti e l’Unione Europea, ha costantemente ribadito il principio dell’inviolabilità dei confini e del rifiuto di riconoscere conquiste territoriali. Un’eventuale deroga a questo principio indebolirebbe l’intero sistema di sicurezza e le norme che hanno garantito una relativa stabilità in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale.
La pace sembra ancora lontana. L’Accordo di Dayton ha creato delle autonomie locali in Bosnia, dividendo il potere tra l’entità croato-bosniaca e quella serba. Questo status regge da quasi 30 anni, sebbene abbia reso lo stato balcanico politicamente fragile. Fra i modelli presi ad esempio fu quello delle nostre regioni autonome come l’Alto Adige/SuedTirol. Il modello altoatesino è stato studiato da esperti e politici bosniaci come un possibile esempio per costruire un sistema di governance che protegga le minoranze e prevenga nuove tensioni.
Un accordo di pace tra Russia e Ucraina che preveda cessioni territoriali potrebbe creare un pericoloso precedente, alimentando in futuro nuove ambizioni di conquista da parte della Russia o, al contrario, la volontà di riconquista da parte dell’Ucraina. Una soluzione che tuteli le minoranze russofone in Ucraina potrebbe essere una soluzione, ma i principi di Dayton sembrano, in questo momento, molto lontani. Si spera che prevalga il buon senso e che, soprattutto, si ponga fine ad una guerra che ha già causato un numero impressionante di vittime.












