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25 giugno 1991, il giorno che cambiò per sempre la Jugoslavia

29 anni fa, Slovenia e Croazia dichiaravano la loro indipendenza dalla Jugoslavia. Il paese dei Balcani, che era stato tenuto assieme da Tito dopo la seconda guerra, iniziava a far vedere le sue crepe. La Federazione Jugoslava era composta da entità molto diverse, sia dal punto di vista religioso che culturale. A nord gli sloveni, di cultura più mittleuropea, mentre a sud i macedoni, di cultura balcanica, ed in mezzo un mix di etnie e culture che rendevano la Jugoslavia un vero e proprio melting pot.

Etnie ex Jugoslavia nel 1991 (Credit Treccani)

Le differenze si acuirono sempre di più sfociando in queste dichiarazioni di indipendenza. Iniziò così di fatto una dei decenni più tragici della Europa dopo i conflitti mondiali. Furono quasi 10 anni di guerre fra le ex federazioni jugoslave che portarono dolore, devastazioni e oltre 100 mila vittime. Crimini contro l’umanità, deportazioni e atti di guerra crudele, che si pensava che in Europa non si sarebbero più visti. Il mondo rimase attonito e inerme a guardare questa che sembrò un regolamento di conti interno, ma che non sfociò in un terzo conflitto mondiale solo perchè l’ex blocco sovietico era di fatto in via di disgregazione e indebolito. Diciamo che fu quasi una sorta di epilogo della guerra fredda.

Da quella Repubblica di 23 milioni di abitanti per una superficie di 255 mila chilometri quadri, dopo quelle tragedie immense, sono nati ben 6 paesi e mezzo. Il “mezzo” lo riserviamo al Kosovo che formalmente non risulta indipendente. Slovenia e Croazia furono le prime a staccarsi dalla Jugoslavia, qualche mese dopo seguì la Macedonia. Nel 1992 fu la volta della Bosnia-Erzegovina che divenne terra di spartizione fra croati e quel che restava della Jugoslavia (cioè dei serbi). La Jugoslavia si dissolse definitivamente nel 2006, quando un referendum sancì la divisione fra Serbia e Montenegro.

L’ultimo atto della disgregazione avvenne nel 2008 con l’indipendenza unilaterale del Kosovo dalla Serbia. La

Bombardamento NATO a Belgrado durante Guerra in Kosovo (Credit AP Photo/Darko Vojinovic)

piccola regione autonoma della Serbia, a maggioranza albanese, dopo decenni di tensioni e guerra con i serbi decise di staccarsi. Di questo ultimo paese non è però avvenuto il totale riconoscimento internazionale e quindi giuridicamente risulta ancora parte della Serbia, seppur formalmente il paese è de facto indipendente. La questione resta l’ultimo tassello irrisolto della dissoluzione jugoslava.

Da citare la vicenda del nome della Macedonia, risolta solo nel 2018. La piccola repubblica del sud della Jugoslavia fu costretta a chiamarsi FYROM e cioè Former Yugolav Republic of Macedonia, questo per forte spinta della Grecia che temeva eventuali pretese del neonato stato di annettere la regione omonima della Grecia del Nord. La disputa del nome è durata fino a poco tempo fa quando, di comune accordo fra il piccolo stato ex balcanico e il governo greco, si è deciso di dare il nome di: Repubblica della Macedonia del Nord.

Ad oggi Slovenia e Croazia fanno parte dell’Unione Europea. Serbia, Macedonia del Nord e Montenegro hanno fatto richiesta di adesione. Il Montenegro è quello che risulta. ad oggi, con la candidatura più avanzata. Per Kosovo e Bosnia e Erzegovina il percorso è ancora lungo e tortuoso. La conclusione di questo iter, sarà forse davvero l’ultimo capitolo, di questa tragica e sofferta disgregazione.

Winston Churchill affermò che “I Balcani producono più storia di quanta ne possono digerire”, come dargli torto.

Giuseppe Cutano: Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia e per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche.
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